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Variazioni di frequenza: un problema di Power Quality da non sottovalutare

 

Nel settore industriale e terziario, la stabilità della frequenza di rete è un parametro fondamentale della qualità dell’energia elettrica. Variazioni anomale della frequenza, sia prolungate che improvvise, possono causare inefficienze e guasti in molti tipi di apparecchiature, dalle macchine elettriche ai sistemi di controllo. In questo articolo  vedremo cos’è la frequenza di rete e perché può variare, quali sono i limiti normativi da rispettare, gli effetti concreti sulle apparecchiature, e le soluzioni disponibili sul mercato – dalle tecnologie di protezione come gli UPS e i regolatori di frequenza, fino ai sistemi di monitoraggio e ai gruppi elettrogeni con regolatore di giri elettronico. L’obiettivo è offrire una panoramica comprensibile anche ai decisori aziendali (energy manager, responsabili tecnici, amministratori), evidenziando l’importanza di investire nella prevenzione e nel controllo continuo della qualità dell’alimentazione elettrica.

1. Frequenza di rete e variazioni: definizione, norme e cause principali

La frequenza di rete rappresenta il numero di cicli al secondo della tensione alternata ed è fissata dal sistema elettrico (in Europa il nominale è 50 Hz). In condizioni normali, la frequenza è strettamente mantenuta intorno al valore nominale: la normativa CEI EN 50160 prescrive che, in un sistema interconnesso, la frequenza sia 50 Hz ±1% (cioè tra 49,5 e 50,5 Hz) praticamente per la totalità del tempo, e non superi +4% o -6% in alcun momento (cioè mai oltre 52 Hz o sotto 47 Hz). In altri termini, il gestore di rete deve garantire che la frequenza rimanga entro limiti molto ristretti. Nei sistemi isolati (ad esempio isole non connesse alla rete nazionale) la tolleranza è leggermente più ampia (±2% normalmente, fino a ±15% in casi eccezionali), ma in Italia – essendo parte dell’enorme rete sincrona europea – le deviazioni significative sono estremamente rare.

Perché la frequenza varia? La frequenza di rete dipende dall’equilibrio istantaneo tra la potenza generata e quella assorbita dai carichi. Se la domanda supera la generazione, la frequenza tende a calare; viceversa, eccesso di generazione la fa salire. Cause tipiche delle variazioni di frequenza sono dunque: guasti o disconnessioni improvvise di centrali elettriche, distacchi di carichi molto grandi, errori di regolazione o ritardi nei sistemi di controllo della rete. Ad esempio, la perdita improvvisa di un generatore di grande potenza provoca un calo repentino di frequenza, mentre la disconnessione improvvisa di un grosso carico può causare un leggero aumento. In condizioni normali i gestori (come Terna in Italia) compensano continuamente queste oscillazioni tramite sistemi automatici di regolazione primaria e secondaria della frequenza, utilizzando la riserva rotante degli impianti. Tuttavia, eventi anomali possono portare a deviazioni percepibili: emblematico è quanto accaduto in Europa nei primi mesi del 2018, quando una disputa politica tra Serbia e Kosovo causò un persistente deficit di generazione nella loro area. L’intera rete elettrica europea sincronizzata scese leggermente sotto i 50 Hz medi per alcune settimane, e gli orologi elettrici sincronizzati alla rete accumularono fino a 6 minuti di ritardo (Fonte lastampa.it) a causa di questa lieve ma prolungata deviazione di frequenza (la soluzione arrivò solo con interventi coordinati dell’ENTSO-E, l’ente dei gestori europei).

In sintesi, la frequenza di rete dovrebbe restare costante a 50 Hz; piccole oscillazioni sono fisiologiche e controllate, mentre variazioni più ampie indicano gravi squilibri nel sistema elettrico. La normativa fissa soglie precise (ad es. ±1% per il 95-99% del tempo, ±6% come estrema emergenza). Quando queste soglie vengono superate, si parla di disturbo di power quality a tutti gli effetti. Vediamo ora perché queste variazioni, anche entro certi limiti, possono costituire un problema per le apparecchiature negli impianti industriali e del terziario.

2. Effetti delle variazioni di frequenza su impianti e apparecchiature

Le variazioni di frequenza incidono in primo luogo sulla velocità e sul funzionamento delle macchine elettriche rotanti e, in generale, sull’intero sistema elettrico, poiché molti dispositivi sono progettati per funzionare a una frequenza stabile. Di seguito analizziamo i principali effetti concreti, suddivisi per tipologia di apparecchiatura:

  • Trasformatori: Un trasformatore è progettato per una frequenza nominale (tipicamente 50 Hz). Piccole deviazioni di qualche Hz non causano problemi immediati; infatti molti trasformatori di distribuzione sono costruiti per operare sia a 50 che a 60 Hz (indicazione di targa 50/60 Hz), o comunque tollerano un range tipico ~47–63 Hz senza anomalie. Tuttavia, frequenze significativamente inferiori al nominale, se accompagnate da tensione non ridotta in proporzione, portano a sovra-magnetizzazione del nucleo: il trasformatore può entrare in saturazione magnetica, con aumento anomalo della corrente a vuoto e surriscaldamento. In pratica, se la rete scendesse verso i 47 Hz o meno mantenendo 230/400 V, il trasformatore vedrebbe un flusso magnetico maggiore e potrebbe scaldarsi oltre i limiti. Frequenze più alte del nominale, al contrario, tendono a ridurre leggermente il flusso magnetico per ogni ciclo (a tensione costante) e quindi normalmente non saturano il nucleo; ma un aumento eccessivo (ad es. oltre 52-55 Hz) sarebbe fuori specifica e potrebbe aumentare le perdite nel ferro e il riscaldamento. In condizioni normali, comunque, una variazione moderata (±2–3%) della frequenza non danneggia un trasformatore sul breve periodo. Problemi seri sorgono con variazioni estreme o prolungate: surriscaldamento dell’isolamento, rumorosità anomala e riduzione della vita operativa. 

  • Motori elettrici asincroni: I motori sono particolarmente sensibili alla frequenza, poiché la velocità di rotazione dipende direttamente da essa. Un motore asincrono trifase a 50 Hz gira con velocità di sincronismo ns=50×60/pn_s (dove p è il numero di coppie polari; ad esempio ~1500 giri/min per un 4 poli). Se la frequenza scende a 49 Hz, la velocità a vuoto cala di circa il 2%; se sale a 51 Hz, aumenta di ~2%. Queste variazioni di velocità possono influenzare i processi meccanici collegati (nastri trasportatori, pompe, ecc.), alterando portate, tempi ciclo, sincronismi di linea, ecc. Inoltre, i motori sono progettati per tollerare solo variazioni limitate: le norme IEC (CEI EN 60034-1) indicano una tolleranza tipica di ±2% sulla frequenza per il funzionamento dei motori in condizioni standard (abbinata a una tolleranza di ±5% sulla tensione). Ciò significa che un motore costruito per 50 Hz può funzionare senza problemi significativi tra ~49 e 51 Hz. Oltre questa soglia, possono verificarsi effetti negativi:

    • Surriscaldamento: se la frequenza cala sensibilmente (es. 47–48 Hz), il motore tende ad assorbire più corrente per mantenere la coppia, a causa dell’aumento del flusso magnetico (V/f più alto). Inoltre la sua ventola di raffreddamento integrata gira più lentamente, riducendo la ventilazione. Il risultato è un innalzamento della temperatura di avvolgimenti e cuscinetti. Deviazioni prolungate >5% possono far scattare le protezioni termiche o portare a guasti prematuri dell’isolamento. Al contrario, una frequenza eccessiva (es. 55–60 Hz su un motore 50 Hz non adattato) farà girare il motore più velocemente: ciò può generare forze centrifughe fuori progetto, più perdite nel ferro e vibrazioni, specialmente se il carico meccanico aumenta con la velocità (pensiamo a una pompa o ventilatore).

    • Coppia e scorrimento: la coppia massima di un motore asincrono varia con il quadrato della tensione e inversamente con la frequenza. Se la frequenza cala senza una corrispondente riduzione di tensione, il motore va in sovra-flusso magnetico e la curva coppia/scorrimento si deforma: il motore potrebbe fornire più coppia magnetizzante, ma avvicinandosi alla saturazione magnetica rischia instabilità. In generale, sottofrequenze marcate possono far perdere colpi al motore (diminuisce la riserva di coppia, il motore rallenta ulteriormente, innescando un circolo vizioso fino allo stallo in casi estremi).

    • Vibrazioni e rumorosità: variazioni veloci di frequenza (oscillazioni) si ripercuotono come variazioni di velocità del motore, inducendo vibrazioni torsionali. Particolarmente se un motore è accoppiato a carichi con inerzia, rapide fluttuazioni (ad esempio oscillazioni di ±1% intorno a 50 Hz in pochi secondi) possono creare stress meccanici su giunti e trasmissioni. Anche il rumore acustico del motore può cambiare tono al variare della frequenza.

In pratica, i motori tollerano variazioni minime di frequenza senza danni immediati, ma variazioni oltre ±5% sono critiche: per questo i relè di protezione di sottofrequenza spesso intervengono intorno a ~47,5 Hz per scollegare carichi non essenziali. La letteratura conferma che gli effetti negativi principali sono variazioni di velocità e anomalie funzionali (surriscaldamenti, vibrazioni). Ad esempio, nel caso citato del 2018, molti motori e turbine in Europa hanno dovuto leggermente ridurre la loro potenza per contribuire al ripristino della frequenza, e i processi industriali più delicati hanno rischiato disallineamenti temporanei.

  • Inverter e azionamenti elettronici (VFD): Paradossalmente, i convertitori di frequenza (VFD) utilizzati per regolare la velocità dei motori sono essi stessi alimentati dalla rete e possono risentire di variazioni di frequenza in ingresso. Un tipico drive elettronico è alimentato in AC, raddrizza la tensione in DC tramite un ponte e poi la “inverte” di nuovo in AC variabile per il motore. La maggior parte dei VFD moderni è abbastanza immune a piccole variazioni di frequenza di rete, purché restino entro un range ammesso. Se però la frequenza di rete esce da questo campo (ad esempio scende sotto 47 Hz), l’azionamento può interpretarla come anomalia e andare in fault: molti inverter monitorano la frequenza di ingresso per sincronizzarsi in caso di bypass o per alimentare eventualmente in rigenerativa, quindi sotto/sovrafrequenza eccessiva portano al blocco per protezione. In pratica, un inverter di qualità manterrà l’uscita motore costante finché possibile, ma se la rete diventa troppo lenta/veloce, l’inverter si disconnette e lascia il motore libero o fermo. Notiamo comunque che, essendo dispositivi elettronici, gli inverter proteggono i motori da molte perturbazioni: se la frequenza di rete fluttua rapidamente, il DC bus dell’inverter e i condensatori tendono a filtrarla. Pertanto gli effetti indiretti sui motori attraverso VFD sono mitigati. Il problema può sorgere con azionamenti più semplici o sensibili (line-conditioned) o con drive con bypass rete (come alcuni UPS dinamici): se vogliono passare su bypass devono trovare una frequenza di rete entro ±1–2% rispetto all’uscita, altrimenti restano in modalità inverter isolata. Nel complesso, i drive elettronici accettano variazioni di pochi Hz senza problemi, ma fungono da “filtro”: se la frequenza di rete esce da una finestra preimpostata, si sganciano per proteggere il carico.

  • Apparecchiature elettroniche, alimentatori, PLC, server: Molti dispositivi elettronici moderni (dai PLC industriali ai server IT) sono alimentati da alimentatori switching che funzionano sia a 50 che a 60 Hz. In genere questi alimentatori hanno un range di frequenza di ingresso molto ampio (tipicamente 47–63 Hz), proprio per poter operare in qualunque paese e tollerare variazioni. Ad esempio, un alimentatore modulare per computer certificato ATX accetta tensione 230 V ± ~22% e frequenza 50/60 Hz ± ~13%. Ciò significa che entro circa -3 Hz/+13 Hz rispetto a 50 Hz la maggior parte dei dispositivi elettronici non subisce alcun inconveniente operativo. Se la frequenza esce da queste bande, invece, possono accadere vari scenari:

    • Gli alimentatori lineari tradizionali (meno comuni ormai) potrebbero perdere efficienza: a frequenze più basse la reattanza dei trasformatori interni cala e circola più corrente magnetizzante, causando maggiori perdite (oltre al noto ronzio a 50 Hz che diventa un “brontolio” a 45–48 Hz). A frequenze più alte, i condensatori di filtro possono avere leggero aumento di impedenza, filtrando meno la ripetta; ma queste differenze minori raramente creano guasti immediati.

    • Gli alimentatori switching (SMPS) sono in genere insensibili alla frequenza di rete finché questa rientra nel range specificato. Se però la frequenza scende troppo (es. <45 Hz) o sale troppo (>65 Hz), l’elettronica di ingresso (ponte raddrizzatore e stadio PFC) potrebbe non riuscire a mantenere stabile la tensione DC interna. Ciò può portare a spegnimenti improvvisi o riavvii dell’apparecchiatura. Un PLC, ad esempio, in caso di alimentazione fuori tolleranza potrebbe resettersi o andare in fault per mancanza di alimentazione stabile. Lo stesso vale per server e computer: se l’UPS o l’alimentazione di rete va fuori specifica, l’alimentatore potrebbe staccarsi per autoprotezione.

    • Alcuni dispositivi di controllo utilizzano ancora la frequenza di rete come riferimento temporale (ad esempio, vecchi PLC o controllori potrebbero usare il sincronismo rete per timing, o apparecchi come orologi marcatempo analogici, timer elettromeccanici, ecc.). In questi casi, una frequenza bassa rallenta direttamente l’orologio interno. Abbiamo già visto l’esempio macroscopico degli orologi delle radiosveglie e dei timer collegati alla rete: a 49,8 Hz di media accumulano ritardolastampa.it. In scala minore, anche un semplice orologio elettrico a sincrono (quelli murali o da campanile sincronizzati alla rete) se la frequenza scende per qualche minuto a 47 Hz, perderà colpi e segnerà un’ora errata finché non viene risincronizzato.

In generale, la maggior parte delle apparecchiature elettroniche professionali tollera bene variazioni modeste di frequenza senza malfunzionamenti. I sistemi critici (data center, impianti di automazione, etc.) sono comunque spesso protetti a monte da UPS o da alimentatori con PFC attivo che mantengono stabile la corrente. Tuttavia, se la variazione di frequenza è molto rapida o ampia, l’effetto peggiore è un arresto improvviso: i componenti percepiscono un’anomalia e spengono il sistema per sicurezza. Ad esempio, un server senza UPS se alimentato da una rete che improvvisamente scende sotto 47 Hz potrebbe spegnersi, causando interruzioni e perdita di dati.

  • Orologi, timer e dispositivi a sincronismo di rete: Come accennato, i dispositivi che usano la frequenza per il tempo (es. orologi elettrici industriali, vecchi timer analogici, elettrodomestici come forni e microonde dotati di orologio che sfrutta il 50 Hz come riferimento) subiscono direttamente gli effetti di eventuali variazioni. Una breve oscillazione o uno scarto di 1-2% è impercettibile se poi la frequenza viene compensata (i gestori spesso compensano errori accumulati riportando la frequenza media a 50 Hz su 24h proprio per riallineare gli orologi). Ma se la variazione persiste, questi dispositivi vanno fuori sincrono. Nel caso estremo europeo citato, dopo settimane a 49,98 Hz circa, le radiosveglie e timer collegati in Europa accumularono 6 minuti di ritardo. Ciò in ambito industriale si traduce in possibili errori di temporizzazione su processi sincronizzati alla rete (pensiamo ad alcuni orologi marcatempo di impianto, o sistemi di campane/impianti di illuminazione a orario). Per fortuna, molti sistemi moderni usano clock al quarzo o sincronizzazione GPS/internet, quindi l’impatto è limitato principalmente a dispositivi datati o molto semplici.

Riassumendo gli effetti concreti: velocità anomale di motori, surriscaldamenti, cali di prestazione e possibili spegnimenti o errori di dispositivi elettronici. La Norma CEI stessa sottolinea che variazioni di frequenza si manifestano in variazioni di velocità dei motori e anomalie funzionali sulle apparecchiature elettroniche. È dunque un problema di Power Quality serio, perché può fermare la produzione (motori protetti che si spengono, PLC in fault) e danneggiare componenti nel lungo termine.

Tabella 1 – Esempi di soglie di frequenza tollerate e impatto su vari dispositivi:

Dispositivo Range di frequenza tipico tollerato Effetti oltre il range tollerato
Rete elettrica (CEI EN 50160) 49,5 – 50,5 Hz condizioni normali; mai fuori 47 – 52 Hz Oltre tali limiti scattano interventi (distacco carichi/generatori) per salvaguardare il sistema.
Trasformatore di potenza 50 Hz ~47 – 53 Hz in esercizio normale (per molti modelli 47–63 Hz) <47 Hz: rischio saturazione nucleo, corrente magnetizzante elevata, surriscaldamento. >53 Hz: incremento perdite nel ferro, lievi extra-riscaldamenti.
Motore asincrono trifase 49 – 51 Hz continuo (tolleranza standard ±2%); brevi variazioni ±5% accettabili se tensione nominale <48 Hz: calo di velocità (~-4% a 48 Hz), sovra-flusso → surriscaldamento, possibile intervento protezioni; >52 Hz: aumento velocità (+4%), possibili vibrazioni, stress meccanici e termici.
Inverter / Azionamento VFD (ingresso) ~47 – 63 Hz tipico (specifiche industriali) Fuori range: l’azionamento va in allarme e si disconnette per proteggere il carico (motore fermato).
Apparecchiature elettroniche (alimentatori, PLC, server) ~47 – 63 Hz (range comune per alimentatori universali) <47 Hz o variazioni rapide: possibili spegnimenti, riavvii o malfunzionamenti (reset di PLC, crash server). Errori di temporizzazione se basati sulla rete. >63 Hz (raro in pratica): fuori specifica → comportamenti imprevedibili o danni agli stadi di ingresso.
Orologio elettrico sincrono / Timer a 50 Hz Richiede media esatta 50 Hz sul lungo termine (compensa brevi scostamenti) Frequenza media più bassa su periodi prolungati → ritardi cumulativi (es: -6% frequenza ≈ orologio indietro di 6 minuti/100 giorni). Frequenza più alta → orologio anticipato.

Nota: i valori di soglia indicati sono orientativi e riferiti a condizioni standard. Molti dispositivi possono avere specifiche particolari; ad es. motori o trasformatori progettati per doppia frequenza 50/60 Hz tollerano differenze maggiori (purché la tensione sia adeguata), mentre apparecchi di precisione potrebbero richiedere stabilità ancora più rigorosa. In generale, comunque, oltre ±5% di deviazione dalla frequenza nominale quasi tutti i componenti iniziano a uscire dal loro campo di funzionamento ottimale, attivando protezioni o subendo stress anomali.

3. Soluzioni tecniche e commerciali per prevenire e correggere le variazioni di frequenza

Affrontare il problema delle variazioni di frequenza richiede un duplice approccio: proteggere le utenze critiche localmente e, dove possibile, migliorare la stabilità dell’alimentazione. Fortunatamente, sul mercato italiano esistono numerose soluzioni, sia tecnologiche che di servizio, offerte da produttori noti (Riello, Comar, Schneider Electric, ABB, Ortea, Socomec e altri). Di seguito esaminiamo le principali categorie di soluzioni:

UPS online a doppia conversione – Gli UPS (Uninterruptible Power Supply) di tipo online a doppia conversione sono tra le soluzioni più efficaci per garantire un’alimentazione elettrica costante in termini di tensione e frequenza. In un UPS a doppia conversione, la rete in ingresso viene convertita in corrente continua e poi nuovamente in alternata tramite inverter, isolando completamente i carichi dalle fluttuazioni della rete. Questo assicura che in uscita la forma d’onda sia perfettamente sinusoidale e stabile sia in tensione che in frequenza. In pratica, anche se la rete dovesse oscillare a 48 Hz o 52 Hz, l’UPS online continuerebbe a fornire ai dispositivi collegati esattamente 50 Hz fissi (finché rientra nei limiti di accettazione, e oltre certi limiti passa ad alimentazione da batteria). I vantaggi sono molteplici: assenza di interruzioni (tempo di trasferimento nullo), filtraggio di ogni anomalia (sovratensioni, disturbi, variazioni di frequenza incluse) e uscita pulita e regolata. Un UPS opportunamente dimensionato per le proprie utenze critiche (server, PLC di linea, strumentazione sensibile) rappresenta un investimento sicuro: assicura che qualsiasi disturbo di frequenza proveniente dalla rete pubblica non raggiunga mai i dispositivi. Ad esempio, un UPS online trifase fornirà sempre 50 Hz precisi in uscita anche se in ingresso la rete fluttua tra 47 e 53 Hz, commutando su batteria se la condizione persiste troppo (o se la frequenza esce dal range di accettazione dell’UPS stesso). In altre parole, l’UPS è una barriera totale contro il problema. Dal punto di vista commerciale, esistono soluzioni per tutte le scale: piccoli UPS monofase (1–3 kVA) per singoli quadri o server rack, fino a grossi UPS trifase (anche >1 MVA modulari) per interi reparti produttivi o data center. 

