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Strumenti ed attrezzature elettriche ed elettroniche: guide, tutorial, notizie e recensioni

Strumenti e attrezzature elettriche ed elettroniche

Strumenti e attrezzature elettriche ed elettroniche (6)

Smartwatch di ultima generazione: in aumento le vendite di c10xpower

Smartwatch di ultima generazione: in aumento le vendite di c10xpower

Chi di noi non ha mai sentito parlare di smartwatch?

Soprattutto nell’ultimo periodo in cui la tecnologia sembra prendere piede in maniera sempre più incisiva e le novità tecnologiche si susseguono in maniera frenetica, lo smartwatch rappresenta senza alcun dubbio l’unione e il connubio tra orologio classico e smartphone.

Si tratta di uno strumento all’inizio snobbato da molti, ma che adesso sembra essere molto in voga soprattutto tra i più giovani, in particolar modo tra gli sportivi, proprio grazie alle sue molteplici caratteristiche che lo rendono comodo, facilmente utilizzabile e per niente ingombrante.

Se prima gli smartwatch erano dei semplici strumenti che servivano a calcolare il numero di passi effettuati, le calorie bruciate o i km percorsi, adesso, andando avanti con lo sviluppo dei software, lo smartwatch è diventato un vero e proprio sostituto del telefono in quanto permette la lettura dei messaggi, di effettuare chiamate, nonché l’accesso alle app relative allo sport precedentemente citate.

Parliamo quindi di uno strumento tecnologico che rappresenta però, allo stesso tempo, anche un accessorio spesso elegante e moderno da sfoggiare su diversi tipi di outfit senza sfigurare mai. Questo è, ad esempio, il caso dello Smartwatch c10xpower, uno degli smartwatch attualmente più venduti e dalle caratteristiche di qualità.

Al contrario di tanti smartwatch questo è un orologio unisex, quindi adatto sia a donne che uomini e che non sfigura mai, dato il suo design accattivante e in linea con le mode del momento e che ne permette l’utilizzo sia a lavoro che in momenti meno formali. Tra le tante funzionalità già citate in precedenza, questo orologio permette di poter monitorare il sonno e il proprio benessere, grazie al cardiofrequenzimetro che permette la misurazione dei battiti cardiaci, la misurazione della pressione arteriosa e la rilevazione dell’ossigenazione del sangue.

Tutto ciò risulta essere di fondamentale importanza soprattutto per gli sportivi, che durante le loro sessioni e nei momenti di riposo, possono tenere sotto controllo ogni singolo parametro, agendo quindi in maniera del tutto controllata e monitorata, proprio per non incappare in particolari problematiche fisiche, che possono quindi venire a galla grazie all’utilizzo dell’orologio.

Dando uno sguardo alle recensioni lasciate dai consumatori che hanno già acquistato il prodotto, si evince che si tratta di un oggetto davvero ben realizzato, performante e di ottima fattura, dal rapporto qualità prezzo ottimale anche in paragone agli altri smartwatch attualmente in commercio.

Il prodotto è infatti alla portata di tutti e risulta essere forse anche più economico rispetto a tanti altri orologi meno performanti. Questo oggetto può essere acquistato soltanto online dal suo sito ufficiale, con davvero pochi click e quindi essere ricevuto a casa entro pochi giorni lavorativi. Le spese di spedizione sono gratuite e il pacco può essere pagato direttamente in contanti al corriere al momento della ricezione dello stesso. Una comodità per tutti coloro che hanno poco tempo per recarsi in un negozio fisico, ma non vogliono comunque rinunciare a poter acquistare un buon prodotto.

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Purificatore d’aria: cos’è e a cosa serve, come funziona, i vantaggi e quale scegliere a seconda delle proprie esigenze

Purificatore d’aria: cos’è e a cosa serve, come funziona, i vantaggi e quale scegliere a seconda delle proprie esigenze

Oggi, a causa dell’inquinamento e dello smog, presente soprattutto nelle grandi città ma non solo, le nostre case sono continuamente invase da polveri sottili, batteri, composti chimici volatili, muffe, fumo, etc…

È per questo che avere, dentro la nostra abitazione, un buon purificatore d’aria sta diventando sempre più importante per la salute di grandi e piccoli.

Ma vediamo ora, nello specifico: cos’è un purificatore d’aria e a cosa serve, come funziona, i suoi vantaggi e quale scegliere a seconda delle proprie esigenze.



Purificatore d’aria: cos’è e a cosa serve

Il depuratore d’aria è un dispositivo estremamente semplice da utilizzare, molto simile al classico condizionatore d’aria, estremamente importante soprattutto per chi vive nelle grandi città, ma non solo. Questo perché oltre lo smog e l’inquinamento in generale, la nostra casa è quasi sempre invasa da impurità e polvere, essendo un ambiente praticamente al chiuso.

Il purificatore d’aria provvede proprio a risolvere questa problematica nociva per la nostra salute, restituendoci aria pulita e purificata all’interno e filtrando tutto ciò che danneggia l’aria che respiriamo.

Tutto questo grazie al filtro interno al dispositivo che assorbe l’aria e la purifica.

E non si tratta solo di purificare l’aria da agenti esterni inquinanti, ma anche da fumo di sigaretta, polline, quindi allergeni, o ancora batteri o COV (composti organici volatili che si trovano nei vestiti, negli arredi, nei prodotti chimici che utilizziamo tutti i giorni e così via…). Il tutto ovviamente comprende anche l’eliminazione di tutti gli odori sgradevoli che possono ricrearsi in un ambiente al chiuso, come appunto un’abitazione.