➥ Sistemi di regolazione e conversione della frequenza – In alcuni scenari, soprattutto quando si ha a che fare con reti isolate o con alimentazioni atipiche, può essere necessario introdurre apparecchi dedicati alla stabilizzazione della frequenza. Una categoria sono i convertitori statici di frequenza: dispositivi elettronici che convertono la frequenza di una sorgente in un’altra desiderata (in pratica sono come UPS senza batteria, o con batteria opzionale). Questi sistemi vengono impiegati, ad esempio, per alimentare apparecchiature a 60 Hz in un impianto con rete a 50 Hz, oppure per filtrare una rete instabile. 

Un caso particolare di regolazione di frequenza riguarda l’integrazione delle fonti rinnovabili e dei sistemi di accumulo. Con la crescente penetrazione di eolico e fotovoltaico, la rete elettrica tradizionale sta perdendo parte dell’inerzia (i generatori sincroni convenzionali) e vede maggiori oscillazioni di frequenza. Per ovviare a ciò, stanno emergendo soluzioni come i BESS (Battery Energy Storage Systems) usati in modalità di regolazione primaria/secondaria: batterie di grande capacità con inverter che intervengono in pochi centinaia di millisecondi per immettere o assorbire potenza e stabilizzare la frequenza. Dal punto di vista dell’utente industriale, questo significa che in futuro sarà possibile dotarsi di sistemi di accumulo locali che non solo fungano da UPS, ma partecipino attivamente a mantenere la frequenza stabile nell’impianto (o addirittura fornire servizi alla rete generale, con possibili ricavi). In definitiva, i convertitori statici e i sistemi di accumulo rappresentano la fascia alta delle soluzioni: richiedono investimenti significativi, ma garantiscono un controllo totale su frequenza e qualità della fornitura.

➥ Gruppi elettrogeni con regolatore di giri elettronico – I generatori di emergenza o di produzione locale (gruppi elettrogeni diesel, gas, turbine, etc.) sono spesso chiamati in causa proprio durante situazioni di rete perturbata. È cruciale dunque che il loro sistema di regolazione mantenga la frequenza il più stabile possibile quando sono in funzione (specialmente se alimentano carichi isolati in isola). La parola chiave qui è regolatore di giri elettronico che mantiene una velocità costante del motore (e quindi dell'alternatore ad esso accoppiato) al variare del carico, senza il classico calo di giri presente nei regolatori di giri meccanici. Molti gruppi elettrogeni moderni montano  regolatori di giri elettronici: per esempio, nei datasheet di generatori industriali è comune trovare la voce “Regolazione della frequenza: isocrona (±1% da vuoto a pieno carico)”. Ciò implica che se il generatore è tarato a 1500 rpm per 50 Hz, rimarrà a quella velocità sia a zero che a 100% del carico (con tolleranza di circa ±1% in regime stazionario). In pratica, con un buon regolatore elettronico, quando un grosso motore parte e richiede un picco di potenza, il motore diesel aumenta immediatamente la quantità di carburante per mantenere i giri, evitando che la frequenza scenda sensibilmente.

Perché questo è importante? In molti impianti industriali, al cadere della rete, entrano in funzione i gruppi elettrogeni per alimentare i carichi essenziali. Se il gruppo fornisse, poniamo, 48 Hz invece di 50, potremmo incorrere proprio negli stessi problemi descritti (motori lenti, trasformatori sottoflussati, UPS che non accettano la fonte). Dunque, dotarsi di gruppi elettrogeni con regolatori elettronici è una soluzione chiave per assicurare continuità con qualità: i carichi vedranno una frequenza vicinissima a 50 Hz anche in isola. 

➥ Stabilizzatori di tensione e filtri di power quality – Anche se gli stabilizzatori di tensione agiscono principalmente sulla tensione e non sulla frequenza, meritano menzione perché spesso fanno parte di soluzioni integrate di power quality. Perché citarli parlando di frequenza? Perché in molti casi un problema di frequenza si accompagna a problemi di tensione (ad esempio durante un calo di frequenza da deficit di generazione, spesso cala anche la tensione). Uno stabilizzatore di tensione, pur non potendo modificare la frequenza di rete (non è progettato per quello), assicura che almeno la tensione ai carichi rimanga nei limiti durante l’evento. Questo può prevenire ulteriori guasti: ad esempio, un motore durante un calo di frequenza soffre meno se la tensione scende proporzionalmente (perché evita saturazione). In certi casi particolari, esistono stabilizzatori combinati tensione-frequenza: alcuni dispositivi elettronici moderni stabilizzano entrambi i parametri tramite elettronica a doppia conversione. Tuttavia, normalmente se serve agire sulla frequenza si passa a UPS o convertitori come sopra. 

➥ Dispositivi di monitoraggio e protezione (analizzatori, relè di frequenza) – Un elemento fondamentale di qualsiasi strategia di power quality è il monitoraggio continuo. Installare analizzatori di rete di classe adeguata (ad esempio conforme alla CEI EN 61000-4-30 Classe A per campagne secondo EN 50160) consente di tenere traccia della frequenza di alimentazione nel tempo e rilevare eventuali anomalie o derive. Questi dati sono preziosi per dialogare con il distributore (in caso di non conformità EN 50160) e per dimensionare le soluzioni sopra citate in base alla gravità e frequenza del problema. Oltre agli analizzatori permanenti, esistono registratori portatili e servizi di audit che includono l’analisi specifica della frequenza e degli eventi di sotto/sovra-frequenza.

Accanto al monitoraggio, vi sono i dispositivi di protezione: nelle installazioni industriali e terziarie dovrebbero essere presenti relè di minima e massima frequenza tarati opportunamente. Questi relè, spesso integrati nelle protezioni di interfaccia (norme CEI 0-16 e CEI 0-21 per impianti di produzione) o nei sistemi di protezione di impianto, scollegano i carichi o generatori quando la frequenza esce dai limiti di sicurezza. Ad esempio, la protezione di interfaccia di un impianto fotovoltaico in BT in Italia è tarata per staccare l’inverter se la frequenza esce all’incirca dal range 49–51 Hz per un certo tempo, e immediatamente se scende sotto ~47,5 Hz o sale oltre ~51,5 Hz. Anche negli impianti senza produzione, un relè di minima frequenza può essere usato per scollegare carichi meno prioritari in caso di cali di frequenza, contribuendo a evitare blackout interni a catena (principio del carico privilegiato).

4. Confronto delle soglie di frequenza tollerate dai dispositivi

(Vedi tabella 1 nella sezione precedente per un riepilogo visivo dei range di funzionamento e degli effetti associati per varie categorie di apparecchi.) In generale, i componenti elettrici sono progettati secondo standard che prevedono un certo limite di tolleranza sulla frequenza di alimentazione. Alcuni punti chiave emersi:

  • Gli apparecchi elettrici tradizionali (motori, trasformatori) costruiti per 50 Hz tollerano variazioni di pochi Hz senza inconvenienti immediati, ma oltrepassati ~±5% iniziano sofferenze: i motori scaldano e rallentano/accelerano, i trasformatori si saturano o perdono efficienza.

  • I dispositivi elettronici moderni (alimentatori switching, azionamenti) hanno spesso un range di accettazione ampio (47–63 Hz è quasi uno standard di fatto) e quindi non risentono delle piccole deviazioni che possono avvenire sulla rete pubblica (di solito inferiori all’1%). Tuttavia anch’essi hanno limiti rigidi: se si va fuori range, spengono o interrompono il servizio.

  • Le soglie di intervento delle protezioni sono tarate in modo da proteggere le apparecchiature prima che subiscano danni: ad esempio, protezioni che intervengono intorno a 47,5 Hz in discesa evitano di far funzionare motori/trasformatori in zona pericolosa (saturazione, eccesso di corrente) e allo stesso tempo contribuiscono a riequilibrare la rete (distaccando carichi).

  • Ogni categoria di dispositivo ha la sua “curva di sopravvivenza” rispetto alla frequenza: i motori sopportano meglio una sottofrequenza moderata che una sovrafrequenza (perché a frequenza bassa almeno non rischiano forze centrifughe, ma rischiano termicamente); viceversa apparecchi come un orologio sincrono preferiscono una media leggermente alta (così anticipano e poi si corregge, piuttosto che perdere tempo che non recuperano). Queste considerazioni sono tenute presenti in sede di normativa: ad esempio ENTSO-E tende a correggere eventuali scostamenti medi di lungo termine “restituendo” energia (se per 2 settimane la frequenza media è stata 49,99 Hz, nelle successive viene tenuta a 50,01 Hz per riallineare gli orologi).

In pratica, la maggior parte dei carichi comuni in impianto tollera variazioni di ±1% senza conseguenze (ed è raro uscire da questo intervallo in rete normale). Diventa però cruciale disporre di sistemi di protezione e backup per i casi eccezionali in cui si va oltre, perché i danni potenziali aumentano rapidamente al crescere dello scostamento di frequenza.

 

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Interruttori Magnetotermici e Differenziali: Funzionamento e Scatti Intempestivi legati alla Power Quality

Interruttori Magnetotermici e Differenziali: Funzionamento e Scatti Intempestivi legati a problemi di scarsa Power Quality

Introduzione: cosa sono i magnetotermici e i differenziali

Gli interruttori magnetotermici e differenziali sono dispositivi di protezione essenziali negli impianti elettrici industriali e del terziario. Essi garantiscono sicurezza per le persone e continuità di esercizio per le apparecchiature, intervenendo in caso di guasti come sovraccarichi, cortocircuiti o dispersioni verso terra. Capire il loro principio di funzionamento è fondamentale per i responsabili tecnici e gli energy manager che devono gestire impianti complessi.

Infatti in ambienti industriali possono verificarsi scatti intempestivi – aperture indesiderate dei dispositivi di protezione in assenza di un reale guasto. Questi interventi non voluti comportano interruzioni dell’alimentazione senza motivo e degradano la qualità e la continuità del servizi, con potenziali fermo-impianto e disagi produttivi. Spesso la causa va ricercata nei disturbi di Power Quality: armoniche, squilibri di tensione, fluttuazioni rapide (flicker), sovratensioni transitorie, etc. Nella seconda parte di questo articolo approfondiremo proprio il legame tra qualità dell’energia e scatti impropri, spiegando perché tali fenomeni disturbano le protezioni, come identificarli e misurarli, e quali soluzioni pratiche adottare per mitigarne gli effetti.

Interruttori Magnetotermici: Principio di Funzionamento

Un interruttore magnetotermico (IMT) è un interruttore automatico progettato per proteggere i circuiti da sovracorrenti, unendo due meccanismi di intervento in un unico dispositivo compatto. La protezione termica salvaguarda dai sovraccarichi prolungati: una lamina bimetallica attraversata dalla corrente si riscalda e, dilatandosi, deforma la propria forma fino a far scattare l’interruttore quando la corrente supera il valore nominale per un certo tempo. Questo elemento termico ha un’inerzia calibrata in modo da tollerare piccoli sovraccarichi temporanei (ad esempio spunti all’avvio di motori) ma intervenire se l’assorbimento eccessivo perdura, evitando surriscaldamenti dei cavi e dei carichi.

La protezione magnetica, invece, è dedicata ai cortocircuiti e alle correnti di picco violente. È costituita da un elettromagnete o solenoide calibrato: quando la corrente istantanea supera di molte volte la corrente nominale, il forte campo magnetico generato attrae un otturatore che provoca l’apertura quasi istantanea del circuito. In questo modo si interrompe rapidamente un cortocircuito limitando i danni (ad esempio previene che la corrente di guasto provochi l’incendio dei cavi o la distruzione dei componenti a valle). Il tempo di intervento magnetico è quasi immediato (pochi millisecondi), contrastando efficacemente i guasti bruschi, mentre la parte termica ha un ritardo intenzionale inversamente proporzionale all’entità del sovraccarico (curve di intervento di tipo ritardato inverso).

Ogni interruttore magnetotermico è caratterizzato da una curva tempo-corrente (curva di intervento) definita dalla normativa, che ne descrive la sensibilità magnetica. Ad esempio, in ambito civile sono comuni: curva B (intervento magnetico per correnti di 3–5 volte la In), curva C (5–10 × In, la più usata, adatta a carichi generali) e curva D (10–20 × In, per carichi molto induttivi con forti correnti di spunto). In contesti industriali esistono anche curve speciali come la K o Z, più adatte a proteggere, rispettivamente, circuiti con grossi motori/trasformatori oppure dispositivi elettronici molto sensibili. La scelta della curva adeguata assicura che l’interruttore non intervenga inopportunamente su correnti transitorie lecite (ad esempio l’avviamento di un motore in curva D), ma intervenga rapidamente sui guasti reali.

Interruttori Differenziali: Principio di Funzionamento

Gli interruttori differenziali (noti comunemente come salvavita, o RCCB/RCBO se combinati col magnetotermico) sono dispositivi di protezione che intervengono in caso di correnti di dispersione verso terra. Il loro funzionamento si basa sul principio del bilanciamento delle correnti nei conduttori attivi: all’interno del differenziale un toroide magnetico racchiude i conduttori di fase e neutro del circuito, fungendo da trasformatore di corrente. In condizioni normali, la somma algebrica delle correnti che percorrono fase + neutro è zero (tutta la corrente che va al carico nel conduttore di andata ritorna attraverso il neutro); il flusso magnetico nel toroide si annulla e il differenziale resta chiuso. Se invece parte della corrente sfugge attraverso un guasto a terra – ad esempio attraverso il corpo di una persona che tocca accidentalmente un conduttore in tensione – il bilancio tra fase e neutro non è più zero: la differenza (corrente differenziale) genera un flusso magnetico nel toroide che, superata una soglia prefissata (sensibilità I, tipicamente 30 mA per la protezione persone), attiva un relè di sgancio aprendo il circuito in pochi decimi di secondo. In tal modo l’interruttore differenziale interrompe l’alimentazione prima che la corrente di guasto possa causare folgorazione o incendi.

I differenziali si classificano in base alla forma d’onda delle correnti di dispersione che sono in grado di rilevare, secondo le norme IEC/EN dedicate. Le principali categorie sono:

  • Tipo AC: rileva solo correnti differenziali di forma sinusoidale alternata pura (50 Hz). È il tipo base, adatto a carichi esclusivamente resistivi senza componenti elettroniche.

  • Tipo A: rileva sia correnti sinusoidali sia correnti pulsanti unidirezionali (correnti con componente continua fino a 6 mA). Questo è il tipo più utilizzato in ambito generale, efficace anche in presenza di alcune sovratensioni impulsive (es. dovute a dispositivi elettronici o fulminazioni).

  • Tipo F: evoluzione del tipo A, progettato per funzionare anche con correnti differenziali a frequenza multipla rispetto ai 50 Hz o con componenti di diversa natura (tipiche di circuiti monofase con inverter o azionamenti elettronici). Gli interruttori tipo F assicurano un’elevata resistenza agli scatti intempestivi grazie a un breve ritardo intenzionale incorporato, che previene interventi indesiderati migliorando la continuità di servizio.

  • Tipo B: sensibili a correnti differenziali sia AC sia DC anche di elevata componente continua o ad alta frequenza. Sono impiegati in circuiti con convertitori a frequenza variabile, raddrizzatori, impianti fotovoltaici, colonnine di ricarica EV, dove possono circolare correnti di guasto con componente continua oltre i limiti gestibili dai tipo A/F.

Nei quadri elettrici, spesso la protezione differenziale è combinata con quella magnetotermica in un unico dispositivo (magnetotermico differenziale o RCBO) che unisce entrambi i principi: così si ottiene protezione completa da sovraccarichi, cortocircuiti e guasti verso terra in un solo apparecchio compatto per ciascun circuito. In alternativa, si possono avere interruttori differenziali puri (RCCB) a monte e magnetotermici in serie a valle. In ogni caso, una corretta coordinazione tra i dispositivi (selettività) è importante: ad esempio, in un impianto con più livelli di protezione differenziale, si impiegano spesso differenziali “S” selettivi (a intervento ritardato e più immuni ai disturbi) a monte e differenziali immediati ad alta sensibilità a valle, in modo che un eventuale guasto a terra venga eliminato solo dal dispositivo più vicino al guasto, evitando di togliere tensione all’intero impianto.

Un differenziale privo di magnetotermico , ma predisposto per accoppiamento con un magnetotermico
Figura : un esempio di differenziale privo di magnetotermico , ma predisposto per essere accoppiato ad un magnetotermico 

Scatti Intempestivi e Power Quality negli Impianti Industriali

Scatto intempestivo è il termine usato per indicare l’intervento indesiderato di un dispositivo di protezione in assenza di un guasto effettivo nell’impianto. Questo fenomeno è particolarmente critico negli impianti industriali e del settore terziario, dove un’interruzione imprevista dell’alimentazione può fermare linee produttive, sistemi informatici o servizi critici, causando perdite economiche e rischi per la sicurezza. Come anticipato, molte attivazioni improprie – specialmente dei differenziali ma talvolta anche dei magnetotermici – sono riconducibili a problemi di qualità dell’energia elettrica (Power Quality).

Per Power Quality si intende l’insieme delle caratteristiche della tensione e corrente di alimentazione che ne definiscono la “qualità” e idoneità all’uso: forma d’onda sinusoidale regolare, ampiezza e frequenza stabili entro tolleranze, assenza di disturbi o interruzioni. Nei contesti moderni, l’ampia diffusione di carichi elettronici e non lineari (azionamenti a velocità variabile, convertitori statici, alimentatori switching, lampade a LED con driver, ecc.) e i complessi sistemi di distribuzione comportano spesso una degradazione della qualità della fornitura elettrica. Di seguito analizziamo le principali perturbazioni di Power Quality che possono provocare scatti impropri delle protezioni, e il meccanismo con cui ciò avviene:

  • Armoniche di corrente e tensione: Le armoniche sono componenti sinusoidali a frequenze multiple della fondamentale di rete (50 Hz), che deformano la forma d’onda originaria. Sono generate da carichi non lineari (inverter, saldatrici, alimentatori elettronici, ecc.) che assorbono corrente in modo distorto invece che sinusoidale puro. Le armoniche di corrente non producono effetto utile ma circolano nel sistema elettrico causando vari problemi: ad esempio surriscaldamento dei conduttori di neutro (le armoniche di ordine 3 e multipli dispari, dette triplette, si sommano nel neutro invece di annullarsi), perdite addizionali nei trasformatori, vibrazioni e sovratensioni di risonanza sui condensatori di rifasamento. Dal punto di vista delle protezioni, un alto contenuto armonico implica correnti efficaci (RMS) più elevate a parità di potenza trasferita: dunque un magnetotermico può trovarsi a intervenire termicamente perché la corrente distorta (ricca di armoniche) ha un valore efficace superiore al previsto, anche se la componente fondamentale sarebbe sotto il limite. Inoltre, le armoniche ad alta frequenza possono interferire coi differenziali: correnti di guasto ad alta frequenza oppure componenti in continua possono saturare parzialmente il toroide o non essere adeguatamente rilevate da un differenziale di tipo AC standard, inducendo scatti indesiderati o mancati interventi corretti. Ad esempio, frequenti casi di scatto intempestivo nei differenziali derivano da correnti di dispersione con contenuto armonico: molti dispositivi elettronici immettono piccole correnti verso terra tramite filtri EMI (condensatori tra fase/neutro e terra). Se nella rete sono presenti numerose apparecchiature di questo tipo, le loro correnti di dispersione si sommano; in presenza di armoniche a più alta frequenza, la reattanza capacitiva di questi filtri diminuisce e le correnti disperse aumentano, avvicinandosi alla soglia di intervento differenziale. In pratica, anche senza un guasto, il differenziale misura un residuo permanente (fuga capacitiva) di alcuni mA: valori che, se raggiungono o superano ~50% della sensibilità, rendono molto probabile uno scatto intempestivo ad ogni ulteriore piccolo disturbo. Non a caso, norme tecniche consigliano di mantenere la somma delle correnti di dispersione “permanenti” sotto circa il 30% della Idn del differenziale, proprio per evitare interventi spurii.