Purificatore d’aria: come funziona

Il funzionamento del purificatore d’aria varia in base alla tecnologia dello stesso:

  1. Filtro HEPA: si tratta di un filtro che intrappola tutte le particelle inquinanti, ottima per asmatici e/o allergici, in quanto riesce a catturare sino al 99,7% di particelle nocive;

  2. Ionizzatore: qui non vi è alcun filtro ma piuttosto una produzione di IONI che attaccano le particelle nocive per il nostro organismo, rendendole pesanti e impedendogli di fluttuare nell’aria, raccolte poi da terra attraverso delle piastre elettrostatiche montate a parte. Inoltre, in questo caso, le particelle attaccate hanno anche un volume notevolmente più piccolo e, va da sé, che il lavoro di filtraggio sarà più efficiente ed efficace, rendendo l’aria ancora più pura del precedente filtro HEPA;

  3. Filtro Carbone attivo: questo filtro, a differenza dei precedenti, raccoglie anche gli inquinanti che creano odori cattivi, come la puzza di fumo;

  4. A Raggi UV: la tecnologia a raggi ultravioletti attacca batteri e virus rompendone la struttura molecolare e sterilizzando così l’aria del posto;

Ovviamente, poi, ci sono alcuni purificatori d’aria che sommano più di queste tecnologie assieme. Per altre info, un ottimo sito per approfondire è https://www.purificatorearia.info/ 



Purificatore d’aria: i vantaggi

I maggiori vantaggi dei purificatori d’aria sono:

  • Sonno di qualità molto elevata;

  • Aumento delle difese immunitarie;

  • Diminuzione drastica di attacchi d’asma e/o d’allergia;

  • Miglioramento della salute in generale;

E ovviamente tutta una serie di vantaggi che sono consequenziali alla purificazione dell’aria che ci ritroviamo a respirare ogni giorno. Ci sentiremo molto meno stanchi e la pesantezza diminuirà notevolmente, soprattutto a livello fisico, oltre che mentale.



Purificatore d’aria: quale scegliere

Non resta che scegliere ora quale sia il purificatore d’aria migliore in base alle nostre esigenze.

Vediamo allora insieme le caratteristiche maggiori da tenere in considerazione:

  • Rumore: si tratta di un dispositivo che viene lasciato acceso per diverso tempo, è per questo che bisogna sempre considerare anche il rumore che emette durante la sua attività;

  • La dimensione delle particelle che il purificatore riesce a filtrare: più è piccolo e migliore sarà il risultato ottenuto;

  • Ambiente da filtrare: ovviamente maggiori saranno le dimensioni dell’ambiente in questione e più difficile sarà l’attività di filtraggio del purificatore stesso, quindi bisognerà, anche qui, scegliere quello più potente e adatto alla metratura del posto;

  • Costo filtro di ricambio: il filtro agisce direttamente sulla purificazione dell’aria, quindi va da sé che bisogna cambiarlo ogni 6 o massimo 12 mesi, per questo il suo costo è importante da tenere in considerazione;

  • Accessori: ogni depuratore d’aria ha ovviamente anche accessori e opzioni aggiuntive, come un timer, un controllo remoto, una modalità silenziosa per la notte, etc… O ancora ci sono filtri che in base alla percezione della qualità dell’aria riescono ad impostarsi in autonomia e gestire da soli la qualità del filtraggio stesso;

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Cos'è il luxmetro, come funziona, come si usa ed i migliori luxmetri in commercio

Che cos'è il luxmetro?

Il Luxmetro è uno strumento che quantifica l'illuminamento di una superficie, misurando il flusso luminoso per unità di superficie. Misura correttamente come la luminosità appare all'occhio umano, il luxmetro deve infatti avere la stessa sensibilità dell'occhio umano per ciascuna lunghezza d'onda della luce e deve eseguire la correzione del coseno per l'incidenza angolare della luce. Il sensore di luce del Luxmetro è costituito da un fotodiodo che converte la luce in un segnale elettrico, un filtro ottico che garantisce la stessa sensibilità dell'occhio umano e un globo diffusore che facilita correzione del coseno.

Ci sono molti vantaggi nell'utilizzo dei Luxmetro. In primo luogo, forniscono una misurazione della quantità di luce disponibile reale, senza la quale si sta semplicemente ipotizzando. In secondo luogo, con un Luxmetro, è possibile vedere e confrontare chiaramente gli impatti delle diverse condizioni di illuminazione. Per fare ciò un Luxmetro utilizza una cellula fotografica per catturare la luce, convertendo questa luce in un flusso di corrente elettrica e, dopo aver misurato questa corrente, consente al dispositivo di calcolare il valore lux della luce catturata.

Riepilogo unità di misura illuminotecniche: Lux, Lumen e Candele

Si identifica quindi un flusso luminoso e l'unità di misura di tale flusso è nota come lux (lx). È uguale a un lumen per metro quadrato e i valori di lux sono direttamente correlati alla luminosità in considerazione della distanza, dell'orientamento e dell'ambiente. Un lumen è la vera irradiazione della luce visibile di una sorgente: equivale a una candela per angolo tridimensionale misurato.

La candela viene invece definita come una sorgente che emette una radiazione monocromatica di frequenza 540 x 12 hertz e la cui intensità energetica in tale direzione è di 1/683 watt.

L'unità di misura rilevata dal Luxmetro è quindi il Lux, pertanto restituisce una misura dell'illuminamento . Il Lux è strettamente legato alla superficie sulla quale viene misurato, anche se si può risalire ai Lumen moltiplicando il valore dei Lux per la superficie in cui questo valore è stato rilevato ( purché la superficie sia sufficientemente ridotta da poter ritenere il valore costante in essa ). Per questo la misurazione del Lux non va confusa con l'intensità luminosa prodotta da una sorgente luminosa, che si misura invece in candele, o con quella della luce riflessa da un oggetto. 

Come funziona un luxmetro?

La maggior parte dei Luxmetri sono costituiti da un corpo, una fotocellula o un sensore di luce e un display. La luce che cade sulla fotocellula o sul sensore contiene energia che viene convertita in corrente elettrica. A sua volta, la quantità di corrente dipende dalla luce che colpisce la fotocellula o il sensore di luce. Il Luxmetro legge la corrente elettrica, calcola il valore appropriato e mostra questo valore sul suo display.

Questo è il principio di funzionamento di base del Luxmetro. I Luxmetri analogici visualizzano i valori su un quadrante di solito con un ago o un puntatore, mentre i luxmetri digitali visualizzano i valori come lettere di numeri. Un contatore Lux può essere portatile o di tipo da banco.

Poiché la luce di solito contiene colori diversi e lunghezze d'onda diverse, la lettura rappresenta gli effetti combinati di tutte le lunghezze d'onda. In genere, i colori standard o le temperature di colore, sono espressi in gradi Kelvin (K). La temperatura di colore standard per la calibrazione della maggior parte dei Luxmetri è di 2856 ° K, una quantità che è più gialla del bianco puro.

Il luxmetro e la curva di visione dell'occhio umano

Come detto, la misura fornita dal luxmetro deve tenere conto della curva di visione dell'occhio umano rispetto alle varie componenti spettrali della luce. Vale quindi la pena un breve ripasso sul funzionamento dell'occhio umano rispetto alle varie lunghezze d'onda della luce.

L'occhio umano distingue i colori della luce secondo due modelli complementari di fisiologia visiva. La teoria tricromatica , introdotta da Thomas Young nel 1802 e perfezionata da Young nel 1912, afferma che ciascuno dei tre tipi di recettori (coni) presenti nell'occhio sono attivati da un certo intervallo di lunghezze d'onda:

  • coni β percepiscono la luce tra i 400 e i 500 nm ed hanno il picco di sensibilità intorno ai 437nm , corrispondente al colore blu-violetto. Vengono detti anche coni S, da short wavelenght sensitive, perché appunto più sensibili alle lunghezze d'onda più corte;
  • coni Y sono sensibili alla luce tra i 450 e i 630 nm ed hanno il picco di sensibilità intorno ai 533nm, lunghezza d'onda corrispondente al colore verde. Vengono detti anche coni M, da middle wavelenght sensitive, perché appunto sensibili alle lunghezze d'onda medie;
  • coni ρ sono sensibili alle luce tra i 500 e i 700 nm ed hanno il picco di sensibilità in corrispondenza del colore rosso, a 564nm. Pertanto vengono detti coni L , cioè long wavelenght sensitive cone.

La teoria tricromatica spiega in maniera parziale la percezione della luce da parte dell'occhio umano, ma non spiega alcuni fenomeni, come ad esempio l'esistenza di coppie di colori complementari come il giallo e il blu o il rosso e il verde che non possono essere percepiti simultaneamente. Così Ewald Hering postulò nel 1878 la teoria dell'opponenza cromatica , che afferma invece che i colori sono percepiti dalle aste e dai coni in modo antagonistico: nero contro bianco, blu contro giallo e rosso contro verde.

Processo di elaborazione del Luxmetro

La maggior parte dei Luxmetri registra la luminosità con un fotorilevatore integrato. Il fotorilevatore è posizionato perpendicolarmente alla fonte di luce per un'esposizione ottimale. I Luxmetri usano un fotorilevatore specifico per questa misurazione. Le letture sono presentate all'utente tramite strumento analogico o digitale. I tipi digitali spesso richiedono input di base da parte dell'operatore e possono salvare le misurazioni e avere un intervallo di rilevamento regolabile.

I fotorilevatori sono composti da selenio o silicio determinano la luminosità dal punto di vista fotovoltaico. La corrente generata è proporzionale ai fotoni ricevuti. I rivelatori a base di silicio devono amplificare la tensione generata dall'esposizione alla luce. I rivelatori a base di selenio convertono i fotoni in una tensione sufficientemente elevata da essere direttamente collegati a un galvanometro, ma hanno difficoltà a determinare misurazioni di lux per sorgenti luminose inferiori a 1.000 lumen.

I fotorilevatori che misurano la luminosità tramite fotoresistenza sono composti da un substrato ceramico con solfuro di cadmio. Una corrente di commutazione elettronica viene fornita alla cella e la resistenza aumenta man mano che vengono rilevati più fotoni per fornire una lettura proporzionale.

Calibrazione del Luxmetro

La calibrazione del Luxmetro è indispensabile per misure utili. Per calibrare un Luxmetro viene utilizzata una lampada standard certificata per la calibrazione con un'intensità luminosa nota. Viene posizionata di fronte allo strumento che è stato orientato per un'illuminazione uniforme sul sensore. Le misurazioni vengono eseguite a cinque diverse distanze per determinare un'illuminazione di riferimento e la media di queste misurazioni viene sommata con il fattore di correzione della lampada di riferimento e il fattore di correzione della risoluzione del misuratore.

La maggior parte dei Luxmetri industriali non fornisce una lettura assoluta, ma fornisce un valore rappresentativo in termini di tolleranza e risoluzione. I luxmetri calibrati in laboratorio invece sono più accurati ma al termine dell'utilizzo dovranno essere ricalibrati. Alcuni produttori raccomandano di rimuovere il coperchio del fotorilevatore alcuni minuti prima di misurare un campione per ridurre la potenziale sensibilità di adattamento nel sensore.

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Che cos'è una termocamera, a cosa serve, come funziona e le tipologie di termocamera

Che cos'è una termocamera, a cosa serve, come funziona e le tipologie di termocamera sul mercato

Una termocamera è un dispositivo che cattura e crea un'immagine di un oggetto usando la radiazione infrarossa emessa dall'oggetto, in un processo chiamato imaging termico. L'immagine creata rappresenta la temperatura dell'oggetto

 

Breve storia della termografia dall'esperimento di Herschel in poi

Sia la radiazione infrarossa che la luce visibile fanno parte dello spettro elettromagnetico, ma a differenza della luce visibile, la radiazione infrarossa non può essere percepita direttamente con gli occhi umani. Il che spiega perché una termocamera non è influenzata dalla luce e può dare un'immagine chiara di un oggetto anche in un ambiente buio.

La tecnologia di base delle termocamere è stata inizialmente sviluppata per i militari. Tuttavia, l'invenzione della termocamera non sarebbe stata possibile senza la storia della termografia, che si può convenzionalmente far risalire al 1800, anno in cui l'astronomo Sir William Herschel scoprì la luce infrarossa, con un esperimento ingegnoso quanto semplice.