  • Squilibri di tensione: Un squilibrio si ha quando le tre fasi di un sistema trifase non presentano tensioni uguali (in modulo e angolo). Tipicamente avviene per distribuzione disomogenea dei carichi monofase sulle tre fasi, o per guasti su una fase. Anche squilibri modesti (es. 2–3% di differenza di tensione tra le fasi) possono innescare effetti amplificati: nei motori trifase, ad esempio, uno squilibrio del 2–3% in tensione può generare oltre il 20% di squilibrio nelle correnti assorbite, causando surriscaldamenti di oltre 30 °C nei loro avvolgimenti. Ciò può far scattare protezioni termiche o magnetotermiche dei motori, pur senza un sovraccarico apparente, semplicemente perché una fase è più stressata. Uno squilibrio di tensione inoltre crea una componente di sequenza negativa che riduce la coppia dei motori e aumenta le perdite. Per i differenziali, lo squilibrio in sé non causa direttamente scatti (finché tutta la corrente di ogni fase ritorna sul neutro, il bilancio resta nullo), ma indirettamente può contribuire a disequilibri di corrente e maggiori correnti di neutro: se un neutro comune è percorso da correnti elevate per squilibri, e magari alcuni cavi condividono tratti con terra o schermi, può indurre dispersioni anomale. In generale, lo squilibrio è un indice di scarsa qualità che può accompagnarsi ad armoniche o altri problemi. La norma EN 50160 raccomanda per le reti pubbliche di bassa tensione di mantenere lo squilibrio (rapporto componente inversa/diretta) sotto il ~2% per il 95% del tempo. Squilibri marcati richiedono azioni correttive, ad esempio riequilibrando i carichi sulle fasi o installando uno stabilizzatore di tensione che compensi automaticamente le differenze fase-fase.

  • Flicker (Variazioni rapide di tensione): Il flicker è un fenomeno di lampeggiamento delle luci causato da rapide e ripetitive oscillazioni della tensione di alimentazione. È tipicamente originato dall’inserzione o variazione brusca di carichi di grande potenza: avviamenti di grossi motori, saldature ad arco, forni elettrici, ecc., che causano cali di tensione momentanei e ripetitivi. Dal punto di vista della Power Quality, il flicker è misurato tramite l’indice Pst (short term flicker) che non dovrebbe superare 1.0 (valore relativo alla percezione umana) per il 95% del tempo secondo EN 50160. Sebbene il flicker in quanto tale non faccia scattare direttamente un magnetotermico o un differenziale (non è un guasto, ma una serie di piccole fluttuazioni), i suoi effetti possono essere indiretti: forti variazioni cicliche di tensione sollecitano i componenti e possono ad esempio provocare falsi interventi di relé di minima tensione, riavvii indesiderati di apparecchiature elettroniche e, se combinati con altre perturbazioni, possono aumentare la probabilità di scatti intempestivi. Un impianto affetto da flicker severo è spesso soggetto anche ad altri disturbi (armoniche elevate, transitori frequenti), dunque il flicker è un segnale spia di condizioni di esercizio stressanti che meritano approfondimento.

  • Sovratensioni transitorie: I transienti o sovratensioni impulsive sono picchi di tensione brevissimi (da microsecondi a pochi millisecondi) ma di ampiezza molto elevata, che si propagano sulla rete. Possono essere causati da fulmini (scariche atmosferiche indirette sulle linee) oppure da manovre elettriche (ad es. inserzione o disinserzione di condensatori di rifasamento, sgancio di carichi induttivi, riaccensione dopo un blackout, ecc.). Un transitorio tipico può superare il 110%–150% della tensione nominale per brevissimo tempo. Questi impulsi di tensione si accoppiano nei circuiti e possono generare correnti impulsive attraverso capacità parassite verso terra o tramite scaricatori e protezioni: ad esempio, all’accensione di grandi motori o durante un fulmine distante, i condensatori verso terra (filtri EMI) possono improvvisamente scaricare qualche ampere verso terra per pochi millisecondi. Un differenziale standard di tipo AC o A potrebbe interpretare questo impulso come una dispersione e scattare intempestivamente. Allo stesso modo, un picco di corrente molto ripido su una fase può indurre, tramite accoppiamenti, un passaggio transitorio di corrente nel conduttore di terra o uno sbalzo nel sensore differenziale. Le sovratensioni possono anche portare ad un guasto reale (es. rottura dell’isolamento in un apparetto), ma spesso prima che ciò accada possono generare falsi interventi delle protezioni se queste non hanno adeguata immunità.

In sintesi, una scarsa Power Quality – con alti livelli di distorsione armonica, marcati squilibri, flicker frequente o transienti/rifasamenti bruschi – può creare condizioni anomale in cui gli interruttori di protezione aprono il circuito senza che vi sia un guasto. Per individuare esattamente quale fenomeno stia causando scatti intempestivi, occorre passare all’analisi strumentale dei disturbi.

Identificazione e Misura dei Disturbi di Power Quality

La diagnosi dei problemi di Power Quality si effettua mediante misure mirate dei parametri elettrici e l’osservazione correlata degli eventi di scatto. I passi principali per identificare e quantificare i disturbi includono:

  • Misura della distorsione armonica (THD): La Total Harmonic Distortion è l’indicatore percentuale che esprime il livello globale di armoniche presenti rispetto al valore fondamentale. Si calcola separatamente per corrente (THDI) e tensione (THDU). Un analizzatore di rete raccoglie i valori delle singole armoniche (di solito fino al 40° ordine o più) e calcola la THD per la tensione (analogamente per la corrente). In un sistema ben comportato, la THDU dovrebbe restare bassa (tipicamente qualche %). La norma EN 50160, ad esempio, fissa per la tensione di alimentazione un limite di THDU dell’8% (valutato su una settimana) da non superare nel 95% del tempo. Se dalle misure risulta che la THD di tensione è vicina o supera tale soglia, significa che la forma d’onda è significativamente deformata. Ancora più importante in ottica di scatti intempestivi è misurare la THD di corrente sui circuiti dove intervengono le protezioni: una THDI molto elevata (anche >50% in certi casi con molti carichi elettronici) indica che gran parte della corrente non è fondamentale a 50 Hz ma armonica – situazione che, come visto, può innescare interventi termici indesiderati nei magnetotermici e sovraccaricare il neutro. Analizzando con lo strumento la spettrografia delle armoniche, si può spesso identificare il colpevole: ad esempio, predominanza della 5ª e 7ª armonica indica inverter o drive trifasi, molta 3ª armonica indica molti carichi monofase con alimentatori switching, ecc. Confrontare i livelli di armoniche a monte e a valle di specifici carichi permette di isolare quali apparecchiature immettono i disturbi maggiori.

  • Monitoraggio di eventi transitori e rapid voltage changes: Per cogliere sovratensioni impulsive o rapidi cambi di tensione, è necessario un analizzatore che campioni ad alta velocità o un registratore di transitori. Strumenti di classe IEC 61000-4-30 Class A sono in grado di rilevare automaticamente e con precisione eventi come picchi di tensione, buchi di rete (dips), rapidi abbassamenti o innalzamenti, fornendo timestamp e durata. Ad esempio, se i differenziali scattano principalmente durante temporali o all’accensione di grandi motori, il logger PQ evidenzierà picchi di tensione (es. +150% per 200 microsecondi) coincidenti con gli eventi di scatto, confermando il nesso causa-effetto. Si può anche utilizzare un oscilloscopio con trigger su surges per catturare la forma d’onda anomala. Inoltre, misurare il creep di corrente differenziale (le dispersioni presenti in condizioni normali) con una pinza amperometrica ad alta sensibilità intorno ai cavi può aiutare: se un circuito ha già, ad esempio, 10–12 mA di dispersione “di base” su un differenziale da 30 mA, basterà un impulso aggiuntivo di pochi mA a farlo scattare. In tal caso, l’analisi deve concentrarsi su quale gruppo di apparecchiature genera tale dispersione continua.

  • Analisi di squilibri e flicker: Un buon analizzatore di rete misura anche lo squilibrio di tensione (% di componente inversa) e l’indice Flicker Pst secondo IEC 61000-4-15. Registrando questi parametri per alcuni giorni, si può verificare se la fornitura elettrica rientra nei limiti contrattuali e normativi (EN 50160 prescrive ad esempio ±10% max di variazione di tensione, squilibrio <2–3%, flicker Pst < 1 per il 95% del tempo, etc.). Se gli scatti intempestivi coincidono con momenti di forti variazioni di carico, l’analisi potrebbe mostrare ad esempio che durante l’avvio di un grosso compressore la tensione scende dell’15% causando un buco di rete con Pst elevato: informazioni che suggeriscono di intervenire su quel carico (con avviatori soft-start, compensatori dinamici di tensione, etc.).

In generale, l’utilizzo di strumenti certificati Classe A secondo IEC 61000-4-30 garantisce misure affidabili e confrontabili dei parametri di Power Quality. I dati raccolti vanno poi confrontati con gli eventi di scatto intempestivo delle protezioni: la correlazione temporale tra un disturbo e l’apertura di un interruttore fornisce la chiave per identificare la causa. Ad esempio, se il differenziale generale scatta sempre intorno alle 22:00 quando entrano in funzione dei grandi forni, e l’analizzatore mostra in quei momenti un THD di corrente altissimo e un picco di dispersione verso terra, è probabile che i forni stiano generando armoniche o correnti di fuga che attivano la protezione.

Soluzioni e Mitigazioni per Scatti Impropri

Identificata la causa o i disturbi responsabili, è possibile implementare diverse soluzioni tecniche per eliminare o almeno ridurre drasticamente gli scatti intempestivi. Spesso è necessario combinare più interventi, affrontando sia il lato disturbo (migliorando la power quality) sia il lato immunità delle protezioni. Di seguito alcune azioni pratiche ed accorgimenti utili:

  • Filtraggio delle armoniche: Per ridurre il contenuto armonico nelle correnti di impianto, si possono installare filtri armonici passivi oppure filtri attivi. I filtri passivi sono circuiti risonanti tarati su specifiche frequenze (es. L-C per 5ª, 7ª armonica) che assorbono selettivamente quelle componenti, alleggerendo il resto dell’impianto. I filtri attivi sono convertitori elettronici che monitorano la corrente e iniettano la forma d’onda opposta alle armoniche misurate, cancellandole in tempo reale. Un approccio minimo, in presenza di rifasamento a capacitori, è l’uso di induttanze di blocco sulle batterie di condensatori: ciò evita che i condensatori amplifichino le armoniche (risonanza) e riduce le correnti armoniche circolanti. Il risultato è una corrente più sinusoidale e minori rischi di interventi termici dei magnetotermici o di surriscaldamento dei neutri. Riducendo le armoniche si ottiene anche un miglioramento generale dell’efficienza energetica e si allungano i tempi di vita di motori e trasformatori.

  • Adozione di interruttori differenziali ad alta immunità: Dal lato delle protezioni, una soluzione immediata è sostituire i differenziali standard con modelli progettati per resistere ai disturbi. In commercio esistono differenziali detti “antiperturbazione” o ad alta immunità: tipicamente sono di tipo A (o F) con immunità rinforzata oppure differenziali con sigla specifica (ad esempio APR per alcuni produttori). Questi dispositivi integrano accorgimenti costruttivi per non reagire a transitori brevissimi e per tollerare correnti impulsive di elevata ampiezza senza scattare. Ad esempio, un differenziale selettivo o ad alta immunità ha un piccolo ritardo intenzionale (nell’ordine di qualche millisecondo o decina di ms) che filtra i disturbi molto brevi. Inoltre, ha una maggiore resistenza ai picchi impulsivi: mentre un differenziale AC standard può scattare con un impulso di 250 A di picco (onda 8/20 µs), dispositivi immunizzati possono sopportare impulsi di 3000 A o superiori senza intervento. In pratica, ciò significa che un fulmine lontano o lo spunto di un condensatore non faranno aprire il differenziale principale. È importante selezionare il tipo corretto in base ai carichi: per circuiti con elettronica di potenza (inverter, UPS, azionamenti), usare almeno differenziali tipo A o tipo F invece dei tipo AC; per sistemi con componenti in continua significative (es. impianti fotovoltaici, drive a velocità variabile trifase) impiegare differenziali tipo B. In cascata, prevedere a monte dispositivi selettivi (tipo S) a sensibilità più alta (100 mA o 300 mA) che fungano da protezione generale immune ai disturbi, mentre a valle utilizzare differenziali immediati a sensibilità fine (30 mA) solo dove serve protezione personale: questa configurazione garantisce sicurezza ma evita che un singolo evento disturbi tolga tensione all’intero impianto.

  • Limitare le dispersioni e suddividere i circuiti: Come accennato, un fattore determinante per i falsi scatti dei differenziali è l’accumulo di correnti di dispersione ordinarie dovute a tanti dispositivi. Una buona pratica progettuale è limitare il numero di apparecchiature per ogni RCD: ad esempio, invece di un unico differenziale da 30 mA a monte di molte linee, suddividere i carichi su più differenziali (magari uno per reparto o per tipo di utilizzo). Questo confinamento riduce la somma delle correnti disperse su ciascun dispositivo, e localizza eventualmente i guasti reali. Inoltre, se possibile separare le linee con maggiori dispersioni (es. illuminazione con tante lampade elettroniche, o circuiti con molti computer/UPS) dedicando loro differenziali indipendenti: in tal modo, anche se una linea del genere avrà un alto livello di dispersione, non influirà sulle altre. Un altro accorgimento è ridurre la capacità verso terra dei cavi: cavi molto lunghi o di sezione elevata hanno capacità distribuita che genera correnti di dispersione capacitive. In impianti estesi, si può valutare l’impiego di cavi a trecciuola o con schermo collegato a terra da un solo lato, per minimizzare correnti capacitive, oppure utilizzare differenziali a soglia leggermente superiore (es. 100 mA) per le linee lunghissime dove non siano richiesti 30 mA per contatto diretto. In ogni caso, conoscere quanta corrente di fuga statica ha ogni circuito (misurandola con idonee pinze) permette di dimensionare opportunamente numero e sensibilità dei differenziali.

  • Correzione degli squilibri e stabilizzazione della tensione: Se l’analisi di rete evidenzia squilibri consistenti o buchi di tensione frequenti, potrebbe essere necessario intervenire sulla distribuzione dei carichi o aggiungere apparecchiature di compensazione. Ad esempio, riequilibrare i carichi monofase spostando alcune utenze da una fase sovraccarica a un’altra meno utilizzata riduce lo squilibrio di tensione. Per fluttuazioni di tensione dovute a carichi variabili, si possono installare stabilizzatori di tensione elettronici o sistemi UPS con regolazione, che mantengono l’uscita entro limiti accettabili anche quando la rete oscilla. In casi più complessi (es. presenza di macchinari che generano flicker intenso come saldatrici o laminatoi), si può optare per compensatori dinamici di var del flicker o filtri attivi di tensione: dispositivi in grado di iniettare potenza reattiva rapidamente per smorzare le oscillazioni di tensione. Sebbene queste soluzioni siano più rivolte a migliorare la qualità dell’energia fornita alle utenze (con benefici sulla vita delle macchine), indirettamente aiutano anche a prevenire interventi impropri di protezioni sensibili a certe soglie (ad es. relé di minima tensione, dispositivi di controllo che altrimenti riarmerebbero, ecc.).

  • Protezione contro sovratensioni transitorie: Per ridurre l’impatto dei transienti, è buona norma dotare gli impianti di SPD (Surge Protective Devices) opportunamente coordinati. Uno scaricatore di sovratensione a monte (tipo II o combinato Tipo I+II se c’è rischio fulmini diretto) devierà a terra i picchi oltre soglia, proteggendo sia le apparecchiature sia – incidentalmente – prevenendo che quel picco viaggi nei differenziali a valle. Attenzione però: gli SPD di tipo limitatore (varistori) hanno una piccola corrente di dispersione continua e in caso di forte sovratensione scaricano verso terra, quindi vanno scelti SPD con basso leakage e preferibilmente coordinati con differenziali selettivi (un SPD ben dimensionato comunque ridurrà il picco a un livello che i differenziali immunizzati possono reggere senza scattare). Anche l’uso di reti di terra ben progettate aiuta: assicurare basse impedenze di terra fa sì che i disturbi impulsivi si scarichino rapidamente a terra senza “attraversare” percorsi indesiderati.

  • Formazione e manutenzione preventiva: Infine, oltre agli interventi tecnici, va considerato l’aspetto gestionale. I responsabili tecnici dovrebbero mantenere un registro degli scatti intempestivi, annotando date, orari e condizioni operative al contorno: ciò facilita l’individuazione di pattern (es. sempre a inizio turno di una certa macchina). Una manutenzione elettrica preventiva può evitare molte cause di disturbo: ad esempio il serraggio periodico dei collegamenti del neutro (un neutro allentato crea sbilanciamenti e sovratensioni sui carichi monofase), la verifica dei condensatori di rifasamento (se degradati, possono causare armoniche elevate o esplodere causando transienti), la pulizia dei quadri da polvere e umidità (per evitare correnti di dispersione superficiale). Anche aggiornarsi sulle normative e sulle soluzioni tecnologiche (nuovi tipi di interruttori differenziali, analizzatori di rete avanzati, etc.) fa parte delle buone pratiche per un energy manager consapevole.

Suggerimenti

Trattare gli scatti intempestivi come preziosi campanelli d’allarme. Invece di limitarsi a riarmare un interruttore che “inspiegabilmente” è scattato, conviene investigarne le cause: spesso è l’occasione per scoprire un problema latente di power quality o un errore di coordinamento nell’impianto. Risolverlo in modo sistemico porterà benefici duraturi all’azienda, sia in termini di sicurezza elettrica sia di efficienza operativa.

 

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Analizzatori di Rete per la Power Quality: Strumenti, Analisi e Benefici per le aziende del monitoraggio della PQ Featured

Introduzione alla Power Quality e alla sua Importanza

La Power Quality (qualità dell’energia elettrica) è un aspetto cruciale per le imprese moderne, poiché un’energia di scarsa qualità può causare malfunzionamenti, guasti prematuri alle apparecchiature e persino aumentare i consumi in modo inefficiente.

In contesti industriali e informatici dove la continuità operativa è essenziale, problemi di qualità della tensione possono tradursi in perdite economiche significative. Ad esempio, interruzioni anche di pochi millisecondi possono far riavviare server o fermare linee di produzione, con gravi conseguenze operative.

Allo stesso modo, armoniche e altri disturbi causati da dispositivi elettronici moderni (inverter, azionamenti a velocità variabile, LED, computer) riducono l’efficienza energetica complessiva e aumentano i costi di manutenzione. Per queste ragioni, monitorare e analizzare la Power Quality con strumenti avanzati è diventato fondamentale per mantenere le migliori prestazioni e affidabilità dei sistemi elettrici. Inoltre, migliorare la qualità dell’energia apporta benefici tangibili: uno studio indica che ottimizzando la Power Quality le aziende possono ridurre i consumi energetici fino al 10-20%, abbattendo i costi operativi e migliorando la sostenibilità.

In questo articolo offriamo una panoramica dei principali analizzatori di rete portatili sul mercato italiano (HT Italia, Asita, Fluke), descrivendone le caratteristiche, le analisi di Power Quality possibili e i vantaggi per le imprese – sia in termini di risparmio energetico che di riduzione dei problemi causati da una fornitura elettrica di scarsa qualità.

Panoramica dei Migliori Analizzatori di Rete Portatili

strumenti analizzatori di rete portatili permettono a un operatore qualificato di effettuare campagne di misura direttamente sugli impianti elettrici aziendali, registrando parametri e disturbi elettrici per poi analizzarli con software dedicati. Di seguito presentiamo tre dei marchi leader in Italia – HT Italia, Asita e Fluke – con i loro prodotti di punta e funzioni principali.

 

HT Italia – Innovazione e Multifunzionalità Made in Italy

 

HT Italia è un’azienda italiana specializzata in strumenti di misura, che presenta una gamma di analizzatori di rete avanzati. I modelli portatili HT monitorano consumi energetici e tutti i fenomeni elettrici su sistemi monofase e trifase, offrendo tecnologia all’avanguardia e compatibilità con app per l’analisi dati (HTAnalysis). Un esempio emblematico è il GSC60, uno strumento “all-in-one” che combina verifiche di sicurezza elettrica e analisi di rete in un unico dispositivo.

La serie PQA (es. PQA819, PQA820, PQA824, PQA924) offre analizzatori trifase autoalimentati con funzioni evolute di Power Quality, come la misura di armoniche fino al 49° ordine, transitori veloci fino a 5 μs, fluttuazioni di tensione, correnti di spunto (inrush) e molto altro. Ad esempio, il modello PQA824 consente di visualizzare sia valori numerici sia forme d’onda e grafici di tendenza, per analisi periodiche e armoniche. Dispone di memoria interna per registrazioni di lunga durata e di un display touchscreen a colori che semplifica la configurazione tramite menu intuitivi.

Strumenti come il PQA824 integrano anche funzioni di diagramma vettoriale, utile a valutare rapidamente lo sfasamento tra tensioni e correnti e quindi la natura dei carichi (induttivi, capacitivi). Tutti gli analizzatori HT di ultima generazione possono interfacciarsi con tablet o PC: l’app HTAnalysis permette di scaricare e consultare sul campo le misure registrate, mentre un software per PC (ambiente Windows) consente analisi più approfondite e creazione di report dettagliati sui dati raccolti. In sintesi, HT Italia offre soluzioni portatili versatili e ricche di funzionalità, pensate per tecnici e energy manager che necessitano di strumenti affidabili per diagnosticare problemi di Power Quality e monitorare l’efficienza energetica degli impianti.