Fece infatti passare la luce solare attraverso un prisma, ottenendo così la luce divisa nelle varie bande dello spettro visibile. Passò poi un termometro al mercurio in ciascun colore, per misurare il contributo al calore di ciascun colore. Notò che la temperatura aumentava andando dal blu al rosso ma, aspetto ancora più sorprendente, la temperatura aumentava ancora di più ponendo il termometro oltre il rosso, dove non c'era luce visibile. Questo lasciava teorizzare l'esistenza di un'ulteriore contributo di luce non visibile che era in grado di trasportare ancora più energia, l'infrarosso appunto.

Nel 1860, l'astronomo americano Samuel Pierpont Langley inventò il bolometro che è un dispositivo che misura le radiazioni infrarosse o termiche. E nel 1929, Kálmán Tihanyi, fisico ungherese inventa una telecamera elettronica sensibile agli infrarossi in grado di catturare immagini termiche.

Come funziona una termocamera?

L'imaging termico consiste nel convertire la luce infrarossa in segnali elettrici e creare un'immagine usando tali informazioni. Questa tecnologia era rivoluzionaria qualche anno fa ma oggi è di uso comune in molteplici campi. Ma Come funzionano una termocamera?

Gli standard odierni permettono la misurazione della temperatura tramite la termocamera che mostra gli oggetti più caldi con una tonalità giallo-arancione che diventa più luminosa quando l'oggetto diventa più caldo. Gli oggetti più freddi vengono visualizzati con un colore blu o viola.

La luce infrarossa ha una lunghezza d'onda che inizia a circa 700 nanometri e si estende a circa 1 mm.  Le lunghezze d'onda più corte di questa iniziano ad essere visibili ad occhio nudo. Le termocamere utilizzano questa energia a infrarossi per creare immagini termiche

La telecamera focalizza l'energia a infrarossi su una serie di rivelatori che creano un modello dettagliato chiamato termogramma. Il termogramma viene quindi convertito in segnali elettrici per creare un'immagine termica che possiamo vedere e interpretare.

Le termocamere funzionano come normali fotocamere digitali: hanno un'area di avvistamento, il cosiddetto campo visivo ( FOV, Field Of View ), che in genere può variare tra per un'ottica telescopica e 48° per un'ottica grandangolare

La maggior parte delle ottiche standard ha un FOV di 23°. Più lontano l'oggetto è lontano, più ampia sarà l'area osservata. Ma sta aumentando anche la parte dell'immagine che rappresenta un singolo pixel
Il vantaggio è che la densità di radiazione è indipendente dalla distanza pertanto le misurazioni della temperatura non sono influenzate dalla distanza dell'oggetto da misurare

Quali sono i componenti di una termocamera

L'ottica

La radiazione di calore può essere focalizzata solo con ottiche in germanio, leghe di germanio, sali di zinco o con specchi di superficie. Queste ottiche rivestite rappresentano ancora un fattore di costo significativo nelle termocamere rispetto alle normali ottiche prodotte in grandi volumi per la luce visibile.

Sono progettati come tre lenti sferiche o come disposizioni asferiche di due lenti. Soprattutto per le fotocamere con ottica intercambiabile, ogni ottica deve essere calibrata per ogni singolo pixel per ottenere misurazioni corrette.

Matrice di rilevatori - Focal Plane array (FPA)

In quasi tutti i sistemi termografici utilizzati in tutto il mondo, il cuore di queste telecamere è una matrice di rilevatori detta array sul piano focale (FPA), un sensore di immagine integrato con dimensioni da 20.000 a 1 milione di pixel.

Ogni pixel è un bolometro big micro da 17 x 17 μm 2 a 35 x 35 μm 2. Questi rivelatori termici spessi 150 mm sono riscaldati dalla radiazione termica entro 10 ms a circa un quinto della differenza di temperatura tra temperatura dell'oggetto e del chip.

Questa sensibilità estremamente elevata è ottenuta da una bassissima capacità termica in connessione con un superbo isolamento del circuito di silicio e dell'ambiente esterno. 

Come funziona l'imaging termico

La lente speciale focalizza la luce infrarossa emessa da tutti gli oggetti in vista. La luce focalizzata viene scansionata da una serie di elementi rivelatori a infrarossi.

Gli elementi del rivelatore creano un modello di temperatura molto dettagliato chiamato termogramma. Ci vuole circa un trentesimo di secondo affinché l'array di rivelatori ottenga le informazioni sulla temperatura per realizzare il termogramma. Questa informazione è ottenuta da diverse migliaia di punti nel campo visivo dell'array di rivelatori.

Il termogramma creato dagli elementi del rivelatore è tradotto in impulsi elettrici. Gli impulsi vengono inviati a un'unità di elaborazione del segnale, ovvero un circuito stampato con un chip dedicato che traduce le informazioni dagli elementi in dati per la visualizzazione.

L'unità di elaborazione del segnale invia le informazioni al display, dove appaiono come vari colori a seconda dell'intensità dell'emissione infrarossa. La combinazione di tutti gli impulsi di tutti gli elementi crea l'immagine.

Tipi di dispositivi di imaging termico

La maggior parte dei dispositivi di imaging termico esegue la scansione a una velocità di 30 volte al secondo. Sono in grado di rilevare temperature che variano da -4 gradi Fahrenheit (-20 gradi Celsius) a 3.600°F (2.000°C) e normalmente possono rilevare variazioni di temperatura di circa 0,4°F (0,2°C).

Esistono due tipi comuni di dispositivi di imaging termico nelle termocamere disponibili in commercio:

  • Imaging termico non raffreddato: questo è il tipo più comune di dispositivo per imaging termico. Gli elementi del rivelatore a infrarossi sono contenuti in un'unità che funziona a temperatura ambiente. Questo tipo di sistema è completamente silenzioso, si attiva immediatamente e ha la batteria integrata.
  • Imaging termico raffreddato: questi dispositivi sono più costosi e più suscettibili ai danni causati da un uso intenso, perché questi sistemi hanno gli elementi sigillati all'interno di un contenitore che li raffredda al di sotto di 32 F (zero °C). Il vantaggio di un tale sistema è l'incredibile risoluzione e sensibilità che derivano dal raffreddamento degli elementi. I sistemi con raffreddamento criogenico possono "vedere" una differenza minima di 0,2 F (0,1 C) da più di 300 m di distanza.

Quali sono le applicazioni delle termocamere

Come anticipato l'ambito di applicazione delle termocamere è davvero enorme. Questi dispositivi vengono utilizzati in tutti quei contesti dove il rilevamento della temperatura è fondamentale. Vediamo qualche esempio.

In ambito ambito industriale sono usate per :

  • Riscaldamento di componenti elettrici difettosi;
  • Attrito nei motori o nelle macchine elettriche;
  • Oneri di squilibrio;
  • Perdite o blocchi nei tubi;
  • Collegamenti elettrici errati;
  • Previsione di potenziali incendi o danni;
  • Sovraccarico di circuiti elettrici;
  • Livelli in depositi;
  • Punti critici nei tubi;
  • Reazioni chimiche pericolose.

In edilizia e nelle costruzioni le termocamere trovano impiego per:

  • Efficienza energetica;
  • Perdite di calore;
  • Umidità;
  • Scarso isolamento;
  • Perdite d'acqua;
  • Distribuzione della temperatura negli impianti di riscaldamento.

Nell'ambito della sicurezza, le termocamere sono usate ad esempio per:

  • Rilevamento di esseri viventi in situazioni di emergenza (frana, terremoto …);
  • Rilevazione di possibili incendi;
  • Rilevamento di clandestini sui valichi di frontiera;
  • Perimetro di sicurezza;
  • Infestazioni di animali;
  • Osservazione della fauna selvatica e attività all'aperto.

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Cos'è l'oscilloscopio, come funziona e tipologie di oscilloscopi: analogico, digitale, LCD, USB

Cos'è l'oscilloscopio, come funziona e tipologie di oscilloscopi: analogico, digitale, LCD, USB

Sommario:

L'oscilloscopio rappresenta uno degli strumenti più versatili e fondamentali nell'arsenale di un ingegnere o di un tecnico elettronico, agendo come una "finestra" visiva sul comportamento dei segnali elettrici nel dominio del tempo. 

Il percorso storico dell'oscilloscopio è segnato da un'evoluzione radicale, che ha visto il passaggio dal meccanismo interamente fisico e analogico del tubo a raggi catodici (CRT) a un'architettura completamente digitale. Sebbene i principi di base, come la visualizzazione dell'andamento temporale, rimangano invariati, le metodologie di acquisizione, elaborazione e analisi dei dati sono profondamente cambiate. Questa analisi comparativa fornisce il contesto per comprendere come le innovazioni digitali abbiano trasformato l'oscilloscopio da un semplice strumento di visualizzazione a una potente piattaforma di analisi multifunzione.

Sezione I: L'Anima Analogica: Il Tubo a Raggi Catodici (CRT)

Architettura e Funzionamento del Cannone Elettronico

Il cuore pulsante dell'oscilloscopio analogico è il tubo a raggi catodici (CRT), un dispositivo termoelettronico a vuoto spinto progettato per generare, accelerare e deflettere un fascio di elettroni su uno schermo fluorescente. Il meccanismo di base per la produzione del fascio di elettroni, noto come raggio catodico, si basa sul principio dell'emissione termoionica. Un filamento, riscaldato a temperature tra gli 800 e i 1000°C, induce il catodo, un cilindro di nickel rivestito di ossidi di bario e stronzio, a emettere elettroni liberi.

Il controllo e la formazione del fascio sono gestiti da una serie di elettrodi. Gli elettroni emessi vengono inizialmente accelerati verso l'anodo per mezzo di un generatore di tensione continua (Ua) che crea un campo elettrico tra anodo e catodo. Il fascio viene poi convogliato e focalizzato da una griglia cilindrica, nota anche come cilindro di Wehnelt. La griglia, mantenuta a un potenziale più negativo rispetto al catodo, ha una duplice funzione: respinge gli elettroni non allineati con il foro centrale e, attraverso la regolazione del suo potenziale, modula il flusso di elettroni e quindi l'intensità luminosa del punto sullo schermo.

La messa a fuoco finale del punto luminoso viene affinata tramite il comando frontale FOCUS, che agisce sugli elettrodi di focalizzazione.

Un problema tecnico intrinseco al funzionamento del CRT è l'accumulo di carica negativa sullo schermo fluorescente, che tende a respingere gli elettroni in arrivo, causando una perdita di luminosità e la formazione di macchie. Per mitigare questo effetto, la superficie interna del tubo è rivestita con un sottile strato di metallizzazione che, essendo messo a potenziale positivo, serve a catturare gli elettroni in arrivo, mantenendo la neutralità elettrica dello schermo e assicurando una visualizzazione stabile e uniforme.

I Sistemi di Deflessione e la Base dei Tempi

Una volta focalizzato, il raggio di elettroni attraversa due coppie di placche di deflessione mutuamente ortogonali. Il segnale da visualizzare viene applicato alle placche di deflessione verticale (asse Y), creando un campo elettrico che imprime agli elettroni un'accelerazione $a_y$ nella direzione verticale. La deflessione risultante (D) è direttamente proporzionale alla tensione applicata (Uy), a condizione che le sue variazioni siano lente rispetto al tempo di transito degli elettroni tra le placche. Tuttavia, la deflessione dipende anche inversamente dalla tensione di accelerazione (Ua). Pertanto, un aumento della luminosità, ottenuto aumentando Ua, può ridurre la sensibilità verticale dello strumento.

Per tracciare il segnale in funzione del tempo, è necessario che il punto luminoso si muova orizzontalmente a una velocità costante. Questo è il compito della "base dei tempi", un circuito oscillatore che genera un segnale a dente di sega. La tensione di questo segnale cresce linearmente nel tempo, applicata alle placche di deflessione orizzontale (asse X), forzando il fascio di elettroni a scorrere da sinistra a destra. L'utente può regolare la pendenza di questa rampa tramite il selettore

TIME/DIV (tempo per divisione), che determina il tempo che il punto luminoso impiega per attraversare un quadretto del reticolo sullo schermo. Un circuito di

hold-off gioca un ruolo cruciale in questo processo, introducendo un ritardo dopo la fine di una scansione orizzontale prima che inizi la successiva. Questo ritardo, a volte regolabile, previene la visualizzazione di parti indesiderate del segnale durante il ritorno del raggio a sinistra dello schermo, garantendo un'immagine più stabile e pulita, specialmente per segnali complessi.