 

Asita – Soluzioni Professionali in Classe S e Classe A

 
Asita è un’azienda italiana che propone strumenti di misura professionali, spesso in collaborazione con produttori internazionali. Nel campo della Power Quality, Asita offre sia analizzatori Classe S che Classe A, rispondenti alla normativa IEC 61000-4-30. Un prodotto di spicco è il PQ3100 (di Hioki, distribuito da Asita), analizzatore di qualità della rete trifase Classe S ideale per analisi approfondite.
 
Il PQ3100 è progettato per rilevare, registrare e analizzare tutti i parametri elettrici di un impianto, aiutando a prevedere, prevenire, localizzare e risolvere anomalie dovute a qualità della fornitura imperfetta. Grazie a una funzione Quick-Set guidata, l’operatore può configurare rapidamente le misure in base al tipo di analisi (ad esempio cattura eventi di tensione, correnti di spunto, verifica conformità EN50160, registrazione trend).
 
Questo strumento registra simultaneamente su un unico asse temporale grandezze come tensione, corrente, frequenza, potenze, energia, armoniche e flicker, ed è in grado di catturare ogni anomalia di alimentazione (sovratensioni, abbassamenti e buchi di tensione, fluttuazioni di frequenza, microinterruzioni).
 
Il PQ3100 può memorizzare forme d’onda di eventi con elevata risoluzione temporale (fino a 10 ms per 11 secondi totali, includendo 1 s prima dell’evento e 10 s dopo) per analizzare dettagliatamente fenomeni transitori. Tramite la modalità di misura dedicata, è possibile verificare in tempo reale la rispondenza della tensione ai requisiti della norma CEI EN 50160 (che definisce le caratteristiche della tensione di fornitura).
 
Per le analisi in Classe A (richieste quando occorre certificare ufficialmente la qualità della rete), Asita propone il modello PW3198, un analizzatore top di gamma capace di misurare ogni parametro secondo IEC 61000-4-30 Ed.2 Classe A e di registrare qualsiasi evento anomalo in rete. Il PW3198, ad esempio, analizza armoniche e interarmoniche fino al 50° ordine, transitori ad alta tensione, squilibri tra fasi, flicker (parametri PstPlt, DV10) e molto altro, permettendo non solo il confronto con i limiti normativi ma anche l’osservazione della forma d’onda reale di tensioni e correnti per capire a fondo le cause dei disturbi.
 
Dal punto di vista dell’usabilità, gli strumenti Asita/Hioki sono progettati per il lavoro sul campo: display a colori, memorie SD ad alta capacità, interfacce USB/LAN per collegamento al PC e persino server web integrato (nel caso del PW3198) per accesso remoto. L’analisi dei dati registrati avviene tramite software dedicato: Asita fornisce in dotazione l’applicativo PQ-ONE, che consente visualizzazioni grafiche personalizzate, analisi statistiche degli eventi, report dettagliati e valutazioni della qualità della fornitura elettrica.
 
In pratica, l’esperto può scaricare i dati sul PC e, con PQ-ONE, generare automaticamente report conformi alle norme tecniche, facilitando l’interpretazione dei risultati e l’individuazione delle contromisure. Vale la pena notare che secondo Asita circa l’80% dei disturbi che deteriorano la qualità della tensione di rete hanno origine all’interno degli impianti utilizzatori stessi. Ciò sottolinea l’importanza di analizzare la rete non solo per monitorare la fornitura del distributore, ma anche per diagnosticare problemi creati dai propri carichi: grazie a strumenti come PQ3100 e PW3198, i consulenti e gli energy manager possono distinguere quanta parte della distorsione armonica e degli altri disturbi è importata dalla rete e quanta invece generata dalle utenze interne.
 

Fluke – Standard Internazionale per la Power Quality

 
Fluke è un nome di riferimento mondiale nel campo degli strumenti di misura, e offre un’ampia gamma di analizzatori di rete e Power Quality apprezzati per robustezza, precisione e facilità d’uso. Sul mercato italiano, Fluke propone sia registratori di energia orientati al risparmio energetico sia analizzatori avanzati di qualità della rete per troubleshooting approfondito.
 
Un esempio classico è il Fluke 435 Serie II, un analizzatore trifase portatile Classe A che funge sia da strumento di Power Quality sia da analizzatore dei consumi energetici. Il Fluke 435-II è stato definito una “polizza assicurativa” per gli impianti elettrici: è progettato per minimizzare i tempi di inattività, individuare rapidamente i guasti di Power Quality e persino calcolare i costi delle perdite di energia dovute a una qualità elettrica scadente.
 
Questo modello integra infatti un Calcolatore delle Perdite di Energia, che quantifica quanta energia (e denaro) viene sprecata a causa di armoniche, squilibri, bassa potenza attiva utilizzata, ecc. In tempo reale, l’analizzatore mostra lo stato di Power Quality dell’impianto con indicatori immediati e dati chiave, aiutando i tecnici a prendere decisioni informate sulla manutenzione.
 
Oltre a misurare tensioni, correnti, potenze e energia, gli analizzatori Fluke catturano vari tipi di disturbi transitori: i modelli come il Fluke 435-II e il nuovo Fluke Serie 1770 (1775/1777) incorporano tecnologie per rilevare transienti ad alta velocità (anche microsecondi) e sovratensioni di breve durata, in modo da non perdere alcun evento critico.
 
La famiglia Fluke comprende strumenti dedicati a diverse applicazioni: i Fluke 1732/1734 sono logger trifase per studi energetici (audit dei consumi), i Fluke 1736/1738 sono registratori trifase di Power Quality che combinano il monitoraggio dei consumi con l’analisi di armoniche e sags/swells, mentre i Fluke 1742/1746/1748 e Fluke Serie 1770 sono veri analizzatori di rete per diagnostica completa dei disturbi (armoniche fino al 50° ordine, flicker, transitori, ecc.) e verifica di conformità EN50160. Tutti questi strumenti includono software potente per l’analisi su PC: ad esempio Fluke Energy Analyze Plus consente di creare report dettagliati su studi di carico e armoniche, focalizzando le aree problematiche per trovare opportunità di risparmio.
 
Per gli analizzatori dedicati alla ricerca guasti (come la serie 1770 o il classico Fluke 435/430-II), Fluke fornisce il software PowerLog o equivalenti, che generano automaticamente report completi di Power Quality (secondo gli standard internazionali) in pochi click. Dal punto di vista hardware, gli analizzatori di rete Fluke sono progettati per semplificare il lavoro sul campo: ad esempio, la serie 1770 offre un’interfaccia touch screen intuitiva e una acquisizione automatica delle misure (automatic measurement capture) che elimina la complessità del setup, assicurando che ogni parametro rilevante venga registrato senza errori.
 
Inoltre, accessori come la finestra di misura Fluke PQ400 permettono collegamenti ai quadri trifase in sicurezza, senza aprire i pannelli sotto tensione. In sintesi, la proposta Fluke copre tutte le esigenze: dal monitoraggio continuo dei consumi per ottimizzare l’uso dell’energia, all’analisi dettagliata dei disturbi per mantenere le migliori prestazioni e la massima affidabilità dei sistemi elettrici, fornendo ai decision maker aziendali strumenti affidabili e dati chiari su cui basare interventi correttivi.

Analisi di Power Quality Possibili con gli Strumenti

Gli analizzatori di rete portatili citati sopra permettono una vasta gamma di analisi di Power Quality, coprendo tutti i fenomeni previsti dagli standard (come EN 50160 e IEC 61000-4-30) e offrendo funzionalità aggiuntive per diagnosi approfondite. Ecco le principali analisi e misure che si possono effettuare con questi strumenti:

  • Monitoraggio dei parametri elettrici fondamentali: tensioni e correnti TRMS (valori efficaci) in sistemi monofase, trifase e polifase, compreso il neutro. Vengono registrati valori medi, minimi e massimi, fornendo il profilo del carico nel tempo. Si misurano anche frequenza di rete e squilibri tra le fasi (dissimmetria delle tensioni, correnti di neutro).

  • Potenze ed energia: calcolo di potenza attiva, reattiva, apparente, fattore di potenza (cosφ) e Distortion Power Factor. Molti analizzatori integrano anche funzioni per valutare la correzione del fattore di potenza (ad esempio verificando il miglioramento con batterie di condensatori) e per stimare l’efficienza energetica (alcuni, come i Fluke serie 430, calcolano l’energia persa a causa di bassa qualità).

  • Analisi armonica e interarmonica: scomposizione della forma d’onda di tensione e corrente nelle armoniche fino a ordini elevati (tipicamente dal 1° al 50° ordine, a seconda dello strumento). Si misura il THD (Total Harmonic Distortion) di tensione e corrente e in alcuni casi anche le interarmoniche, identificando distorsioni non sincronizzate con la frequenza fondamentale. Questo consente di valutare l’impatto di carichi non lineari come inverter, azionamenti a velocità variabile, UPS, computer, LED, ecc., che possono causare surriscaldamenti anomali di trasformatori e motori o scatti intempestivi di protezioni.

  • Eventi di tensione (sag, swell, interruzioni): rilievo di abbassamenti di tensione (sag), aumenti improvvisi (swell) e microinterruzioni o interruzioni prolungate. Gli analizzatori registrano la magnitudo, la durata e l’ora di questi eventi, confrontandoli con i limiti di tolleranza (ad esempio il 90% della tensione nominale per i sag secondo EN50160). Anche un breve buco di tensione può provocare arresti di PLC o reset di macchinari: disporre dei dati sugli eventi permette di correlare i fermo-impianto con problemi di rete e individuarne la causa. Strumenti avanzati come PQ3100 o Fluke 1777 catturano anche le forme d’onda durante l’evento, con trigger ad alta velocità, per analizzare il comportamento dell’onda prima, durante e dopo il disturbo.

  • Transitori ad alta frequenza: rilevazione di spikes di tensione (sovratensioni impulsive di brevissima durata, nell’ordine di microsecondi). Questi possono derivare da fulmini nelle vicinanze, manovre di commutazione di grossi carichi o scariche elettrostatiche, e possono danneggiare componenti elettronici sensibili. Alcuni analizzatori (ad es. HT PQA824, Fluke 1775/1777) campionano la forma d’onda a frequenze elevate (200 kHz o più) per catturare transitori fino a qualche μs, fornendo informazioni preziose per installare protezioni (scaricatori SPD) o soluzioni di filtraggio.

  • Flicker: analisi del flicker di tensione, misurato attraverso gli indicatori normalizzati Pst (short-term flicker) e Plt (long-term flicker). Il flicker è la fluttuazione rapida della tensione percepibile come variazione di luminosità nelle lampade, tipicamente causato da carichi variabili come saldatrici, laminatoi o grandi motori che assorbono corrente in modo intermittente. Oltre ad arrecare disturbo visivo e stancare la vista umana, livelli elevati di flicker possono accelerare l’usura di lampade e influire su dispositivi elettronici sensibili (come controllori industriali e apparecchiature medicali). Gli analizzatori di Power Quality calcolano Pst e Plt conformemente alla IEC 61000-4-15, aiutando a identificare sorgenti di flicker e a valutare se servano stabilizzatori o compensatori per mitigarlo.

  • Correnti di spunto e squilibri dinamici: misura delle correnti di avviamento (Inrush) di motori e grandi carichi. Queste correnti possono essere 5-10 volte la corrente nominale e causare cadute di tensione consistenti all’avvio di macchinari. Registrare il profilo di inrush (es. con risoluzione di mezzo ciclo) aiuta a dimensionare correttamente i sistemi o ad applicare soluzioni di soft-start. Inoltre, gli strumenti possono monitorare in tempo reale la sequenza delle fasi e rilevare inversioni di fase o squilibri percentuali tra tensioni di fase, informazioni cruciali soprattutto quando si collegano nuovi carichi o si effettuano manutenzioni sull’impianto.

  • Conformità agli standard e reportistica: molti analizzatori includono modalità automatiche per verificare la conformità della qualità dell’energia agli standard di fornitura (EN 50160 per le reti di distribuzione pubblica). Ciò significa che lo strumento confronta i dati misurati (ad esempio percentuale di tempo entro certe tolleranze di tensione, frequenza, flicker, tasso di armoniche) con i criteri della norma e genera un rapporto di conformità. Il software di analisi poi permette di produrre report completi con statistiche degli eventi, tabelle e grafici che documentano il livello di Power Quality misurato in un dato periodo. Questi report sono utili sia per dialogare con il distributore (in caso si contestino problemi di fornitura) sia internamente per giustificare interventi di rifasamento, filtraggio o upgrade degli impianti.

In sintesi, con i moderni analizzatori di rete portatili un tecnico può eseguire un check-up completo dell’impianto elettrico: dall’energia consumata alla presenza di disturbi rapidi, ottenendo una “radiografia” dell’alimentazione elettrica. Ciò consente di individuare dove, quando e perché la qualità dell’energia si discosta dall’ideale e quali contromisure possono essere adottate.

Software per l’Analisi Dati e la Creazione di Report

Un elemento chiave delle campagne di Power Quality è la fase di analisi a posteriori dei dati registrati. Tutti i produttori citati forniscono software dedicati per trasferire le misure dall’analizzatore al computer e consentire all’esperto di esaminare i risultati in dettaglio. Questi software offrono tipicamente:

  • Visualizzazione grafica di trend temporali (andamento di tensioni, correnti, frequenza, potenza, ecc. nel tempo), con possibilità di zoomare sui periodi di interesse.

  • Diagrammi spettrali delle armoniche, istogrammi di distribuzione (ad esempio per valutare statisticamente i livelli di tensione) e elenco cronologico degli eventi anomali rilevati (con timestamp, durata e magnitudo dell’evento).

  • Funzioni di filtraggio e confronto: l’analista può isolare uno specifico parametro (es. corrente di neutro) o confrontare le forme d’onda di più eventi, per capire correlazioni tra cause ed effetti. Ad esempio, se un dato abbassamento di tensione coincide con l’avvio di un motore interno, il software può sovrapporre i grafici evidenziandone la relazione temporale.

  • Reportistica automatica: la generazione di report in formato PDF o Word contenenti tabelle e grafici preimpostati secondo norme come EN50160 o IEEE519. L’operatore spesso può aggiungere commenti, conclusioni e immagini (screenshot delle schermate di analisi) per produrre un documento completo da presentare ai decision maker. Ad esempio, il software PQ-ONE di Hioki/Asita consente di esportare ogni schermata su Word con la possibilità di inserire commenti e immagini. Il Fluke Energy Analyze Plus invece permette di focalizzarsi sulle aree problematiche e creare report dettagliati su armoniche, sags/swells e consumo energetico. In maniera analoga, l’app HTAnalysis di HT Italia rende disponibili su tablet/smartphone le misure registrate, per un primo controllo immediato, mentre il software PC di HT consente analisi avanzate e stampa di certificati di prova.

  • Condivisione e controllo remoto: alcuni software supportano la connessione diretta allo strumento in campo (via USB, LAN Ethernet o WiFi/Bluetooth se disponibile) per scaricare i dati in tempo reale o addirittura controllare a distanza l’analizzatore. Ciò è utile, ad esempio, quando l’analisi deve durare settimane: il tecnico può periodicamente collegarsi da remoto, verificare l’andamento e regolare soglie o impostazioni senza recarsi fisicamente sul sito.

In definitiva, il software di analisi è ciò che trasforma la grande mole di dati grezzi raccolti (spesso milioni di campioni) in informazioni fruibili. Per un energy manager, disporre di grafici chiari e report sintetici è essenziale per comprendere lo stato della rete e pianificare investimenti: i tool software odierni riducono drasticamente il tempo necessario per passare dai dati all’azione correttiva.

Benefici per l’Impresa: Risparmio Energetico e Affidabilità

Implementare un programma di analisi della Power Quality porta molteplici vantaggi alle aziende, traducendosi in risparmi economici e maggiore continuità operativa. Esaminiamo i benefici principali sia sul fronte dell’efficienza energetica sia su quello della riduzione dei rischi e costi da scarsa qualità elettrica.

  • Ottimizzazione dei consumi e Risparmio Energetico: Una fornitura elettrica di qualità elevata permette alle apparecchiature di funzionare nel punto di massima efficienza. Al contrario, tensioni distorte, sfasamenti e armoniche provocano sprechi di energia sotto forma di calore e vibrazioni negli apparati. Ad esempio, la presenza di armoniche nei motori induce correnti parassite che li riscaldano inutilmente, aumentandone le perdite e il consumo senza produrre lavoro utile. Uno studio ha appurato che proprio la qualità dell’energia è uno dei problemi più comuni che causano dissipazione di energia elettrica nelle aziende, influenzando l’efficienza delle apparecchiature. Correggendo tali problemi (ad esempio con filtri attivi per armoniche, rifasatori per potenza reattiva, stabilizzatori di tensione per fluttuazioni), l’energia assorbita viene impiegata più efficacemente nei processi produttivi. Numeri alla mano, migliorare la Power Quality può ridurre i consumi totali di un impianto di una percentuale non trascurabile: mediamente si parla di un risparmio del 4-12%, che in certi casi può arrivare fino al 10-20%. Questo perché interventi come il rifasamento diminuiscono le correnti circolanti (evitando penali in bolletta e riducendo le perdite di linea per effetto Joule), mentre l’eliminazione di disturbi come armoniche taglia le potenze disperse e consente di caricare in modo ottimale i trasformatori. Un caso concreto è la funzione di calcolo delle perdite energetiche nei Fluke 434-II/435-II, che quantifica in kWh e in costo economico l’energia sprecata a causa di fattore di potenza non unitario, squilibri e distorsioni: avere questa consapevolezza aiuta i decision maker a investire in miglioramenti mirati (ad es. filtri, rifasatori) con un ritorno d’investimento misurabile in termini di energia risparmiata. Infine, ottimizzare la qualità dell’energia contribuisce anche alla sostenibilità ambientale, riducendo l’impronta di carbonio dell’azienda: ogni kWh risparmiato grazie a una rete “pulita” è un passo avanti verso gli obiettivi di transizione ecologica.

  • Riduzione dei fermi macchina, guasti e costi nascosti: Oltre al risparmio in bolletta, una buona Power Quality evita i numerosi costi indiretti legati ai malfunzionamenti elettrici. In ambito industriale, fermare una linea produttiva per uno sbalzo di tensione o un blackout momentaneo può costare decine di migliaia di euro in termini di prodotti scartati, straordinari per recuperare la produzione e penali per ritardi nelle consegne. Molti impianti critici (siderurgia, chimica, automotive, alimentare) soffrono di fermi macchina inspiegabili che poi si scopre essere dovuti a microinterruzioni o disturbi sulla rete. Un’analisi di Power Quality permette di mettere in luce queste correlazioni. Ad esempio, registrando le tensioni si può individuare che ogni lunedì alle 8:00 si verifica un calo di tensione che fa scattare una protezione: con questa informazione, si possono coordinare meglio le partenze dei grandi motori o installare dispositivi di compensazione (UPS, condensatori statici) per coprire il “buco” di tensione. Un altro problema comune risolto dalle analisi PQ è l’usura prematura di componenti elettrici: condensatori di rifasamento che esplodono, fusibili che saltano senza causa apparente, cuscinetti di motori danneggiati da correnti indotte. Spesso questi fenomeni sono sintomi di armoniche elevate o di sovratensioni transitorie. Individuandoli, l’energy manager può prevenire guasti gravi installando filtri o scaricatori. Anche i dati IT e i processi informatici beneficiano di una buona qualità di alimentazione: nei data center o negli uffici con molte apparecchiature elettroniche, sbalzi e disturbi possono corrompere dati e ridurre la vita di server e computer. Un semplice micro-outage può riavviare sistemi e causare perdita di dati o interruzione di servizi digitali essenziali. Ecco perché banche, società IT e telecomunicazioni investono molto in monitoraggio continuo della rete elettrica e sistemi di continuità: l’analizzatore di Power Quality, in questi contesti, serve a verificare che UPS e generatori intervengano correttamente e che non vi siano disturbi (come armoniche da raddrizzatori) che possano sfuggire ai gruppi di continuità.
    Inoltre, una scarsa Power Quality può comportare costi nascosti sotto forma di ridotta vita utile delle apparecchiature. Motori che operano con tensione non sinusoidale o squilibrata tendono a surriscaldarsi, riducendo l’isolamento e anticipando la necessità di riavvolgimento o sostituzione. Lampade e alimentatori elettronici sollecitati da sovratensioni e armoniche subiscono più guasti. Stabilizzare la rete e filtrare i disturbi dunque significa proteggere l’investimento in macchinari, allungando gli intervalli di manutenzione e abbattendo i costi di riparazione. Uno studio citato da esperti del settore stima che una cattiva Power Quality possa arrivare a costare fino al 4% del fatturato di un’azienda in termini di downtime, inefficienze e danni – un valore enorme, spesso non immediatamente visibile nei conti ma reale. Effettuare analisi periodiche e intervenire di conseguenza aiuta a evitare che tali costi si materializzino.