Gli oscilloscopi analogici con più canali utilizzano due modalità principali per la visualizzazione simultanea: ALTERNATE e CHOPPED. Nella modalità

ALTERNATE, lo strumento visualizza un canale per un'intera scansione e poi commuta al canale successivo per la scansione successiva. Questa tecnica è ideale per segnali ad alta frequenza (in genere oltre 5 kHz), poiché la persistenza visiva dell'occhio umano fa apparire le due tracce come contemporanee e stabili. Per segnali a bassa frequenza, che rendono visibile l'alternanza, si utilizza la modalità

CHOPPED, dove il segnale di deflessione verticale viene commutato tra i canali in rapida successione durante una singola scansione orizzontale, visualizzando piccoli "pezzi" di ciascun segnale contemporaneamente. Questo assicura che entrambi i segnali siano visibili anche a tempi di scansione lenti.

Il Circuito di Sincronismo e Trigger Analogico

Il "trigger" è il meccanismo che blocca l'immagine del segnale sullo schermo, impedendole di scorrere e garantendo che ogni nuova scansione orizzontale inizi nello stesso punto della forma d'onda. A differenza degli oscilloscopi digitali, dove il trigger gestisce la memoria di acquisizione, nel modello analogico l'evento di trigger avvia direttamente la rampa di scansione orizzontale.

Il generatore di trigger analogico è costituito da diversi blocchi chiave. Il segnale d'ingresso viene elaborato da un

trigger di Schmitt (o blocco squadratore), che produce un'uscita logica (alto o basso) in base al fatto che il segnale superi una soglia di tensione predefinita. Un derivatore genera poi impulsi positivi e negativi in corrispondenza dei fronti di salita e discesa del segnale. Infine, un tosatore elimina gli impulsi indesiderati, fornendo l'impulso di trigger finale che, una volta inviato al circuito della base dei tempi, avvia la scansione.

I controlli di base del trigger, LEVEL e SLOPE, sono fondamentali per definire la condizione di sincronizzazione. La manopola LEVEL imposta la tensione di soglia che il segnale deve attraversare per attivare il trigger, mentre il selettore SLOPE permette di scegliere se il trigger debba avvenire sul fronte di salita (pendenza positiva) o su quello di discesa (pendenza negativa).

Gli oscilloscopi offrono tipicamente tre modalità di trigger:

  • AUTO: La scansione si avvia automaticamente anche in assenza di un segnale di trigger valido. Questo garantisce la visualizzazione di una traccia (una linea orizzontale in assenza di segnale), utile per la regolazione.

  • NORM: La scansione avviene solo quando si verifica un evento di trigger valido. In assenza di un segnale che soddisfi le condizioni impostate, la traccia scompare dallo schermo.

  • SINGLE: La scansione si avvia una sola volta al verificarsi del primo evento di trigger. Dopo l'acquisizione, la traccia rimane congelata sullo schermo, permettendo l'analisi di eventi singoli o non ripetitivi.

Sezione II: La trasformazione da Oscilloscopio analogico ad Oscilloscopio digitale

L'Architettura di Acquisizione Digitale

L'avvento dell'elettronica digitale ha rivoluzionato l'oscilloscopio, trasformandolo da uno strumento di pura visualizzazione a un sistema di elaborazione dati. Un oscilloscopio digitale a memoria (DSO) si basa su un'architettura di elaborazione seriale. Il segnale analogico in ingresso viene prima elaborato da un amplificatore verticale, quindi un convertitore analogico-digitale (ADC) lo campiona a intervalli di tempo discreti e lo converte in una serie di valori binari, noti come punti campione. Questi punti sono memorizzati in una memoria di acquisizione, da cui un microprocessore li preleva per l'elaborazione, la visualizzazione e l'analisi.

Il ruolo del trigger digitale è radicalmente diverso da quello analogico. Invece di avviare un processo di scansione, il trigger digitale è un meccanismo che identifica un evento specifico (ad esempio, il superamento di un certo livello di tensione su un fronte di salita) e marca il punto corrispondente nella memoria di acquisizione. Dato che l'acquisizione è un processo continuo in una memoria circolare, il sistema può visualizzare non solo i campioni acquisiti dopo l'evento di trigger, ma anche quelli acquisiti prima del trigger stesso. Questa capacità di

pre-trigger è una delle più significative differenze tra le architetture digitali e analogiche.

La possibilità di visualizzare un segnale prima che l'evento di trigger si verifichi è cruciale per la diagnosi di problemi in sistemi complessi. Eventi transitori o "glitch" che appaiono e scompaiono rapidamente, o fenomeni che avvengono immediatamente prima di una condizione di guasto, possono essere catturati e analizzati a fondo. Un'altra caratteristica intrinseca del trigger digitale è la sua capacità di catturare

eventi singoli (single-shot events). A differenza di un oscilloscopio analogico, che non può mantenere una traccia statica per un periodo prolungato, un DSO memorizza i dati acquisiti e li può visualizzare per tutto il tempo necessario, anche dopo che l'evento è terminato.

Parametri di Prestazione Essenziali

Le prestazioni di un oscilloscopio digitale sono definite da un insieme di specifiche tecniche interconnesse.

  • Larghezza di Banda (Bandwidth): Questo parametro, espresso in Hertz, rappresenta l'estensione dello spettro di frequenze che lo strumento è in grado di misurare. La specifica comune è la frequenza a cui l'ampiezza di un segnale sinusoidale viene attenuata di 3 dB (corrispondente a circa il 30% della tensione del segnale originale). È importante sottolineare che un segnale alla frequenza di banda passante è già significativamente degradato in ampiezza, e quindi la banda passante dello strumento dovrebbe essere scelta in modo da essere da 3 a 5 volte superiore alla frequenza del segnale più veloce da misurare.

  • Frequenza di Campionamento (Sample Rate): Misurata in campioni al secondo (S/s), indica la velocità con cui l'ADC acquisisce i campioni dal segnale in ingresso. La scelta di una frequenza di campionamento adeguata è governata dal Teorema di Nyquist-Shannon, il quale stabilisce che per ricostruire in modo fedele un segnale, la sua frequenza di campionamento (

    $f_s$) deve essere almeno il doppio della frequenza massima contenuta nel segnale ($f_{max}$) ($f_s >= 2f_{max}$). Se la frequenza del segnale supera la frequenza di Nyquist (

    $f_s/2$), si verifica il fenomeno dell'aliasing, in cui la forma d'onda ricostruita ha una frequenza apparente inferiore a quella reale. Una vivida analogia di questo fenomeno è l'effetto "wagon wheel" nelle riprese cinematografiche, dove le ruote di un veicolo in movimento sembrano girare lentamente o all'indietro a causa di una frequenza di campionamento (fotogrammi al secondo) inferiore alla velocità di rotazione.

  • Risoluzione Verticale (Vertical Resolution): Questo parametro, misurato in bit, determina il numero di livelli di tensione discreti che l'ADC può rappresentare. Il numero totale di livelli unici (

    $N$) è calcolato dalla formula $N = 2^n$, dove $n$ è il numero di bit. Un oscilloscopio con una risoluzione a 8 bit, ad esempio, può discriminare 256 livelli di tensione. Un modello a 12 bit, invece, può distinguere 4.096 livelli, offrendo una precisione 16 volte superiore, cruciale per l'osservazione di piccole variazioni di segnale su segnali con ampie escursioni o con una forte componente continua. La tabella seguente illustra il rapporto tra risoluzione in bit e il numero di livelli di quantizzazione.

Tabella 1: Confronto della Risoluzione Verticale degli ADC

Risoluzione ADC (bit) Livelli di Tensione Discreti (2n) Esempio (per intervallo di 10V) Variazione Minima Rilevabile
8 256 10V/256 39.06 mV
10 1,024 10V/1,024 9.77 mV
12 4,096 10V/4,096 2.44 mV
16 65,536 10V/65,536 0.15 mV

Prospettive Future: come evolveranno ulteriormente gli oscilloscopi

L'analisi tecnica condotta evidenzia che l'oscilloscopio si è evoluto da un semplice strumento di visualizzazione analogica a una sofisticata piattaforma di analisi digitale. Il passaggio dall'architettura seriale del DSO (Digital Storage Oscilloscope), che ha introdotto la memorizzazione del segnale e il pre-trigger, ha aperto la strada a strumenti più avanzati come i DPO (Digital Phosphor Oscilloscope) e gli MSO (Mixed Signal Oscilloscope). I

DPO utilizzano un'architettura di elaborazione parallela per acquisire forme d'onda a velocità estremamente elevate, permettendo la visualizzazione in tempo reale di eventi transitori rari con gradazione di intensità. Gli

MSO combinano canali analogici e digitali, rendendoli ideali per il debugging di sistemi che integrano componenti sia analogici che digitali, come i microcontrollori.

La scelta di un oscilloscopio deve essere guidata da un'attenta valutazione delle specifiche in relazione all'applicazione, con la larghezza di banda e la frequenza di campionamento che si confermano i parametri più importanti. Il presente rapporto ha dimostrato che parametri apparentemente secondari come la profondità di memoria, la risoluzione verticale e, in modo cruciale, le caratteristiche della sonda, influenzano in modo determinante la fedeltà e l'accuratezza delle misurazioni. L'oscilloscopio e la sonda devono essere considerati un unico sistema di misura, dove il carico resistivo, capacitivo e induttivo della sonda può degradare il segnale, specialmente ad alte frequenze.

Tabella 3: Confronto Architettonico dei Tipi di Oscilloscopi Digitali

Categoria Architettura di Base Velocità di Cattura Visualizzazione Canali Applicazioni Tipiche
DSO (Digital Storage Oscilloscope) Elaborazione seriale Media No gradazione di intensità Solo analogici

Acquisizione eventi singoli, debugging generico

DPO (Digital Phosphor Oscilloscope) Elaborazione parallela (ASIC) Molto alta Gradazione di intensità in tempo reale Solo analogici

Rilevamento di glitch e segnali intermittenti

MSO (Mixed Signal Oscilloscope) Elaborazione seriale/parallela Varia Dipende dall'implementazione Analogici e digitali

Debugging di sistemi embedded, analisi bus

L'evoluzione futura dell'oscilloscopio si orienta verso una maggiore integrazione di funzionalità di analisi. Gli strumenti moderni non si limitano più a visualizzare i segnali nel dominio del tempo, ma offrono strumenti integrati per l'analisi spettrale (FFT), la decodifica di bus di comunicazione, e l'analisi avanzata del jitter, trasformandosi in piattaforme complete per il collaudo e la ricerca, capaci di affrontare le sfide dell'ingegneria del futuro.

 

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Cos'è una saldatrice elettrica o saldatrice a inverter, come funziona, tipologie e parametri di scelta

Saldatrici elettriche e saldatrici a inverter: Principi di funzionamento e parametri di scelta

Le saldatici elettriche sono strumenti tramite i quali è possibile applicare una lavorazione sui metalli definita saldatura ad arco elettrico. La saldatura ad arco è un processo di saldatura che viene utilizzato per saldare i metalli con l'aiuto dell'elettricità per generare calore sufficiente per ammorbidire il metallo e d unirlo con un altro metallo una volta raffreddato.

Questo tipo di saldatura utilizza un alimentatore per creare un arco elettrico tra un asta di metallo a cui è stato inserito un elettrodo e il materiale da lavorare per ammorbidire il metallo. Il principio di funzionamento in un processo di saldatura è dato quindi dal calore generato tra il pezzo in lavorazione e l'elettrodo.

Vediamo un rapido sommario di cosa tratteremo in questo articolo:

Come funziona la saldatrice elettrica

La saldatura ad arco elettrico, come anticipato,si riferisce al processo di utilizzo di un arco elettrico per fondere i materiali con cui si sta lavorando, nonché i materiali di riempimento.