  • Miglioramento della competitività e conformità normativa: Nel complesso, un’impresa che tiene sotto controllo la qualità della propria energia diventa più affidabile e competitiva. Riducendo i consumi inutili e i fermi impianto, si abbassano i costi operativi e si migliora la produttività, il che in un’economia globale significa maggiore competitività industriale. Inoltre, molte aziende sono oggi chiamate a rispettare normative e standard di qualità elettrica, sia per accordi con i fornitori di energia (penali per fattore di potenza basso o eccesso di armoniche immesse in rete) sia per certificazioni interne (es. data center Tier IV devono garantire continuità e alimentazione di qualità ai server). Gli strumenti di Power Quality forniscono i dati oggettivi per dimostrare la conformità o per intraprendere le azioni correttive necessarie prima che un problema violi requisiti contrattuali. In ambito industriale italiano, iniziative come il Piano Transizione 4.0/5.0 prevedono incentivi per interventi di efficientamento energetico: tipicamente, per accedere a certi crediti d’imposta, le aziende devono dimostrare di aver ottenuto un miglioramento dell’efficienza e della qualità dell’energia. Una diagnosi energetica certificata basata sui dati degli analizzatori di rete può fornire questa evidenza, attestando ad esempio la riduzione delle perdite dopo l’installazione di filtri o la correzione di uno squilibrio. Così facendo, l’analisi della Power Quality non è solo una pratica di manutenzione, ma diventa parte integrante della strategia energetica aziendale e del percorso verso la sostenibilità e l’innovazione tecnologica (Industria 4.0/5.0).

Settori Interessati e Casi d’Uso per la Power Quality

Praticamente tutti i settori industriali e dei servizi sono interessati dalla qualità dell’energia, ma con motivazioni e problematiche specifiche che vale la pena differenziare:

  • Industria manifatturiera e di processo: È il settore forse più colpito, in quanto gli impianti industriali ospitano molti carichi pesanti e sensibili insieme. In fabbrica, grandi motori, compressori, forni elettrici, saldatrici e azionamenti a velocità variabile possono generare disturbi (armoniche, fluttuazioni, spunti di corrente) che influenzano il resto delle utenze. Allo stesso tempo, macchine automatizzate, robotica e sistemi di controllo (PLC, azionamenti CNC) sono vulnerabili a variazioni di tensione e microinterruzioni. Motivo: la continuità operativa è vitale e qualunque arresto imprevisto causa scarti di produzione e fermi linea costosi. Ad esempio, nel settore automotive un dip di tensione può fermare un robot di saldatura, interrompendo l’intera catena di montaggio; nell’industria alimentare un disturbo può arrestare un impianto di confezionamento sterile causando un lotto da buttare. Le analisi di Power Quality in questi contesti puntano a identificare la causa dei malfunzionamenti (spesso un problema interno all’impianto, come l’avviamento simultaneo di più motori pesanti) e suggerire soluzioni: rifasamento, suddivisione dei carichi su trasformatori diversi, installazione di UPS per proteggere linee critiche, etc. Anche sottosettori come siderurgia o cementifici che hanno carichi estremamente disturbanti (forni ad arco, mulini) utilizzano analizzatori per monitorare e limitare l’impatto di questi carichi sulla rete interna e pubblica, spesso per rispettare i limiti imposti dal distributore.

  • Infrastrutture critiche e utility: Settori come i trasporti ferroviari, gli aeroporti, le reti di telecomunicazione e in generale le infrastrutture critiche dipendono da un’alimentazione elettrica affidabile. Ad esempio, nelle ferrovie, sottostazioni di trazione e sistemi di segnalamento sono sensibili a perturbazioni: un picco di tensione da un fulmine può mettere fuori servizio apparati di segnalazione o telecomunicazione. Le società di gestione effettuano studi di Power Quality per robustezza: individuare dove servono sistemi di protezione (scaricatori, filtri EMC) e assicurare che i generatori di backup entrino in funzione senza soluzione di continuità. Per le utility elettriche stesse (distributori di energia), il monitoraggio della qualità della tensione erogata ai clienti è un obbligo di servizio: impiegano analizzatori (spesso installati in modo fisso nelle cabine primarie/secondarie) per verificare che parametri come il valore efficace di tensione, il flicker e le armoniche restino entro i limiti contrattuali. Tuttavia, dal punto di vista dell’utilizzatore finale (l’impresa), questo si traduce in un interesse a controllare autonomamente la fornitura: aziende energivore installano propri analizzatori di rete per avere dati oggettivi da confrontare con il distributore in caso di problemi o richieste di rimborso per disservizi (basti pensare ai grossi poli industriali che pretendono alta affidabilità di tensione).

  • Settore terziario e commerciale: Grandi edifici commerciali (centri commerciali, uffici direzionali, ospedali, scuole) hanno anch’essi problematiche di Power Quality, seppur diverse dall’industria pesante. Qui i disturbi provengono spesso da carichi elettronici distribuiti: migliaia di computer, stampanti, lampade LED, alimentatori switching, ascensori, climatizzatori con inverter. Questi carichi generano soprattutto armoniche di corrente (tipicamente la 3a, 5a, 7a) che possono saturare i conduttori di neutro e innalzare le perdite nei trasformatori. Un sintomo classico negli uffici è il surriscaldamento del neutro per eccesso di correnti armoniche di terzo ordine (in fase tra loro) dovute a PC e alimentatori non lineari – un analizzatore rivela subito un THD di corrente elevato e permette di dimensionare filtri o neutri di sezione maggiore. Nei grattacieli o centri commerciali con molti ascensori e scale mobili, invece, si osservano cali di tensione locali e flicker luminoso quando questi partono: anche qui l’analisi PQ quantifica il fenomeno e consente di progettare eventuali sistemi di compensazione (es. installando gruppi statici di compensazione rapida del VAR). Nel settore sanitario (ospedali, cliniche) la preoccupazione principale è la sicurezza e continuità: un’onda di tensione fuori specifica può interferire con apparecchi salvavita. Ad esempio, apparecchi di diagnostica per immagini (risonanze magnetiche, TAC) assorbono correnti impulsive che possono creare buchi di tensione locali; al contempo, tali apparecchi possono essere essi stessi sensibili a disturbi esterni. Gli ospedali quindi eseguono audit di Power Quality per assicurare che le reti di alimentazione dei vari reparti siano separate e pulite: qui gli analizzatori aiutano a rilevare se, per esempio, l’attivazione di un ascensore o di un’unità di climatizzazione nel blocco tecnico induce variazioni percepibili nelle sale operatorie, e a prendere provvedimenti (dedicando linee preferenziali, filtri, UPS medicali). Anche il settore data center rientra nel terziario critico: pur essendo dotati di UPS e generatori, i data center monitorano costantemente la qualità a monte e a valle dei sistemi di continuità. Un analizzatore di rete può verificare l’efficacia dei filtri dell’UPS (misurando quante armoniche vengono bloccate) e controllare la compatibilità della rete con i gruppi elettrogeni (ad esempio, la frequenza e tensione fornite dal generatore durante i test devono rientrare nei limiti per non danneggiare i server). Questi ambienti hanno spesso sensori e analizzatori permanenti, ma anche campagne spot con strumenti portatili sono utili quando si installano nuovi dispositivi ad alto assorbimento o se si sospettano disturbi.

  • Energie rinnovabili e impianti PV/eolici: Con la diffusione di impianti fotovoltaici e turbine eoliche connesse alle reti aziendali, nuove sfide di Power Quality emergono. Gli inverter fotovoltaici possono introdurre armoniche e soprattutto devono rispettare norme tecniche di connessione (CEI 0-21 in Italia) che impongono limiti sul contenuto armonico e sul flicker immesso in rete. Un analizzatore di qualità posizionato sul punto di connessione dell’impianto PV misura tali indici e consente al gestore di verificare la conformità e diagnosticare problemi (per esempio, un eccesso di THD potrebbe indicare un malfunzionamento nei filtri dell’inverter). Inoltre, gli inverter moderni dispongono della funzione FRT (Fault Ride Through), ossia la capacità di rimanere connessi anche durante abbassamenti improvvisi di tensione di breve durata: il PQ3100 di Asita/Hioki, ad esempio, è in grado di verificare il corretto funzionamento dell’FRT simulando e registrando il comportamento dell’impianto durante buchi di tensione, il che è cruciale per gli impianti in regime di Scambio sul Posto o servizi di rete. I parchi eolici, dal canto loro, possono causare flicker (a causa delle variazioni di potenza al variare del vento) e squilibri se le turbine non iniettano potenza equilibrata sulle fasi: gli analizzatori monitorano questi aspetti per ottimizzare l’integrazione con la rete. In sostanza, con la transizione energetica e la generazione distribuita, la Power Quality assume un ruolo ancora più importante e trasversale: settori un tempo solo “utilizzatori” ora diventano anche “produttori” di energia e devono curarne la qualità sia per proteggere i propri carichi sia per non disturbare la rete pubblica.

 

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I costi di una scarsa qualità dell'energia elettrica. Perché dovresti valutare un checkup elettrico per la tua azienda

La Sfida della Power Quality nelle Aziende

La Power Quality (qualità dell’energia elettrica) è un fattore critico per l’efficienza e l’affidabilità di qualunque impresa. Un’energia “pulita” e stabile garantisce macchinari performanti e processi produttivi continui, mentre una scarsa qualità può causare fermi macchina, guasti improvvisi e sprechi energetici. Studi recenti evidenziano che fino al 30-40% dei tempi di inattività non pianificati nelle aziende è dovuto a problemi di qualità della fornitura elettrica. In altre parole, quasi la metà dei blackout o malfunzionamenti che bloccano la produzione potrebbe essere evitata migliorando la Power Quality. Anche l’impatto economico è significativo: analisi europee stimano circa 25 miliardi di euro l’anno di costi dovuti a una qualità elettrica insufficiente. Per un’azienda, ciò può tradursi in perdite di fatturato (fino al 4% secondo uno studio Leonardo Power Quality Initiative) e spese extra di manutenzione e riparazione.

Quali sono le problematiche più comuni? Ecco, in termini semplici, i principali disturbi di Power Quality che affliggono molte imprese italiane e i loro effetti sui sistemi elettrici:

  • Buchi di tensione e micro-interruzioni: cali improvvisi della tensione di rete (anche di brevissima durata) che possono far sfarfallare le luci o riavviare/fermare macchinari sensibili. Se frequenti, questi eventi logorano i dispositivi e causano fermi di produzione imprevisti.

  • Sovratensioni e transienti: picchi di tensione superiori al normale (es. a causa di fulmini o manovre sulla rete) che sollecitano isolamenti e componenti elettronici, provocando guasti prematuri o addirittura danni irreparabili agli impianti.

  • Distorsioni armoniche: molte apparecchiature industriali (inverter, azionamenti, alimentatori) introducono “armoniche” nella forma d’onda elettrica, cioè disturbi che deformano la sinusoide di corrente e tensione. Un elevato tasso di distorsione armonica (THD) comporta surriscaldamenti di cavi e motori, scatti intempestivi di protezioni e interferenze tra dispositivi, riducendo l’efficienza energetica complessiva. (Nota: la norma CEI EN 50160 raccomanda un THD della tensione ≤8% per evitare questi problemi.)

  • Basso fattore di potenza (sfasamento): un uso non ottimizzato dell’energia reattiva (ad esempio per mancanza di batterie di condensatori) si traduce in un fattore di potenza basso. Ciò significa bollette più salate (penali per energia reattiva in eccesso) e maggiore corrente circolante nei cavi, con rischi di surriscaldamento.

  • Squilibri tra fasi: carichi monofase distribuiti in modo non uniforme sulle tre fasi causano sbilanciamenti di tensione. Questo squilibrio genera vibrazioni e stress nei motori trifase e perdite aggiuntive, compromettendo le prestazioni degli impianti.

Molte di queste problematiche hanno origine all’interno degli impianti stessi: circa l’80% dei disturbi di Power Quality, infatti, è generato dalle apparecchiature e dai carichi dell’utente (macchine obsolete, inverter, grandi motori, ecc.). Solo il restante 20% delle interferenze proviene dalla rete del fornitore. Traduzione: è fondamentale analizzare il proprio impianto elettrico per individuare e correggere le cause dei disturbi prima che causino fermi o danni.

Il “Check-up Elettrico”: Diagnosi Professionale della Qualità dell’Energia

Il Check-up Elettrico è il servizio pensato per dare alle aziende la piena consapevolezza sullo stato della propria rete elettrica. Attraverso una campagna di misure eseguita da un nostro tecnico qualificato, monitoriamo tutti i parametri chiave della fornitura elettrica presso il tuo sito produttivo. Utilizziamo un avanzato analizzatore di rete portatile, che viene installato nei punti strategici dell’impianto per registrare, nell’arco di alcuni giorni (24/48 ore o più, a seconda delle esigenze), i principali indicatori di Power Quality. Questa diagnosi non invasiva permette di fotografare l’andamento reale della tua alimentazione elettrica durante le normali condizioni operative.

Cosa analizziamo durante il Check-up?

  • Tensioni e continuità: verifichiamo l’ampiezza e la stabilità della tensione fornita, rilevando eventuali cadute anomale (buchi) o variazioni fuori dai limiti normativi (rif. CEI EN 50160) che possano influire sui processi produttivi.

  • Eventi transitori: individuiamo sovratensioni improvvise, picchi e transienti oscillatori potenzialmente dannosi, registrandone ampiezza e durata.

  • Distorsione armonica: misuriamo il THD e l’incidenza delle armoniche di corrente e tensione prodotte dai tuoi carichi, isolando le fonti di disturbo interne che degradano la qualità dell’onda elettrica.

  • Fattore di potenza: monitoriamo lo sfasamento tra corrente e tensione e il livello di potenza reattiva assorbita, così da evidenziare se il tuo impianto rispetta le soglie ed evitare eventuali penali in bolletta dovute a un basso cosφ.

  • Equilibrio tra le fasi: controlliamo che i carichi siano distribuiti uniformemente, misurando correnti e tensioni di fase per identificare sbilanciamenti pericolosi o inefficienze.

Tutte le misure vengono eseguite con strumentazione calibrata e secondo le normative tecniche vigenti, garantendo risultati affidabili. Al termine del monitoraggio, i dati grezzi raccolti vengono elaborati e interpretati dai nostri esperti in qualità dell’energia.

Dal Dato al Report: risultati chiari e azionabili

Il valore aggiunto del Check-up Elettrico sta nell’analisi professionale dei dati. Riceverai un report dettagliato e di facile lettura, che include:

  • Sintesi dello stato di salute elettrico: un quadro generale della qualità dell’energia nel tuo impianto, con indicatori a semaforo (verde/giallo/rosso) per evidenziare immediatamente le aree critiche.

  • Eventi rilevati e diagnosi: elenco dei principali eventi anomali registrati (es. numero di buchi di tensione, picchi, % THD media e massima, ecc.), corredato da un’analisi delle probabili cause. Distinguere se un problema origina dalla rete esterna o da un macchinario interno è fondamentale per indirizzare le contromisure.

  • Confronto con standard e limiti: verifica della conformità ai requisiti di qualità (ad esempio rispetto della norma CEI EN 50160 per variazioni di tensione, armoniche, ecc.) e indicazione di eventuali sforamenti dai limiti accettabili.

  • Raccomandazioni personalizzate: una sezione di consigli tecnici su come migliorare la Power Quality rilevata. Ogni suggerimento è mirato ai problemi emersi: dalla correzione del fattore di potenza, all’installazione di filtri attivi anti-armoniche, fino all’uso di sistemi di protezione o stabilizzazione della tensione. Queste raccomandazioni preparano il terreno a soluzioni concrete, studiando interventi mirati per eliminare le cause dei disturbi.

Soluzioni su Misura e Vantaggi per la Tua Impresa

A seguito del check-up, non ti lasciamo solo con un documento. Il nostro obiettivo è passare dalla diagnosi all’azione. In base ai risultati, il nostro team potrà proporti soluzioni tecnico-commerciali su misura per risolvere le criticità individuate. Alcuni esempi di interventi possibili includono:

  • Filtri e rifasatori: per eliminare armoniche in eccesso e correggere lo sfasamento, ripulendo la forma d’onda e ottimizzando i consumi.

  • Stabilizzatori di tensione e UPS: per proteggere gli impianti da buchi di tensione, fluttuazioni e interruzioni brevi, assicurando continuità ai processi anche in caso di disturbi dalla rete.

  • Sistemi di protezione da sovratensioni: dispositivi SPD e scaricatori per salvaguardare apparecchiature sensibili da picchi transitori dovuti a fulmini o manovre.

  • Manutenzione proattiva e monitoraggio continuo: piani di controllo periodico e installazione di sistemi di monitoraggio permanente della qualità elettrica, così da prevenire future anomalie e mantenere gli impianti in condizioni ideali.

Tutti questi interventi si traducono in benefici tangibili per la tua azienda. Migliorare la Power Quality significa meno guasti e fermi produzione, più efficienza energetica e bollette più leggere, maggiore durata delle apparecchiature e sicurezza operativa. In definitiva, investire nella qualità dell’energia porta a un incremento della produttività e a una riduzione dei costi nascosti: un vantaggio competitivo non indifferente in un contesto industriale esigente.

Lo sapevi? Oltre a prevenire problemi, una buona Power Quality può migliorare la resa dei tuoi macchinari. Ad esempio, evitare micro-interruzioni e fluttuazioni di tensione riduce gli scarti di produzione e mantiene la qualità del prodotto finale costante. Anche la vita utile di computer, azionamenti elettronici e motori si allunga grazie a un’alimentazione stabile e filtrata da disturbi.

Richiedi il tuo Check-up Elettrico oggi stesso

Non aspettare che un blackout improvviso o l’ennesimo guasto fermino la tua attività. Metti al sicuro la tua produzione con un Check-up Elettrico professionale. I nostri esperti sono pronti ad aiutarti a identificare i problemi prima che diventino costosi fermi macchina.

Richiedi subito un preventivo Check-up e scopri come possiamo migliorare la qualità dell’energia nella tua impresa. È un piccolo passo per te, ma un grande salto verso un’energia più affidabile, efficiente e senza sorprese!

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Le armoniche nella rete elettrica : problemi e soluzioni. I filtri attivi e passivi per le armoniche. Featured

Armoniche negli Impianti Elettrici: Problemi e Soluzioni

Le armoniche negli impianti elettrici sono componenti sinusoidali di frequenza multipla della fondamentale (50 Hz in Italia) generate da carichi non lineari (es. inverter, alimentatori switching, forni, ecc.). La loro presenza distorce la forma d’onda di corrente e tensione, deteriorando la qualità dell’energia erogata e causando molteplici problemi negli impianti industriali. Di seguito analizziamo in dettaglio quali problemi possono creare le armoniche e come risolverli. Se sei un energy manager o un responsabile tecnico e sospetti questi fenomeni nel tuo impianto, contattaci per una consulenza: possiamo offrire analisi mirate di Power Quality e soluzioni su misura per la tua azienda.

Problemi causati dalla presenza di armoniche

Le armoniche di corrente e tensione possono generare numerosi inconvenienti negli impianti elettrici. I principali problemi includono:

  • Perdita di efficienza: la distorsione armonica fa aumentare la potenza apparente richiesta all’impianto a parità di potenza attiva erogata. In pratica, la presenza di correnti armoniche riduce il fattore di potenza totale (PF). Ciò significa che parte dell’energia circolante non compie lavoro utile ma genera solo calore e sollecitazioni elettriche. Ne conseguono sprechi energetici e minore efficienza, spesso accompagnati da penali o costi aggiuntivi in bolletta dovuti al basso fattore di potenza e al maggiore prelievo di potenza apparente (maggiori perdite e picchi di domanda).

  • Surriscaldamento di cavi e connessioni: le armoniche di corrente, soprattutto di ordine elevato, causano extra-riscaldamento nei conduttori per effetto Joule. Ogni componente armonica contribuisce alle perdite, aumentando la temperatura dei cavi e dei quadri elettrici. Inoltre, alle frequenze armoniche entra in gioco il fenomeno pellicolare (skin effect) che concentra la corrente in superficie aumentando la resistenza apparente del conduttore. Il risultato è un surriscaldamento anomalo dei cavi e delle sbarre, con possibili deterioramenti dell’isolamento e riduzione della vita utile dell’impianto. In presenza di alti livelli di THD, è spesso necessario sovradimensionare i cavi o utilizzare sensori termici/termocamere per monitorare la temperatura delle barre e dei conduttori, specialmente nel quadro di neutro.

  • Corrente elevata nel neutro (sovraccarico del neutro): in sistemi trifase a 4 fili, le armoniche cosiddette omopolari (multipli di 3, come la 3ª, 9ª, 15ª) si sommano al conduttore di neutro invece di annullarsi. Ciò può portare a correnti di neutro superiori, surriscaldando pesantemente il neutro. Questo fenomeno richiede attenzione nel dimensionamento dei neutri (spesso sovradimensionandoli rispetto alle fasi) e nella taratura dei relè di sovraccarico, per evitare incendi o danni.

  • Inquinamento della tensione di rete (THDu): le correnti armoniche circolanti nell’impianto causano cadute di tensione armoniche attraverso le impedenze di linea e del trasformatore, generando distorsione anche sulla tensione di alimentazione (THDu). In generale, un THDu superiore al 5-8% è indice di forte inquinamento e può pregiudicare l’affidabilità dell’impianto. È importante monitorare questi indici e mantenerli entro i limiti normativi (la CEI EN 50160 consiglia THD<8% in bassa tensione).

  • Danni e sollecitazioni ai condensatori di rifasamento: i condensatori sono particolarmente suscettibili alle armoniche di corrente e tensione. Una tensione con componenti armoniche genera sulle batterie di condensatori correnti amplificate. Si possono così innescare risonanze serie o parallelo tra la capacità C dei condensatori e le induttanze L dell’impianto alle frequenze armoniche presenti. Tali risonanze possono far circolare correnti elevate nei condensatori, causandone il surriscaldamento e la rottura prematura. Molti banchi di rifasamento tradizionali, privi di reattori di sbarramento, risultano inadatti in impianti con elettronica di potenza moderna. In tali casi è opportuno usare condensatori anti-armoniche (detuned) con reattori per spostare la frequenza di risonanza fuori dagli ordini armonici critici, oppure preferire soluzioni di filtraggio attivo (vedi oltre).

  • Problemi nei trasformatori: le armoniche causano perdite aggiuntive nei trasformatori, riducendone la capacità utile e la vita. In particolare, le correnti armoniche inducono maggiori perdite per correnti parassite e isteresi nel nucleo, aumentando le perdite a vuoto e a carico. Un trasformatore sotto carico non lineare può scaldarsi oltre il previsto e spesso ronza più del normale. Di conseguenza, la potenza erogabile dal trasformatore si riduce e in casi gravi si può arrivare a sovratemperatura e scatto termico. Per ovviare, si ricorre a trasformatori con fattore K elevato dimensionati per sopportare un certo spettro armonico senza surriscaldare. Anche i gruppi elettrogeni soffrono le armoniche: generatori funzionanti vicino al limite di potenza possono non tollerare le perdite addizionali, con stress sull’alternatore e rischio di deterioramento degli isolamenti.

  • Problemi nei motori elettrici: le armoniche di corrente che attraversano i motori asincroni generano perdite addizionali e coppie anomale. Nel statore del motore, la corrente distorta causa extra perdite e maggior riscaldamento degli avvolgimenti. Inoltre, le armoniche di sequenza negativa (es. 5ª, 11ª in sistemi trifase) producono campi magnetici rotanti in senso opposto al fondamentale, generando coppie frenanti pulsanti che riducono la coppia utile del motore e introducono vibrazioni meccaniche. Ne derivano sforzi e usura su alberi e cuscinetti, aumento del rumore e un calo di efficienza complessiva. Un motore soggetto ad alti livelli armonici tende a scaldarsi di più e può vedere ridotta la propria vita utile a causa dell’isolamento stressato termicamente. Se noti surriscaldamenti anomali o vibrazioni nei motori della tua linea produttiva, potrebbe essere il momento di effettuare un’analisi armonica – contattaci per un check-up e soluzioni di filtraggio dedicate!

  • Interventi intempestivi di protezioni (scatti intempestivi): la presenza di armoniche può mandare in tilt i dispositivi di protezione. Ad esempio, i relè di protezione e gli interruttori automatici possono interpretare picchi di corrente armonica come sovraccarichi o guasti e scattare senza motivo reale. I differenziali possono essere influenzati da componenti in alta frequenza che saturano i toroidi, causando scatti spurii. Inoltre, i dispositivi di rifasamento automatico possono commutare erroneamente sotto l’effetto di armoniche, e i fusibili o interruttori termici vedere aumentato il riscaldamento interno. Questi interventi intempestivi portano a fermi impianto non programmati e perdite produttive. Una rete “pulita” da armoniche evita anche falsi allarmi e scollegamenti indesiderati di carichi critici.

  • Altri disturbi e malfunzionamenti generici: livelli elevati di armoniche possono indurre allarmi ingiustificati su apparecchiature elettroniche sensibili, disturbi nelle comunicazioni e blocchi sporadici di dispositivi. Ad esempio, le reti dati e le linee di comunicazione possono subire interferenze elettromagnetiche: armoniche di ordine elevato (oltre il 9°-15°) rientrano nello spettro delle frequenze usate in telecomunicazioni e possono accoppiarsi per induzione nei cavi segnale, generando disturbi e rumore (fenomeno noto come telephonic interference sui cavi telefonici). Le apparecchiature elettroniche di controllo (PLC, azionamenti, alimentatori) possono andare in blocco o reset a causa di micro-interruzioni o deformazioni della tensione in passaggio per lo zero. Anche strumenti di misura tradizionali (contatori elettromeccanici, TA/TV analogici) possono fornire misure errate in presenza di armoniche: ad esempio la 5ª armonica genera una sequenza inversa che può ingannare i vecchi contatori a induzione, facendoli registrare valori non corretti. Nei sistemi con generazione distribuita (fotovoltaico, eolico, ecc.), l’energia immessa e prelevata potrebbe essere misurata inaccuratamente se i misuratori non sono di classe adeguata al contenuto armonico. Tutto ciò evidenzia come un’elevata distorsione armonica possa compromettere l’affidabilità degli impianti e far lievitare i costi operativi (sprechi di energia, manutenzioni straordinarie, fermo impianto).

  • Costi aggiuntivi nascosti: la somma degli effetti sopra descritti si traduce infine in costi economici per l’azienda. Le armoniche comportano infatti maggiori perdite di energia (bollette più salate), riducono l’efficienza dei processi, causano guasti prematuri a motori, trasformatori, condensatori (costi di riparazione e sostituzione) e possibili penali dal distributore per fattore di potenza fuori norma. Studi sui sistemi di distribuzione hanno mostrato che forti distorsioni possono incrementare le perdite fino al 20%. Inoltre, un fattore di potenza degradato da armoniche porta a sovraccosti per richieste di picco (kW/kVA di punta più elevati). Anche la manutenzione straordinaria e i fermi macchina non pianificati hanno un impatto economico rilevante. Investire in soluzioni di mitigazione delle armoniche porta quindi a un duplice beneficio: da un lato riduce i costi energetici e di manutenzione, dall’altro aumenta l’affidabilità e la vita degli asset elettrici.

Come risolvere i problemi di armoniche nell’impianto

Per affrontare la distorsione armonica esistono due approcci strategici:

  1. convivere con le armoniche (accettandole ma limitandone gli effetti tramite sovradimensionamento), oppure

  2. eliminarle o attenuarle con filtri e compensatori dedicati.

Vediamo entrambe le strategie nel dettaglio.

1. Sovradimensionamento e adeguamento dell’impianto (convivere con le armoniche)

La prima strategia consiste nell’accettare la presenza delle armoniche nell’impianto, ma sovradimensionare le apparecchiature in modo da ridurre i problemi causati. In pratica si tratta di progettare e gestire l’impianto tenendo conto delle distorsioni, adottando accorgimenti come:

  • Aumentare le sezioni dei cavi (soprattutto del neutro) per limitare il surriscaldamento: spesso si raddoppia la sezione del neutro rispetto alle fasi in ambienti ad elevato contenuto armonico. Ciò abbassa la resistenza dei conduttori riducendo le perdite Joule e la temperatura. Inoltre cavi più grossi mitigano leggermente l’impedenza di linea, abbassando la percentuale di distorsione di tensione indotta.

  • Utilizzare componenti con rating appropriati: installare trasformatori con fattore K (K-rated) o comunque sovradimensionati in potenza, capaci di gestire le perdite extra dovute alle armoniche senza surriscaldare. Anche i motori e i generatori possono essere scelti con margine di potenza e isolamento superiore, così da tollerare correnti non sinusoidali. I condensatori di rifasamento devono essere di tipo rinforzato (ad esempio con basso $ΔV$ e dotati di induttanze di filtro in serie per bloccare le armoniche).

  • Tarare e selezionare le protezioni adeguatamente: prevedere interruttori automatici di classe adatta (es. curva D o K per avviamenti con componenti in corrente elevate), e differenziali immuni ai disturbi in alta frequenza (marchiati come tipo A o tipo B per componenti continue). Regolare le soglie di allarme/sgancio tenendo conto delle possibili correnti armoniche: ad esempio, molti relè digitali consentono di impostare filtri che ignorano la 3ª o 5ª armonica per evitare scatti intempestivi.

Questa strategia ha il pregio della semplicità concettuale (nessun dispositivo attivo da aggiungere) ma presenta anche svantaggi: il sovradimensionamento comporta costi iniziali maggiori (cavi, trasformatori e macchine più grosse) e non elimina le perdite e i consumi extra dovuti alle armoniche. Si tratta quindi di una soluzione di compromesso, accettabile se il livello di armoniche è moderato e stabile. Tuttavia, quando il contenuto armonico è elevato o si prevedono ampliamenti futuri dell’impianto, è consigliabile passare alla seconda strategia, più efficace e lungimirante.

2. Filtraggio o compensazione attiva delle armoniche (eliminare le armoniche)

La seconda strategia consiste nell’eliminare parzialmente o totalmente le armoniche presenti, installando dispositivi di filtraggio dedicati. L’obiettivo è “pulire” la forma d’onda di corrente (o di tensione) rimuovendo le componenti indesiderate, riportando il THD entro limiti accettabili. Le soluzioni tecniche disponibili rientrano principalmente in tre categorie:

A. Filtri passivi LC (sintonizzati o in banda) – Sono circuiti passivi costituiti da induttanze e condensatori dimensionati per offrire bassa impedenza alle frequenze armoniche da eliminare. Collegati in derivazione sull’impianto, i filtri LC fungono da “trappola” per una specifica armonica (es. un circuito risonante serie tarato a 250 Hz per assorbire la 5ª armonica) oppure per un’intera banda di frequenze. In tal modo, le correnti armoniche vengono dirottate nel filtro invece che fluire attraverso la rete principale. I filtri passivi sono relativamente semplici ed economici e possono anche compensare parte della potenza reattiva mentre filtrano. Tuttavia presentano diversi svantaggi: (1) Efficacia locale – funzionano bene solo nelle condizioni specifiche per cui sono progettati; variazioni nei carichi o aggiunta di nuove utenze possono spostarne la sintonia e comprometterne l’efficacia. (2) Rischio di risonanza con la rete: se non accuratamente studiati, i filtri LC possono interagire con l’impedenza del sistema amplificando altre frequenze (fenomeni di risonanza parallelo/serie). (3) Ingombo e adattabilità limitata: installare filtri passivi in impianti esistenti può risultare difficile per ragioni di spazio e poiché ogni filtro è mirato a specifiche armoniche, l’approccio passivo è poco flessibile rispetto a cambiamenti futuri. In sintesi, i filtri passivi sono indicati per impianti con profilo di carico stabile e dove si conosce con precisione quale armonica mitigare, ad esempio su singoli grossi convertitori o forni.

B. Filtri attivi di armoniche (AFA) o compensatori attivi – Si tratta di dispositivi elettronici di potenza (a controllo digitale) in grado di misurare in tempo reale le correnti armoniche circolanti e di iniettare in rete correnti uguali e contrarie a quelle armoniche, annullandole per sovrapposizione. In pratica, un filtro attivo analizza la forma d’onda e genera la “anti-armonica” corrispondente: la somma vettoriale cancella la distorsione, lasciando in rete una corrente quasi sinusoidale. Questi sistemi agiscono in tempo reale (pochi millisecondi di tempo di reazione) e possono compensare simultaneamente più armoniche di ordine diverso. I filtri attivi moderni, come la serie AccuSine™ di Schneider Electric citata in precedenza, permettono di ridurre il THDi a valori anche sotto il 5%, migliorando drasticamente la Power Quality dell’impianto. Inoltre spesso integrano funzioni aggiuntive utili: possono effettuare rifasamento dinamico (compensando potenza reattiva in eccesso) e bilanciamento carichi tra fasi, contribuendo a ridurre anche la corrente sul neutro. I vantaggi dei filtri attivi sono la elevata efficacia e flessibilità: funzionano indipendentemente dalla variazione dei carichi, si adattano automaticamente al profilo armonico istantaneo e possono essere installati anche in parallelo modulare per aumentarne la capacità. Di contro, sono apparecchiature complesse e dal costo superiore rispetto ai filtri passivi, soprattutto per impianti di grande potenza. Richiedono anche un minimo di manutenzione (ventilazione, componenti elettronici) e consumano una piccola quota di energia per il loro funzionamento. Nonostante ciò, il trend attuale vede un impiego crescente dei filtri attivi nelle industrie e negli edifici commerciali, poiché garantiscono un ritorno dell’investimento grazie ai risparmi energetici e al miglioramento di continuità operativa (meno guasti, meno fermi impianto). La nostra azienda fornisce e installa filtri attivi di ultima generazione: contattaci per una valutazione gratuita dei benefici ottenibili nel tuo stabilimento.

Esempio di filtro attivo (Schneider AccuSine) montato a parete: questi dispositivi iniettano correnti armoniche “inverse” per cancellare le distorsioni in tempo reale, proteggendo l'impianto da sovratemperature e malfunzionamenti.

C. Filtri omopolari (per armoniche di neutro): sono filtri specifici mirati ad eliminare le armoniche di sequenza zero (3ª, 9ª, 15ª, ...) che interessano il conduttore di neutro. Un esempio comune è il trasformatore zig-zag o altre configurazioni di reattori trifase con collegamento speciale: questi dispositivi offrono un percorso a bassa impedenza verso terra per le correnti di terza armonica, assorbendole e impedendo che si propaghino nelle fasi. In sostanza, i filtri omopolari “intrappolano” le armoniche triplene e le dissipano in calore (o le restituiscono alla sorgente continua nel caso dello zig-zag), ottenendo un riequilibrio delle correnti di fase e alleggerendo il neutro. In impianti con moltissimi carichi monofase (uffici con PC, illuminazione LED, data center) i filtri omopolari sono utili per prevenire il sovraccarico del neutro e ridurre il THD complessivo. Spesso sono combinati a sistemi di rifasamento e filtri attivi per coprire tutte le tipologie di armoniche. Il vantaggio è la loro mirata efficacia sulle armoniche di terzo ordine, mentre lo svantaggio è che non agiscono sugli altri ordini armonici non omopolari (5ª, 7ª, etc.), quindi vanno considerati come integrazione ad altri metodi.

Conclusioni

Le armoniche rappresentano una sfida importante per chi gestisce impianti elettrici moderni: ignorarle può portare a costosi problemi di efficienza, affidabilità e sicurezza. Comprendere i fenomeni armonici e le possibili soluzioni è fondamentale per gli energy manager e i responsabili di manutenzione. In questo articolo abbiamo approfondito i principali effetti negativi (perdite aggiuntive, surriscaldamenti, rotture di componenti, malfunzionamenti) e le opzioni correttive (sovradimensionamento, filtri passivi, filtri attivi, ecc.), evidenziando pro e contro di ciascuna.

In generale, la soluzione ottimale dipende dal livello di distorsione presente e dalle caratteristiche dell’impianto. Spesso, un approccio combinato risulta vincente: ad esempio, predisporre un impianto robusto (cavi, trafo, neutro sovradimensionati) e al contempo installare filtri attivi per abbattere le armoniche principali. Così si ottiene un sistema elettrico efficiente, affidabile e conforme alle normative di Power Quality.

Se la tua azienda sta riscontrando problemi di armoniche – come surriscaldamenti inspiegabili, continui scatti di protezioni o disturbi anomali – non aspettare oltre: contattaci per una diagnosi professionale. I nostri tecnici possono effettuare campagne di misura del THD, analizzare lo spettro armonico e proporre soluzioni mirate (compensazione attiva, rifasamento filtrato, ecc.) per eliminare il problema alla radice. Investire nella qualità dell’energia significa assicurare continuità produttiva, ridurre i costi energetici e proteggere i propri beni impiantistici nel lungo termine. Migliora la power quality oggi per evitare disagi e spese domani!

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I fondamenti matematici per capire le armoniche : serie di Fourier , spettro e distorsione armonica totale THD Featured

Dopo l'articolo di introduzione sulle armoniche negli impianti elettrici , in questo approfondimento cercheremo di illustrare le basi matematiche che stanno dietro la trattazione e alcune definizioni riguardanti le armoniche stesse.

Gli strumenti matematici che stanno alla base di tutta l'analisi armonica sono il teorema di Fourier e la serie di Fourier. Ricordiamo che il problema delle armoniche negli impianti elettrici è dato da una deformazione della forma d'onda della corrente e della tensione  , deformazione dovuta alla presenza di carichi non lineari , rispetto alla forma d'onda perfettamente sinusoidale che ci aspetteremmo nel caso ideale di carichi lineari . La forma d'onda resta comunque periodica , ovvero è rappresentata da una funzione f(t) tale che f(t+T)=f(t) dove T è il appunto il periodo . Dal periodo T si ricava la pulsazione come ω = 2π/T .

Ora il teorema di Fourier ci dice che una funzione periodica di periodo T e di pulsazione ω può sempre essere scomposta in una serie infinita di funzioni sinusoidali , detta appunto serie di Fourier . Esistono diverse forme per la serie di Fourier , quella adottata in elettrotecnica è la forma polare , che associa a ciascuna sinusuoide un'ampiezza Yn e una fase Φn .

La serie di Fourier , in questa forma , è descritta dalla formula seguente : 

y(t) = Y0 + Σn=1n=∞ Yn * sen ( n*ω*t - Φ)

Andando a rappresentare su un grafico in cui sulle ascisse c'è la pulsazione o frequenza di ciascuno dei termini di tale serie ( che essendo ωn=n*ω è un multiplo della pulsazione della fondamentale ω ) e sulle ordinate sono riportate le ampiezze Yn si ottiene il cosiddetto spettro di ampiezza. Analogamente riportando sulle ordinate le fasi Φn si ha lo spettro di fase .

Osservando lo spettro di ampiezza , sia della tensione che della corrente , si hanno notevoli informazioni sulla presenza delle armoniche e sulla qualità dell'energia nell'impianto considerato : nella situazione ideale di tensione e corrente perfettamente sinusoidale , infatti , l'unica componente con ampiezza non nulla è Y1 , detta armonica fondamentale o prima armonica. Viceversa , più la qualità dell'energia è distorta o inquinata , più le ampiezze delle armoniche successive saranno presenti e di valore non trascurabile.

Un parametro che fornisce subito una valutazione della presenza delle armoniche mediante un valore numerico , quindi con un contenuto informativo meno vario ma più sintetico e di notevole importanza per i riferimenti normativi , è la distorsione armonica totale THD , che viene calcolata come :

THD = ( √ Σn=2n=∞ Yn2 ) / Y1

In pratica si tratta di una misura dei valori efficaci delle armoniche di ordine da 2 a ∞ comparate rispetto al valore efficace fondamentale. Notare che in caso di assenza di armoniche il THD è nullo.

A seconda che le ampiezze siano di tensione o corrente si ottiene la distorsione armonica totale di tensione 

THDV = ( √ Σn=2n=∞ Vn2 ) / V1

e la distorsione armonica totale di corrente 

THDI = ( √ Σn=2n=∞ In2 ) / I1 .

Una classificazione della qualità dell'energia in base ai valori di THDI e THDV può essere la seguente :

- valori di THDinferiori al 10% possono ritenersi accettabili
- valori di THDcompresi tra il 10% e il 50% caratterizzano una distorsione non indifferente che può creare problemi e deve determinare nei progettisti particolari accorgimenti , come il sovradimensionamento dei conduttori
- valori di THDI superiori al 50% determinano una distorsione armonica molto forte e necessitano da parte del progettista di mettere in atto le soluzioni affrontati nell'articolo sulla riduzione delle armoniche ( filtri passivi o attivi a seconda della casistica ).

La distorsione in tensione ha invece limiti di tolleranza decisamente inferiori :

- valori di THDinferiori al 5% possono ritenersi accettabili
- valori di THDcompresi tra il 5% e l'8% caratterizzano una distorsione non indifferente che può creare problemi e deve determinare nei progettisti particolari accorgimenti , come il sovradimensionamento dei conduttori
- valori di THDV superiori all'8% determinano una distorsione armonica molto forte e necessitano di filtraggio .

 

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Le Armoniche negli impianti elettrici : cosa sono e come si creano Featured

Cosa sono le Armoniche

Le Armoniche sono Correnti elettriche o Tensioni elettriche sinusoidali che hanno una frequenza pari a un multiplo intero della frequenza del sistema di distribuzione ( 50Hz in Italia ) , denominata frequenza fondamentale. Esse, sovrapponendosi rispettivamente alla Corrente Fondamentale e alla Tensione Fondamentale provocano la distorsione della forma d’onda.