La saldatrice elettrica è formata da un'asta, definita asta di saldatura, che consente di saldare i giunti insieme. Per eseguire la saldatura ad arco è necessario collegare un filo di messa a terra al materiale da saldare. Il materiale di saldatura non è il materiale che si intende saldare insieme.
Un filo diverso, chiamato elettrodo, è ciò che viene inserito nel materiale che si intende saldare. Quando si estrae il cavo dell'elettrodo dal materiale, si crea elettricità.
L'elettricità che si crea tirando il cavo dell'elettrodo è ciò che crea l'arco elettrico.

Quando viene generato l'arco, il materiale che si sta saldando si scioglie e, se vengono utilizzati, i materiali di riempimento contribuiranno a fondere insieme i pezzi di metallo.
Una fonte di alimentazione AC o CC è collegata da un cavo al pezzo da saldare e da un altro cavo all'asta di saldatura che stabilisce un contatto elettrico con l'elettrodo di saldatura.

Un arco viene creato attraverso lo spazio vuoto quando il circuito eccitato con il contatto tra la punta dell'elettrodo e il pezzo da lavorare. L'arco produce una temperatura compresa tra 4000°C e 6000°C sulla punta dell'elettrodo. Questo calore fonde sia il metallo di base che l'elettrodo, producendo un mix di metallo fuso chiamato cratere. Il cratere si solidifica creando il legame di fusione tra i metalli.

Tipi di saldatrici elettriche

Le saldatrici elettriche vengono catalogate in base al tipo di saldatura ad arco che riescono ad eseguire. Esistono tre diversi tipi di saldatura ad arco:

  • Saldatura ad arco in metallo schermato
  • Saldatura ad arco in metallo e gas
  • Saldatura ad arco con tungsteno a gas

Saldatura ad arco schermato (SMAW)

La saldatura ad arco schermato, nota anche come SMAW, che è l'acronimo di Shielded Metal Arc Welding. Si riferisce a un tipo di saldatura ad arco che utilizza un cavo per elettrodo coperto di flux, ovvero un agente di pulizia chimica che serve per purificare.  Quando l'arco elettrico viene generato, il flux si disintegrerà.
Quando il flux si disintegra emette dei vapori che proteggeranno la saldato da qualsiasi particella contenuta nell'aria che potrebbe contaminare la saldatura indebolendola.

Poiché questo tipo di saldatura è relativamente semplice, può essere utilizzata per molti progetti che prevedono una saldatura.

Saldatura ad arco in metallo e gas (GMAW)

La saldatura ad arco in metallo e gas ha due differenziazioni.
Può essere indicato come saldatura a metallo inerte (MIG ovvero Metal-arc Inert Gas) o saldatura a gas attivo in metallo (MAG, Metal-arc Active Gas).

La saldatura GMAW funziona quando l'arco elettrico viene generato tra un elettrodo metallico inerte e i materiali da saldare.
Il processo fa riscaldare e infine fondere i materiali.
La differenza principale tra SMAW e GMAW è l'elettrodo: GMAW utilizza un gas inerte metallico, mentre SMAW utilizza un elettrodo al piombo.

Saldatura ad arco con tungsteno a gas (GTAW)

Questo tipo di saldatura è anche noto come saldatura a gas inerte al tungsteno (TIG, Tungsten Inert Gas). La saldatura ad arco con tungsteno a gas è chiamata cosi perché utilizza un elettrodo di tungsteno nel suo processo. Il processo è il medesimo dei precedenti ma viene impiegato un elettrodo con materiale diverso. Ciò che è differente è l'agente protettivo usato. La saldatura GTAW ( Gas Tungsten Arc Welding ) utilizza un gas di protezione inerte per proteggere l'area di saldatura dai contaminanti.

Saldatrici a inverter

Le saldatrici a inverter sono una categoria trasversale alle precedenti, perché l'attributo "ad inverter" non si riferisce al tipo di arco elettrico creato o al materiale usato per la saldatura, ma alla tecnologia elettrica che viene impiegata per generare la corrente di saldatura. L'inverter appunto, che è un dispositivo in grado di modulare la frequenza della corrente in uscita dai suoi morsetti .

Gli inverter infatti, rispetto ai trasformatori tradizionali, permettono un ingombro molto inferiore a parità di potenza e prestazioni molto più elevate. La saldatura infatti avviene con frequenze elevate, anche dell'ordine delle migliaia di Hertz ( da 1kHz a 100kHz ).

Come scegliere la saldatrice elettrica

La chiave per selezionare la saldatrice è scegliere quella migliore per le specifiche esigenze di saldatura. La prima selezione da attuare è scegliere tra una saldatrice elettrica monofase o trifase.

A seconda dell'utilizzo bisognerà scegliere la saldatrice elettrica anche a seconda della potenza. In commercio ne esistono di diversi tipi ovvero:

  • da 150 a 200 Ampère: eccellente per lavori leggeri e medi; è la saldatrice ideale per l'hobbista;
  • da 250 a 300 Ampère: viene generalmente utilizzata per la saldatura generali (manutenzione, riparazioni, ecc.) e lavori di produzione media. È considerata una saldatrice per uso professionale;
  • da 400 a 600 Ampère: è usato per lavori pesanti. Di solito viene utilizzato per saldare strutture, parti pesanti di macchinari, serbatoi, tubi, ecc. È considerata una saldatrice per uso industriale.

Altra caratteristica da valutare è la dimensione dell'elettrodo. Questa è correlata alla potenza del saldatore, ovvero maggiore è la potenza del saldatore, maggiore sarà il diametro dell'elettrodo che è possibile utilizzare.

Anche il porta elettrodo è degno di nota durante la scelta. Il porta elettrodo è il morsetto utilizzato per afferrare l'elettrodo e guidarlo durante la saldatura. Il porta elettrodo dovrebbe essere leggero e pratico per espellere facilmente l'elettrodo usato e inserirne uno nuovo. Gli standard di sicurezza impongono che debba essere elettricamente isolato.
Sarebbe importante, al momento dell'acquisto di una saldatrice elettrica, verificare che abbia una protezione termica. Questa consentirà di proteggere l'attrezzatura dal calore generato dalla saldatura e dal passaggio di corrente.

Le ruote e la maniglia di trasporto faciliteranno il trasferimento del saldatore.

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