Quando si alimenta un’apparecchiatura elettrica in alternata, ci si aspetta che essendo la tensione di forma sinusoidale, anche la corrente assorbita dal carico sia sinusoidale; ciò però, purtroppo, è vero solo per alcuni tipi di carichi che sono detti carichi lineari , ovvero quei carichi dove la relazione che lega l’ingresso e l’uscita (e quindi tensione e corrente), sia rappresentata da una retta. Oggi invece, con l’avvento di nuove tecnologie nell'industria , nel terziario e anche in ambito civile , è sempre più diffusa la presenza di un’altra tipologia di carichi, che sono detti carichi non lineari nei quali la relazione tra corrente e tensione non è più rappresentata da una retta.

La causa principale delle armoniche risiede proprio nel fatto che nella maggior parte degli impianti si fa uso di apparecchiature che utilizzano l’Elettronica di Potenza ( Carichi Non Lineari ) , come Inverter , UPS , macchine a controllo numerico. In generale, la rete fornisce un’alimentazione di 50/60 Hz di tensione sinusoidale e la forma d’onda della corrente fornita dalla sorgente in risposta al fabbisogno del carico, dipende dal tipo di carico :

- in caso di carichi lineari, la corrente assorbita è sinusoidale e ha la stessa frequenza della tensione ( può essere al massimo sfasata di certo angolo ø rispetto alla tensione , detto sfasamento e determinando un altro problema di qualità dell'energia elettrica . Lo sfasamento deve essere infatti contenuto entro certi valori : il fattore di potenza , che si calcola come cosø deve essere sopra il valore 0.9 , altrimenti l'ente erogatore può applicare una penale in bolletta ) ; la legge di Ohm stabilisce un rapporto lineare tra la Tensione e la Corrente ( V=R*I ) con un coefficiente costante , ovvero l’impedenza del carico;
- nel caso di carichi non lineari, la corrente assorbita dal carico è periodica ma non sinusoidale: in tal caso la forma d’onda della corrente è distorta dalle correnti armoniche. In questo caso l’impedenza del carico varia nel singolo periodo e il rapporto tra la corrente e la tensione non è lineare. La corrente assorbita dal carico sarà data da una combinazione di :

1.Una corrente sinusoidale denominata fondamentale, alla frequenza di 50/60 Hz

2. Armoniche, ossia correnti sinusoidali con un’ampiezza minore di quella della fondamentale, ma con frequenza che è un multiplo della fondamentale e che definisce l’ordine armonico.

Le armoniche generate dai carichi non lineari generano 3 tipi di correnti armoniche, tutte di ordine dispari ( la sinusoide è una funzione dispari ) ovvero:

1. Armoniche H7-H13 - Sequenza Positiva
2. Armoniche H5-H11 - Sequenza Negativa
3. Armoniche H3-H9 - Omopolari

Importante porre l’accento sul fatto che le correnti armoniche omopolari ( H3 e multipli dispari, scritte 3*(2k+1) con k numero intero ) , nei sistemi trifase si sommano nel conduttore di neutro e ciò è dovuto al fatto che il proprio ordine 3*(2k+1) è multiplo del numero di fasi, ossia coincidono con lo spostamento delle correnti di fase (1/3 di periodo).

Ciò permette di esprimere un’importante considerazione, ovvero che quando non ci sono armoniche la corrente nel neutro è uguale a 0; quando ci sono le armoniche , la corrente nel neutro è uguale a: I1+I2+I3=3 I H3 e per questo nei casi di impianti elettrici con neutro distribuito bisogna prestare particolare attenzione alle armoniche di questo tipo.

[ Autore : Vincenzo Ronca - Perito Industriale Spec. Elettrotecnica e Automazione ]

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Ridurre lo spunto dei motori elettrici : Stella/triangolo , soft starter , inverter , reostati e reattanze

Uno dei principali problemi nell'utilizzo industriale dei motori elettrici , soprattutto quelli asincroni trifase che sono tra i più diffusi , è la corrente di spunto . Infatti all'avvio del motore ( e in ogni transitorio che preveda fasi ON/OFF ) il motore assorbe una corrente che può arrivare anche a 8:10 volte la corrente a regime , a seconda delle caratteristiche del motore e della macchina su cui è montato , che può prevedere un avvio a vuoto o parzialmente sotto carico.

Questo può determinare diversi problemi al sistema che eroga la potenza al motore : dimensionamento delle linee e degli interruttori ( che possono aprire il circuito se le curve dei magnetotermici non sono adatte a certi sovraccarichi ) , necessità di impegnare una potenza maggiore con l'ente erogatore ( quota fissa in bolletta ) o , nel caso il motore sia alimentato in condizioni ordinarie o di emergenza da un generatore elettrico , anche l'impossibilità di avviare il l'apparecchiatura che utilizza il motore ( compressore , pompa , condizionatore , ecc )  se la potenza meccanica del gruppo elettrogeno è inferiore alla potenza richiesta allo spunto.

Per tutti questi motivi , sono stati studiati diversi metodi più o meno elaborati per ridurre il coefficiente di spunto del motore. Vediamone alcuni :

1) Impedenze variabili ( resistenze o reattanze variabili ) :

- nei motori a rotore avvolto , potendo accedere al circuito rotorico , viene inserito un reostato di avviamento in serie a ciascuna fase di tale circuito. Dimensionando opportunamente il valore di tale resistenza , si può ottenere anche un avvio con buoni valori della coppia motrice. Il reostato , completamente inserito al momento dell'avviamento mediante delle spazzole , verrà gradualmente disinserito , mentre il rotore accelera. Alla fine della manovra verrà ripristinato il cortocircuito agli anelli , sollevando le spazzole del circuito reostatico al fine di ridurre le perdite per attrito.

- nei motori in cui il rotore è in cortocircuito e non accessibile ( motori a gabbia semplice ) , non potendo accedere al circuito rotorico , vengono inserite delle impedenze statoriche che , con la loro caduta di tensione , limitano la tensione al motore. In questo modo viene però anche ridotta la coppia di avviamento , che viene aumentata gradatamente insieme alla tensione fino a disinserire i resistori ad avviamento terminato . I motori asincroni più diffusi sono quelli con rotore a gabbia semplice , in cui l'avvolgimento rotorico è costituito da sbarre collegate frontalmente da due anelli conduttori che determinano perennemente il corto circuito dell'avvolgimento.

Si è parlato genericamente di impedenze , perché si può ricorrere sia a resistenze che reattanze , ciascuna delle quali presenta vantaggi e svantaggi :

- le resistenze causano perdite per effetto Joule
- le reattanze abbassano ulteriormente il fattore di potenza

Un esempio di reattanza trifase per avviamento motore ( fonte CTA SRL )
Un esempio di reattanza trifase per avviamento motore ( fonte CTA SRL )

2) Avviamento stella-triangolo :

anche l'avviamento con commutazione stella-triangolo rientra nelle tecniche di avviamento con riduzione della tensione. Infatti nel motore in cui le fasi statoriche sono collegate a stella , viene predisposto un commutatore che , alla partenza , li collega a stella . In questo modo :

- la tensione di alimentazione di ogni fase risulta √3 volte inferiore a quella con collegamento ordinario a triangolo
- la corrente di spunto si riduce di 1/3 rispetto a quella che si avrebbe con inserzione diretta ( collegamento a triangolo )
- anche la coppia motrice si riduce di 1/3

Come per i reostati , al termine della fase di avviamento , il commutatore torna nella posizione di regime , facendo in modo che le fasi statoriche tornino ad essere collegate a triangolo. L'avviamento stella triangolo ha avuto una grande diffusione prima dell'avvento dei dispositivi a semiconduttore come Softstarter e Inverter , perché è di semplice realizzazione ed è utilizzato per motori di media e piccola potenza , fino a qualche centinaio di kW.

3) Soft-Start : 

anche i softstarter ( detti anche avviatori statici ) rientrano tra le metodologie di avviamento che riducono la tensione rispetto all'avvio diretto , ma grazie all'impiego dei semiconduttori di potenza e spesso all'integrazione a bordo di dispositivi logici , permette il ricorso a tecniche più complesse dell'avviamento stella-triangolo o delle impedenze.

L'avviamento viene effettuato ad esempio con una rampa di tensione di cui si può programmare il valore iniziale , il tempo di accelerazione ( ascesa della rampa ) , la coppia iniziale. Questo permette un avviamento dolce e graduale che riduce lo stress meccanico e gli strappi. La stessa funzionalità può essere impiegata per la decelerazione , che impedisce arresti troppo bruschi del motore che possono essere svantaggiosi in diverse applicazioni come nastri trasportatori e pompe ( colpo d'ariete ). Altre funzionalità che integrano gli avviatori statici soft start sono :

- contattore di by-pass che esclude l'intero avviatore quando il motore è stato avviato , riducendo le perdite per effetto joule sui semiconduttori
- protezione termica del motore
- moduli di comunicazione bus per il controllo remoto

Il vantaggio dei softstart è anche quello di non essere eccessivamente costosi : per avere una panoramica dei prezzi in base alle potenze e alle funzionalità , consulta l'apposita sezione del nostro catalogo sugli azionamenti elettrici .


Un softstarter della Schneider Electric : sono ben visibili le regolazioni per la tensione iniziale e il tempo iniziale e finale della rampa 

4) Inverter :

il principio di avviamento dei motori asincroni con gli inverter è la tipologia decisamente più avanzata e quindi più costosa rispetto alle precedenti. Un inverter è infatti un convertitore statico di frequenza , pertanto il controllo dell'avviamento avviene modificando non solo la tensione ma anche la frequenza.

In un motore asincrono , infatti , la regolazione della velocità può essere realizzata variando la frequenza della tensione di alimentazione , perché la la velocità di rotazione del campo magnetico rotante varia proporzionalmente alla frequenza :

ns=60*f/p dove p è il numero di poli

In particolare , poiché la coppia del motore è proporzionale al rapporto tra la tensione e la frequenza [ CM≈K*(V/f) ] , potendo agire su entrambi questi parametri in modo da mantenere il rapporto più possibile costante , l'avviamento tramite inverter ha il grande vantaggio di poter effettuare un avviamento senza riduzione della coppia motrice.

Altri vantaggi sono che , essendo il convertitore un dispositivo elettronico che riceve in ingresso corrente alternata , la raddrizza e poi la trasforma nuovamente in corrente alternata di frequenza e tensioni diverse , all'ingresso il fattore di potenza è molto alto ( superiore a 0.9 ) e non è necessario rifasamento. Per contro , questa operazione comporta la generazione a monte di disturbi elettromagnetici sotto forma di armoniche , che vanno opportunamente filtrate per non portare ripercussioni alla rete dell'ente erogatore.

In generale il controllo dell'avviamento dell'avviamento di un motore asincrono tramite inverter può essere visto come un caso particolare di controllo della velocità : l'inverter viene impiegato in quelle applicazioni dove il controllo della velocità del motore deve essere tenuto sempre sotto controllo e , a differenza del softstart , non viene disinserito una volta terminato l'avviamento , ma il driver continua a fornire al motore i parametri di funzionamento.

Il controllo di velocità tramite inverter è un argomento molto più ampio e complesso del solo avviamento , così ampio che sarà trattato in una sezione a parte : si pensi ad esempio che oltre agli inverter che permettono il controllo V/f , detti inverter scalari , ci sono oggi sul mercato anche gli inverter vettoriali che oltre alle variabili tensione e frequenza permettono di controllare direttamente la coppia del motore , rendendo via via i motori asincroni concorrenziali coi motori in corrente continua nelle applicazioni di automazione industriale avanzata , dove è richiesta notevole precisione.

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Classificazione degli UPS : Online Doppia Conversione, Line Interactive, VFI, VI, VFD. Guida Elettrotecnica Norme CEI Lettera U

 UPS - GRUPPI STATICI DI CONTINUITA'

I gruppi statici di continuità o UPS ( dall'acronimo inglese uninterruptible power supply ) sono apparecchiature elettriche che servono a garantire la continuità e la qualità dell'alimentazione elettrica a carichi che necessitano di tensione stabile e di qualità.

Si è volutamente citata la qualità della tensione a fianco della continuità della tensione , perché i gruppi statici di continuità , a differenza dei gruppi elettrogeni , proteggono le apparecchiature non solo da assenze di tensione di durata apprezzabile dall'uomo ( di durata da qualche secondo in su ) , ma anche interruzioni di frazioni di secondo , abbassamenti di tensione , ecc

Particolari tipologie di UPS , che vedremo fra poco , sono infatti impiegate anche in tutte quelle applicazioni in cui la tensione non solo deve essere continua , ma anche di buona qualità. Proteggono infatti da tutta un'altra serie di anomalie della tensione che non rientrano fra le interruzioni : sovratensioni , variazioni di frequenza , spikes , ecc.

Per questi motivi , nella scelta di un Gruppo Statico di continuità , vanno considerate non solo la potenza in relazione al carico da alimentare , l'autonomia , il tipo di ingresso e di uscita ( monofase e trifase ) , ma anche la tecnologia realizzativa , che viene comunemente suddivisa in : Offline , Online Doppia Conversione , Line Interactive. Di seguito andremo a presentare a grandi linee le caratteristiche di queste tipologie , poi vedremo come essere sono classificate dalla norma che regola questa classificazione : la CEI EN 62040-3 .

UPS Offline o Standby : questi gruppi di continuità sono i più semplici e al tempo stesso i più economici , perché finché c'è tensione in ingresso , la forniscono direttamente all'uscita così com'è. In caso di assenza di tensione , commutano invece sull'uscita la tensione prodotta tramite batterie e inverter. Si intuisce facilmente che questo genere di UPS può garantire continuità ma non qualità di tensione al carico , perché eventuali disturbi vengono riportati anche all'uscita.

UPS Line Interactive : in questi UPS quando c'è tensione in ingresso , questa viene riportata in uscita ma passando per un dispositivi stabilizzatori di tensione ( AVR , Automatic Voltage Regulator ) . L'inverter e le batterie vengono coinvolte quando la tensione di rete è assente ( o esce da un determinato range di parametri ? ). Rispetto agli UPS offline , questi gruppi di continuità operano quindi una "pulizia della tensione",  ma riguarda soprattutto la tensione ( contro sovratensioni e sottotensioni ( brown out ) , meno la frequenza e altri disturbi. 

UPS Online a Doppia Conversione : in questi UPS l'inverter e la batteria sono sempre in funzione , quindi l'onda sinusoidale in uscita viene sempre ricreata e i disturbi presenti nella tensione in ingresso non si ripercuotono sull'uscita. E' chiaro che questo genere di gruppi di continuità sono quelli che , oltre a garantire la continuità , forniscono la maggior pulizia e qualità della tensione.

Le tre descrizioni precedenti trovano immediata corrispondenza nella classificazione degli UPS secondo la norma CEI EN 62040-3 : tale classificazione prevede infatti tre sigle , la prima delle quali ha una corrispondenza 1:1 con le tecnologie Offline , Line Interactive , Online Doppia Conversione.

Vediamo nel dettaglio tale classificazione :

1) la prima sigla definisce la relazione fra uscita e ingresso.

1A) Si parla di UPS VFI ( Voltage and Frequency Independent ) quando sia la tensione che la frequenza dell'uscita sono indipendenti da tensione e frequenza dell'ingresso. E chiara la relazione fra UPS VFI e UPS Online Doppia Conversione . 

1B) Si parla di UPS VI ( Voltage Independent ) , quando solo la tensione in uscita è indipendente da quella in ingresso. E' appunto il caso degli UPS Line Interactive

1C) Si parla di UPS VFD ( Voltage and Frequency Dependent ) quando né la tensione né la frequenza dell'uscita possono dirsi indipendenti . Si tratta , come visto sopra , degli UPS Offline .

2) La seconda sigla definisce la distorsione della forma d'onda d'uscita ( sinusoidale e non sinusoidale )

3) La terza sigle definisce le modalità di inserzione del carico

Bibliografia e libri per approfondire :

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L'inverter : cos'è , a cosa serve e in quali applicazioni viene impiegato .

1. L'Inverter come Cuore Pulsante dell'Elettronica di Potenza

L'inverter è un dispositivo essenziale nel panorama dell'elettronica di potenza, la cui funzione fondamentale è convertire la corrente continua (DC) in corrente alternata (AC). Questa conversione è necessaria poiché la maggior parte delle apparecchiature elettriche e dei sistemi di distribuzione dell'energia operano in corrente alternata, mentre le fonti di energia come batterie, pannelli solari e celle a combustibile producono corrente continua. La rilevanza dell'inverter si è notevolmente ampliata oltre la semplice conversione di base, evolvendosi in un componente intelligente in grado di regolare tensione, frequenza e forma d'onda, garantendo stabilità e qualità della potenza.

La storia dell'inverter è un percorso che riflette l'evoluzione tecnologica dei convertitori di potenza. Le prime incarnazioni, risalenti all'inizio del XX secolo, erano macchine elettromeccaniche conosciute come convertitori rotanti o gruppi motore-generatore. Questi dispositivi convertivano la DC in AC utilizzando un motore AC accoppiato direttamente a un generatore, con una complessità meccanica che richiedeva una manutenzione costante, risultando ingombranti e notevolmente inefficienti. L'espressione "inverter" deriva proprio dal concetto di "convertitore invertito", poiché questi sistemi potevano anche essere fatti funzionare al contrario, convertendo DC in AC.

La vera rivoluzione avvenne a partire dalla metà del secolo, con l'avvento dei semiconduttori. L'invenzione del transistor negli anni '40 aprì la strada a dispositivi di commutazione più piccoli e affidabili. Tuttavia, fu l'introduzione del tiristore (o Silicon-Controlled Rectifier - SCR) nel 1957 a segnare il passaggio definitivo ai circuiti inverter a stato solido. Questi nuovi componenti permisero una gestione più efficiente della potenza, una significativa riduzione di dimensioni e peso e l'eliminazione delle parti in movimento. L'evoluzione successiva, con l'introduzione di transistor a semiconduttore come i MOSFET e gli IGBT, ha reso l'inverter un componente onnipresente e fondamentale, un pilastro dell'infrastruttura energetica moderna che abilita la transizione verso la mobilità elettrica, le energie rinnovabili e la digitalizzazione delle reti. Questa trasformazione non ha solo miniaturizzato la tecnologia, ma ha anche reso economicamente e tecnicamente sostenibili sistemi che in precedenza erano appannaggio esclusivo di grandi installazioni industriali, come gli impianti fotovoltaici su tetto o i moderni sistemi di alimentazione di emergenza.

2. Principi Operativi degli Inverter Moderni

Il funzionamento di un inverter a stato solido si basa sulla commutazione rapida di interruttori a semiconduttore. In un circuito di base, la tensione continua in ingresso viene applicata a un trasformatore attraverso interruttori che invertono rapidamente la direzione della corrente. Questo processo, alternando la polarità della tensione continua, genera in uscita una forma d'onda alternata. L'onda più semplice ottenibile con questo metodo è l'onda quadra, che, sebbene sia una forma d'onda AC, presenta un'elevata distorsione armonica. Per renderla utilizzabile dalla maggior parte delle apparecchiature, e per evitare problemi come il surriscaldamento nei carichi induttivi, è necessario approssimarla a una sinusoide pura. Questo risultato si ottiene utilizzando filtri passa-basso, composti tipicamente da induttori e condensatori, che agiscono per attenuare le armoniche e smussare l'onda quadra in uscita.

La scelta degli interruttori a semiconduttore è un fattore determinante per le prestazioni di un inverter. Le due tecnologie predominanti basate sul silicio sono i MOSFET (Metal Oxide Semiconductor Field Effect Transistor) e gli IGBT (Insulated Gate Bipolar Transistor).

  • I MOSFET sono dispositivi unipolari che utilizzano unicamente elettroni come portatori di carica. Sono noti per la loro elevata velocità di commutazione, che li rende ideali per applicazioni a bassa e media potenza (decine-centinaia di volt) e ad alta frequenza, come negli alimentatori switching e nei convertitori di tensione.
  • Gli IGBT combinano le caratteristiche di controllo in tensione di un MOSFET con la capacità di trasporto di corrente di un transistor bipolare. Sono dispositivi bipolari, che utilizzano sia elettroni che lacune come portatori, e sono ottimizzati per applicazioni ad alta potenza e alta tensione (centinaia-migliaia di volt). Sebbene abbiano una velocità di commutazione inferiore rispetto ai MOSFET (tipicamente sotto i 20 kHz), la loro capacità di gestire elevate correnti in modo efficiente li rende la scelta preferita per azionamenti di motori, inverter industriali e UPS di grande capacità. Questa loro capacità deriva dalla modulazione di conduttività, un effetto che riduce drasticamente la resistenza in stato di conduzione anche ad alte temperature.

Il panorama dei semiconduttori di potenza sta vivendo una nuova fase evolutiva grazie all'introduzione dei materiali a banda proibita larga (Wide-Bandgap - WBG), come il Carburo di Silicio (SiC) e il Nitruro di Gallio (GaN). Questi materiali offrono vantaggi significativi rispetto al silicio tradizionale:

  • Maggiore efficienza: Operano con minori perdite di commutazione, che si traduce in un minor calore generato e, di conseguenza, in una minore necessità di dissipazione termica.
  • Alte frequenze di commutazione: La loro capacità di operare a frequenze molto più elevate (a volte oltre gli 80 kHz) consente di ridurre drasticamente le dimensioni dei componenti passivi, come trasformatori, condensatori e induttori.
  • Maggiore densità di potenza: Inverter basati su SiC e GaN sono più compatti, leggeri e in grado di gestire maggiori potenze a parità di volume.

L'emergere di SiC e GaN sta rivoluzionando settori come i veicoli elettrici, dove sono utilizzati per gli inverter di trazione e i caricabatterie a bordo per migliorare l'autonomia e i tempi di ricarica. Analogamente, nel campo delle energie rinnovabili, questi semiconduttori consentono inverter solari più efficienti e affidabili, riducendo le perdite di energia e migliorando le prestazioni complessive del sistema. L'introduzione di questa tecnologia rappresenta una rottura del tradizionale compromesso tra efficienza, densità di potenza e costo, offrendo una soluzione ad alte prestazioni per le applicazioni più esigenti.

3. Tecniche Avanzate di Modulazione e Controllo

La semplice generazione di un'onda quadra non è sufficiente per le applicazioni moderne. È necessario un controllo sofisticato per regolare la tensione e la frequenza di uscita, minimizzare le armoniche e ottimizzare l'efficienza. A tal fine, la Modulazione a Larghezza di Impulso (PWM - Pulse Width Modulation) è diventata la tecnica di controllo standard per gli inverter a stato solido.

Il principio del PWM consiste nel variare la larghezza degli impulsi di commutazione (il duty cycle) per controllare la tensione media di uscita. Questo viene tipicamente realizzato confrontando un segnale di riferimento (solitamente un'onda sinusoidale) con un segnale portante ad alta frequenza (solitamente un'onda triangolare). Gli interruttori dell'inverter commutano ogni volta che i due segnali si intersecano. Il risultato è una serie di impulsi la cui larghezza varia in proporzione all'ampiezza del segnale sinusoidale di riferimento.

I principali vantaggi di questa tecnica sono molteplici:

  • Regolazione della tensione: La tensione efficace (RMS) dell'uscita può essere controllata in modo continuo semplicemente variando l'ampiezza del segnale di riferimento (indice di modulazione).
  • Riduzione delle armoniche: Generare un treno di impulsi in ogni semi-ciclo aiuta a ridurre il contenuto armonico indesiderato, migliorando la qualità dell'onda in uscita e riducendo le perdite del sistema.

Per gli inverter trifase, esistono tecniche di modulazione ancora più avanzate. Sebbene la SPWM (Sinusoidal Pulse Width Modulation) sia una tecnica comune che estende il principio PWM a tre fasi sfalsate di 120°, la SVM (Space Vector Modulation) è considerata una metodologia superiore. La SVM è una tecnica di modulazione digitale che offre un utilizzo più efficiente della tensione disponibile dal bus DC, consentendo di ottenere una tensione di uscita circa il 15% superiore rispetto alla SPWM. Inoltre, riduce significativamente la distorsione armonica totale (THD), migliorando la qualità dell'energia e l'efficienza. Questo risultato è ottenuto evitando commutazioni non necessarie, che riduce le perdite e migliora l'affidabilità dell'inverter. La sofisticazione del controllo è ciò che ha trasformato l'inverter da un semplice convertitore in una tecnologia abilitante per le applicazioni più esigenti.

Un esempio di controllo avanzato è il Controllo Diretto di Coppia (DTC - Direct Torque Control), una tecnologia proprietaria utilizzata da ABB nei suoi azionamenti industriali. A differenza dei metodi di controllo tradizionali che agiscono indirettamente sulle correnti del motore, il DTC controlla direttamente il flusso magnetico e la coppia del motore, eliminando la necessità di stadi di modulazione aggiuntivi e consentendo una dinamica di controllo che si avvicina al limite teorico. Questo si traduce in un controllo di velocità e coppia estremamente preciso, anche a velocità molto basse o prossime allo zero. L'inverter, in questo caso, non è solo un convertitore di frequenza, ma un sistema di controllo ad alta precisione che assicura che il motore si adatti istantaneamente alle richieste del carico senza la necessità di feedback di posizione o velocità, come gli encoder, per la maggior parte delle applicazioni.

4. Applicazioni e Topologie di Inverter in Diversi Settori

4. Applicazioni e Topologie di Inverter in Diversi Settori

La versatilità dell'inverter ha portato alla sua adozione in una vasta gamma di settori, ognuno con requisiti specifici che hanno stimolato lo sviluppo di diverse topologie.

4.1. Inverter per Sistemi Fotovoltaici

L'industria fotovoltaica è uno dei principali motori dell'innovazione nel campo degli inverter. La scelta dell'inverter in un impianto solare dipende principalmente dalla sua architettura e dalla sua dimensione.

  • Inverter Centralizzati: Questa topologia, la più antica, si basa sull'uso di un singolo inverter di grande potenza per gestire l'energia di un intero campo di pannelli. Sono comunemente impiegati nelle centrali solari su larga scala e in progetti industriali, dove la loro efficienza in termini di costo per kilowatt installato li rende una scelta vantaggiosa. Tuttavia, presentano svantaggi significativi, come la presenza di un singolo punto di guasto che può interrompere l'intera produzione dell'impianto e un'efficienza ridotta in condizioni di ombreggiamento parziale, poiché il tracciamento del punto di massima potenza (MPPT) avviene a livello di sistema anziché a livello di singolo modulo o stringa.
  • Inverter di Stringa: Questa soluzione è diventata la scelta predominante per impianti residenziali e commerciali di piccole e medie dimensioni. Consiste nel collegare i pannelli in "stringhe" e dedicare a ogni stringa un inverter separato. Questo approccio modulare offre un MPPT distribuito, che permette di ottimizzare la produzione anche in presenza di ombreggiamento o disallineamento dei pannelli.
  • Microinverter: Rappresentano l'evoluzione più recente e avanzata degli inverter per il fotovoltaico distribuito. Un microinverter viene installato dietro a ogni singolo pannello, convertendo la corrente DC in AC direttamente alla fonte. Il vantaggio principale risiede nel controllo MPPT a livello di modulo, che massimizza la produzione anche in condizioni di ombreggiamento estremo o quando i pannelli hanno performance disomogenee. Offrono inoltre una maggiore sicurezza (la tensione DC è limitata al singolo pannello) e una scalabilità intrinseca che semplifica l'aggiunta di nuovi pannelli. Nonostante il costo iniziale per kW sia superiore, i microinverter garantiscono una flessibilità e una produzione energetica superiore in ambienti complessi.

4.2. Sistemi di Accumulo e Mobilità Elettrica

Gli inverter giocano un ruolo cruciale nell'integrazione dei sistemi di accumulo di energia. Gli inverter ibridi sono dispositivi evoluti che gestiscono sia l'energia prodotta dai pannelli solari che l'energia accumulata in un sistema di batterie. Questa funzionalità intelligente massimizza l'autoconsumo, consentendo di utilizzare l'energia solare prodotta in eccesso durante il giorno anche di notte o in giornate nuvolose. Questo approccio riduce la dipendenza dalla rete elettrica pubblica, con un risparmio significativo sulla bolletta e una maggiore indipendenza energetica.

Un'altra applicazione trasformativa è la tecnologia Vehicle-to-Grid (V2G), che utilizza inverter bidirezionali nei veicoli elettrici (EV). Questi inverter non solo permettono la ricarica della batteria (da AC a DC), ma anche il flusso inverso (da DC a AC) per re-immettere l'energia accumulata nella rete elettrica. In questo modo, le batterie degli EV si trasformano da semplici carichi in vettori energetici mobili e flessibili, capaci di stabilizzare la rete durante i picchi di consumo o di assorbire l'eccesso di energia da fonti rinnovabili intermittenti come eolico e solare. La funzione bidirezionale dell'inverter trasforma l'auto elettrica da un semplice carico a una risorsa attiva per la rete, un concetto che ridefinisce l'intera dinamica del consumo energetico.

4.3. Automazione e Controllo dei Motori Elettrici

Gli inverter, noti anche come azionamenti a frequenza variabile (VFD - Variable Frequency Drives), sono componenti fondamentali nell'automazione industriale per il controllo preciso dei motori elettrici. In passato, i motori elettrici funzionavano con un ciclo on-off a piena potenza, un metodo inefficiente che consumava energia in modo sproporzionato rispetto alle esigenze del carico. Oggi, grazie alla tecnologia inverter, è possibile regolare la velocità e la coppia del motore in base alle necessità, riducendo gli sprechi e migliorando l'efficienza complessiva.

Un'applicazione cruciale è il controllo della velocità e della posizione dei motori. L'inverter, in base a una funzione di comando, genera una corrente di uscita controllabile per far sì che il motore si comporti come desiderato. Ad esempio, il

Controllo Diretto di Coppia (DTC), una tecnologia avanzata di ABB, elimina la necessità di feedback esterni come gli encoder e offre un controllo estremamente preciso del flusso magnetico e della coppia del motore, permettendo di adattare istantaneamente le prestazioni del motore alle richieste del carico. Questo si traduce in un'alta accuratezza di velocità e coppia anche a velocità prossime allo zero.

4.4. Saldatrici Inverter

Le saldatrici inverter rappresentano un'evoluzione significativa rispetto alle tradizionali saldatrici a trasformatore. La loro caratteristica distintiva è l'alta frequenza di lavoro, che porta a numerosi vantaggi pratici.

  • Portabilità e leggerezza: Il volume e il peso del trasformatore, uno dei componenti più pesanti delle saldatrici tradizionali, sono inversamente proporzionali alla frequenza operativa. Operando a frequenze molto superiori (da 300 a 2000 Hz) rispetto alla frequenza di rete (50 Hz), le saldatrici inverter riescono a ridurre il peso a 1/10 o 1/5 rispetto ai modelli convenzionali, rendendole estremamente compatte e portatili.
  • Efficienza energetica: Grazie alla riduzione delle dimensioni e del peso di trasformatori e reattori, si riducono anche le perdite di potenza associate, portando a un significativo risparmio energetico e consentendo l'utilizzo anche con un contatore domestico da 3 kW.
  • Maggiore controllo: Le saldatrici inverter più avanzate integrano tecnologie come il Power Factor Control (PFC), che migliora l'erogazione della corrente, riduce ulteriormente i consumi e offre una maggiore resistenza agli sbalzi di tensione.

4.5. Caricabatterie per Mezzi da Magazzino

I muletti e i transpallet elettrici, pilastri della movimentazione industriale, si affidano a caricabatterie che sfruttano la tecnologia inverter, in particolare quella ad alta frequenza. Questi caricabatterie rappresentano un'alternativa più efficiente e avanzata rispetto ai tradizionali modelli a trasformatore ferro-risonante.

Migliore gestione della carica: Operando a frequenze molto superiori a quelle di rete, i caricabatterie ad alta frequenza riducono le perdite di energia sotto forma di calore, raggiungendo efficienze del 90-95% (contro il 75-80% dei modelli ferro-risonanti). Questo si traduce in un minor degrado della batteria, un allungamento della sua durata e una migliore "condizione" della batteria stessa, riducendo il rischio di sotto o sovraccarica.

Efficienza e compattezza: I caricabatterie ad alta frequenza convertono la corrente AC in DC ad alta frequenza, utilizzando circuiti avanzati che offrono un controllo più preciso del processo di ricarica. Questo li rende notevolmente più leggeri e compatti.

4.6. Inverter nei Gruppi di Continuità (UPS)

L'inverter è un componente fondamentale in ogni gruppo di continuità (UPS - Uninterruptible Power Supply), il cui compito principale è trasformare la corrente continua fornita dalle batterie in corrente alternata utilizzabile dai carichi collegati. Per una trattazione approfondita del ruolo dell'inverter in base alle diverse topologie di UPS (Offline, Line-Interactive e Online), si rimanda alla sezione 5 di questo articolo.

4.7. Inverter nei BESS (Battery Energy Storage Systems)

I Battery Energy Storage Systems (BESS) sono sistemi di accumulo di energia su larga scala che stanno diventando cruciali per la modernizzazione delle reti elettriche e l'integrazione delle energie rinnovabili. L'inverter è un componente chiave dei BESS, in quanto è responsabile della conversione della corrente continua (DC) immagazzinata nelle batterie in corrente alternata (AC) che può essere utilizzata localmente o immessa nella rete.

I BESS utilizzano spesso inverter bidirezionali, che sono in grado di gestire il flusso di energia in entrambe le direzioni. Questi dispositivi non solo convertono la DC della batteria in AC, ma possono anche convertire la AC dalla rete in DC per ricaricare le batterie. Questa funzionalità bidirezionale è essenziale per l'efficienza e la flessibilità del sistema, permettendo ai BESS di accumulare energia in eccesso (ad esempio, dall'eolico o dal solare) e di rilasciarla nella rete durante i picchi di domanda, contribuendo così a stabilizzare il sistema elettrico.

L'evoluzione tecnologica sta portando all'adozione di semiconduttori a banda larga (WBG), come il Carburo di Silicio (SiC) e il Nitruro di Gallio (GaN), negli inverter dei BESS. Questi materiali migliorano l'efficienza, riducendo le perdite di energia durante la carica e la scarica, e aumentano la densità di potenza, rendendo i sistemi più compatti e leggeri. La loro capacità di operare a temperature più elevate riduce anche la necessità di sistemi di raffreddamento complessi, contribuendo a un design più efficiente e affidabile.

5. Il Ruolo Critico e la Tipologia di Inverter nei Gruppi di Continuità (UPS)

L'inverter è un componente fondamentale in ogni gruppo di continuità (UPS - Uninterruptible Power Supply), il cui compito principale è trasformare la corrente continua fornita dalle batterie in corrente alternata utilizzabile dai carichi collegati. La sua architettura e il suo ruolo all'interno del circuito definiscono le tre principali tipologie di UPS disponibili sul mercato, che si differenziano per il livello di protezione, il tempo di trasferimento e la qualità dell'onda di uscita.

5.1. Analisi delle Tipologie di UPS

5.1.1. UPS Offline (o Standby)

In un UPS offline, il carico è alimentato direttamente dalla rete elettrica, mentre l'inverter rimane in uno stato di riposo (standby). L'inverter viene attivato solo in caso di interruzione di corrente o di un'anomalia nella tensione di rete. A quel punto, un interruttore di trasferimento commuta il carico sulla batteria, avviando l'inverter per fornire energia AC. Questo processo introduce un ritardo (tempo di trasferimento) che varia tipicamente tra 5 e 15 millisecondi. A causa della sua architettura semplice, l'inverter di un UPS offline genera spesso un'onda quadra o una sinusoide modificata. Questi dispositivi sono la soluzione più economica e compatta, adatta a carichi non sensibili come computer desktop, stampanti o elettronica di consumo.

5.1.2. UPS Line-Interactive

Questa topologia rappresenta un miglioramento rispetto all'offline, posizionandosi come una soluzione di fascia media. In un UPS line-interactive, l'inverter è sempre in linea e collegato all'uscita. In condizioni di normale alimentazione, l'inverter funziona in modo inverso, agendo da caricabatterie e stabilizzatore di tensione (AVR). Questo gli consente di correggere automaticamente le fluttuazioni di tensione (sbalzi o cali) senza dover passare alla modalità batteria. Quando si verifica un blackout, l'inverter commuta dalla modalità di carica a quella di erogazione. Il tempo di trasferimento è notevolmente ridotto (2-4 ms), rendendolo una scelta affidabile per workstation, server e apparecchiature di rete.

5.1.3. UPS Online (a Doppia Conversione)

Gli UPS online offrono il massimo livello di protezione e sono considerati lo standard per le applicazioni critiche. Il loro principio di funzionamento si basa sulla "doppia conversione". L'alimentazione di rete in ingresso viene prima convertita in corrente continua da un raddrizzatore. Questa corrente continua ha un duplice scopo: alimentare costantemente l'inverter e caricare le batterie. Il carico è alimentato

sempre e solo dall'inverter, che converte continuamente la DC in una sinusoide pura e stabile. Poiché il carico non riceve mai l'energia direttamente dalla rete, il tempo di trasferimento è nullo. Questo isolamento totale protegge l'apparecchiatura da ogni tipo di disturbo della rete, inclusi blackout, sovratensioni, sottotensioni, variazioni di frequenza e distorsioni armoniche. L'inverter di un UPS online non solo fornisce il backup, ma agisce come un costante filtro e rigeneratore di potenza, una caratteristica che giustifica il costo e il consumo energetico maggiori per applicazioni come data center, apparati medici e sistemi di controllo industriale.

La scelta della topologia UPS è un trade-off diretto tra costo, efficienza e livello di protezione. L'evoluzione del ruolo dell'inverter, da componente passivo (Offline) a regolatore attivo (Line-Interactive) fino a sorgente primaria (Online), riflette la crescente esigenza di alimentare carichi sempre più sensibili e critici.

Tabella: Confronto delle Tipologie di Gruppi di Continuità (UPS)

Caratteristica UPS Offline/Standby UPS Line-Interactive UPS Online/Double-Conversion
Ruolo dell'Inverter Standby, attivo solo in caso di guasto. Sempre in linea, agisce da stabilizzatore e caricabatterie. Sempre attivo, alimenta costantemente il carico.
Tempo di Trasferimento 5-15 ms. 2-4 ms. Zero ms.
Qualità dell'Onda Onda quadra o sinusoide modificata. Sinusoide modificata o pura (nei modelli premium). Sinusoide pura garantita.
Protezione Offerta Blackout, cali e sovratensioni minori. Blackout, cali e sovratensioni, rumore elettrico. Totale isolamento da tutti i disturbi di rete.
Applicazioni Ideali PC domestici, elettronica di consumo. Workstation, server dipartimentali, apparati di rete. Data center, apparecchiature mediche, sistemi di controllo.
Vantaggi Chiave Costo contenuto, dimensioni e peso ridotti. Miglior rapporto qualità-prezzo, efficienza elevata. Massima protezione, alta qualità della potenza, affidabilità.
Svantaggi Chiave Tempo di trasferimento, qualità dell'onda limitata. Non protegge da tutte le variazioni di frequenza e armoniche. Costo iniziale elevato, efficienza inferiore in modalità normale.

6. Standard, Normative e Prospettive Future

L'inverter non opera in un vuoto tecnologico; è un componente strettamente regolamentato da normative volte a garantirne la sicurezza e l'efficienza. In Italia, la normativa di riferimento per gli inverter fotovoltaici connessi alla rete di bassa tensione è la CEI 0-21. Questa norma ha trasformato il ruolo dell'inverter da semplice convertitore a partecipante attivo nella stabilità della rete elettrica.

I requisiti della norma CEI 0-21 includono:

  • Supporto alla rete (Reactive Power Injection): Gli inverter devono essere in grado di immettere o assorbire potenza reattiva per aiutare a regolare la tensione della rete. Per gli impianti con potenza nominale superiore a 6 kW, queste variazioni devono essere possibili anche tramite comandi remoti dal gestore.
  • Insensibilità ai buchi di tensione (LVFRT): Gli impianti devono rimanere connessi alla rete anche durante brevi cali di tensione, anziché disconnettersi immediatamente. Questa capacità (Low Voltage Fault Ride Through) evita che un singolo evento perturbi l'intera rete, una problematica critica in presenza di una massiccia immissione di energia da fonti rinnovabili.
  • Protezione di interfaccia: Vengono definite soglie precise per la disconnessione in caso di sovratensione o variazioni di frequenza prolungate, con l'obiettivo di garantire la sicurezza e la stabilità del sistema.

Questa evoluzione normativa spinge i produttori a riprogettare hardware e software, rendendo gli inverter dispositivi sempre più intelligenti, capaci di ricevere comandi e di diagnosticare anomalie. L'inverter diventa un nodo critico per la creazione di

"Smart Grids" più efficienti e resilienti.

Sul fronte della sicurezza, la normativa IEC 62109 (recepita in Europa come CEI EN 62109) definisce i requisiti minimi di progettazione e costruzione per gli inverter fotovoltaici, con l'obiettivo di proteggere da rischi elettrici, energetici, di incendio e meccanici.

Guardando al futuro, l'evoluzione dell'inverter sarà guidata da due tendenze principali:

  1. Adozione di SiC e GaN: L'utilizzo sempre più diffuso di questi semiconduttori consentirà di realizzare inverter ancora più efficienti, compatti e leggeri, con un impatto significativo su settori ad alta densità di potenza come i data center e la ricarica rapida dei veicoli elettrici.
  2. Integrazione dell'Intelligenza Artificiale (AI): L'AI potrà essere utilizzata per ottimizzare la gestione dei carichi in tempo reale, prevedere i guasti e gestire in modo predittivo la manutenzione. Questo trasformerà l'inverter in un componente ancora più proattivo nella gestione energetica.

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